Viaggi studio 2026: cambia il paradigma delle famiglie. Qualità, tutele e nuove rotte verso l’Asia

L’ultimo Osservatorio ASTOI Confindustria Viaggi scatta la fotografia di un mercato in profonda evoluzione: tiene l’High School, flettono le vacanze estive, cresce l’interesse per l’Italia e il fascino dell’Oriente.

Il mondo dei viaggi studio non è più lo stesso. O meglio, a cambiare non è l’importanza attribuita a questa esperienza formativa, considerata ormai un tassello imprescindibile per la crescita dei ragazzi, ma il modo in cui le famiglie scelgono di investirvi. A delineare questo nuovo scenario è l’Osservatorio ASTOI Confindustria Viaggi, che traccia le rotte del comparto Education per il 2026, mettendo in luce un mercato più consapevole, selettivo e attento alla solidità dell’operatore.

High School: l’anno all’estero è un investimento “di sistema”

Nonostante le turbolenze geopolitiche ed economiche, l’High School si conferma l’asset più solido del settore. Le famiglie non cercano più solo il “posto” in una scuola straniera: cercano un progetto di vita. La stabilità della domanda rispetto all’anno precedente dimostra che il trimestre, il semestre o l’anno scolastico all’estero sono percepiti come un investimento strategico sul futuro del figlio.

Il mercato si è fatto esigente: i genitori oggi mettono al primo posto la solidità dell’organizzatore, l’assistenza capillare sul territorio, la qualità delle famiglie ospitanti e le garanzie contrattuali. Accanto ai classici Irlanda, Regno Unito e Spagna, e ai “must” oltreoceano come Stati Uniti e Canada, si fa strada una nuova geografia dei desideri: l’Asia irrompe con forza nelle preferenze, con Giappone e Corea del Sud che diventano le nuove mete del momento per ragazzi sempre più orientati a contesti culturali inediti.

Vacanze studio: la qualità vince sulla quantità

Se l’High School tiene, il segmento delle vacanze studio estive registra nel 2026 una frenata fisiologica, con una flessione media del 10%. Il motivo? Un mix tra rincari dei costi e una maggiore prudenza delle famiglie, che preferiscono ridurre la durata o scegliere mete più vicine e percepite come “sicure” piuttosto che rinunciare alla qualità.

La vera rivoluzione è nel contenuto. Non basta più la sola lezione di lingua: i programmi più richiesti sono quelli che mixano apprendimento e “soft skills”. Coding, public speaking, leadership, sostenibilità e discipline STEM diventano il cuore pulsante dei soggiorni, trasformando la vacanza studio in un’esperienza di orientamento professionale a tutto tondo.

Il “fenomeno Italia”: un mercato in crescita

In controtendenza rispetto all’estero, i soggiorni studio in Italia volano con una crescita stimata del 7,6%. Per la fascia d’età tra gli 8 e i 13 anni, il Bel Paese si conferma la palestra ideale per la prima vera esperienza di autonomia. Puglia, Sardegna e Sicilia, seguite da Lazio, Emilia-Romagna e Trentino, si confermano le culle di questo turismo formativo di prossimità, dove il rapporto costi-benefici e la sicurezza del contesto giocano a favore dei player nazionali.

Pier Ezhaya (ASTOI): «Scegliere l’affidabilità è l’unica via»

“Oggi le famiglie non scelgono soltanto una destinazione, scelgono un progetto educativo”, spiega Pier Ezhaya, Presidente di ASTOI Confindustria Viaggi. “Questa è l’evoluzione che rende il segmento Education una delle verticali più complesse e specialistiche del turismo organizzato. Un viaggio studio richiede una struttura solida, capace di garantire assistenza prima, durante e dopo la partenza. In un contesto internazionale ancora complesso, la domanda di qualità non è più un optional, ma un prerequisito fondamentale. I dati ci confermano che le famiglie non smettono di credere in questo investimento, ma chiedono operatori in grado di offrire, oltre alla didattica, tutele concrete e affidabilità senza compromessi”.

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