Il turismo extralberghiero si prepara a tornare al centro del confronto nazionale con la quarta edizione del Vivere di Turismo Festival, in programma il 17 e 18 novembre 2026 al Palacongressi di Rimini. Il tema scelto per quest’anno è “Generiamo impatto”, una formula che sintetizza l’obiettivo di portare il dibattito oltre la capacità delle strutture di produrre reddito, per concentrarsi sul valore che l’ospitalità può generare per i territori e le comunità.
L’appuntamento, organizzato da Vivere di Turismo Srl Società Benefit, punta a riunire oltre 3.000 partecipanti, più di 140 relatori e oltre 150 appuntamenti tra speech, workshop e casi di studio. Il pubblico comprende host, property manager, gestori di B&B, agriturismi e case vacanza, insieme a consulenti, destination manager, cooperative di comunità e amministratori locali.
La presentazione dell’edizione 2026 si è svolta a Milano, dove Danilo Beltrante e Gwendoline Brieux hanno illustrato la filosofia del Festival e le principali novità del programma.
Dall’ospitalità all’impatto
Il concetto di “impatto” rappresenta il filo conduttore dell’edizione 2026. Per gli organizzatori, l’attività turistica può essere interpretata come uno strumento attraverso il quale mettere in circolo valore economico, sociale, culturale e ambientale.
«Pensiamo che questo modo di fare, oltre che essere bello, sia anche generativo, cioè guardi al territorio cercando di lasciare qualcosa che possa resistere dopo il nostro impatto», ha spiegato Danilo Beltrante, founder del Vivere di Turismo Festival, durante la conferenza stampa.
L’obiettivo dichiarato è superare una visione dell’ospitalità legata esclusivamente alla gestione dell’immobile e alla redditività della singola attività. L’alloggio diventa parte di un sistema più ampio nel quale rientrano ristorazione, commercio, cultura, artigianato, servizi e relazioni con la comunità locale.
«Il turismo è un settore incredibile che permette di occuparsi degli altri mentre facciamo il nostro interesse», ha aggiunto Beltrante. «Possiamo occuparci degli immobili, della valorizzazione economica delle nostre aziende e delle nostre attività, ma allo stesso tempo includere nel nostro ragionamento tutto l’indotto e la comunità che ci circonda».
Il tema viene affrontato anche nella prospettiva della continuità tra passato e futuro. Secondo Beltrante, chi opera nel turismo beneficia di un patrimonio costruito nel tempo da comunità, imprese e generazioni precedenti e può quindi contribuire a mantenerlo vivo.
«Se iniziamo a guardare questo settore come uno strumento di miglioramento del nostro territorio, della nostra comunità e come uno strumento di crescita e di investimento per il futuro, questo può diventare una visione e non solamente un lavoro, un affittare un appartamento o un dare un pasto a un avventore», ha sottolineato.
La dimensione collettiva è centrale. Una singola struttura può avere un impatto limitato, mentre migliaia di operatori che adottano comportamenti orientati allo sviluppo del territorio possono produrre effetti più significativi.
Un settore che cerca una propria identità
Il tema dell’impatto nasce anche dalla volontà di affrontare il rapporto tra extralberghiero e territorio attraverso dati e strumenti di analisi. Beltrante ha ricordato come il settore sia stato a lungo rappresentato attraverso una serie di criticità, dal rapporto con il mercato residenziale allo spopolamento dei centri storici, fino alla trasformazione delle attività commerciali.
«L’extralberghiero, da quando è nato, è sempre stato visto come un settore secondario, poco organizzato, improvvisato», ha osservato. «Ci siamo chiesti: anziché difenderci, cerchiamo una nostra strada. Pensiamo a noi e a quello che vogliamo, piuttosto che difenderci».
Da qui nasce la scelta di commissionare all’Università degli Studi di Firenze, sotto il coordinamento della professoressa Lucia Varra, una ricerca dedicata all’impatto socioeconomico e sociale dell’ospitalità extralberghiera sui territori.
L’indagine ha coinvolto le imprese della community del Vivere di Turismo Festival e analizza diversi aspetti dell’attività degli operatori: rapporti con fornitori e professionisti locali, promozione delle realtà produttive del territorio, collaborazione con associazioni e cooperative sociali, capitale umano, presenza femminile nei ruoli di responsabilità, accessibilità, mobilità sostenibile e pratiche ambientali.
Lo studio prende in considerazione anche il rapporto tra strutture e comunità, attraverso eventi rivolti ai residenti, iniziative di inclusione e partenariati tra soggetti pubblici e privati. I risultati completi saranno presentati durante il Festival di Rimini.
«Volevamo dati oggettivi che potessero trovare il valore del nostro settore», ha spiegato Beltrante. «La ricerca rappresenta il nostro settore visto non all’interno di una dinamica di tutti contro tutti, di sopravvivenza economica e di individualismo, ma come agente di cambiamento e di sviluppo di un territorio».
L’obiettivo, secondo il founder del Festival, è utilizzare questi dati come base per ragionare sul futuro. «Se sono consapevole della mia forza e dell’impatto che sto già generando attraverso le scelte che sto facendo, posso determinare ciò che voglio fare nei prossimi cinque anni per generare un impatto che desidero».
Formazione e professionalizzazione
La crescita dell’extralberghiero porta con sé anche una crescente esigenza di formazione. Una delle caratteristiche del comparto è infatti la presenza di migliaia di piccole attività, spesso lontane dai percorsi strutturati di aggiornamento tipici delle imprese più grandi.
Il Festival dedica quindi una parte consistente del programma alla formazione, con dieci aree tematiche e sale dedicate a revenue management, operation, marketing, tecnologia, intelligenza artificiale, sostenibilità, accessibilità, normativa e fiscalità.
Per Gwendoline Brieux, direttrice della Vivere di Turismo Business School, la formazione rappresenta uno degli elementi centrali del progetto.
«Per noi è molto importante poter portare le persone ad avere consapevolezza di quanto sia importante formarsi e fare questo mestiere in modo professionale, prendendosi cura di tantissimi aspetti», ha spiegato durante la conferenza stampa.
La trasformazione dell’attività extralberghiera richiede infatti competenze sempre più diversificate. «Anche se abbiamo solo una casa, siamo a capo di una piccola azienda, volente o nolente. Questa è la realtà e quindi dobbiamo fare attenzione a tante cose».
La formazione proposta dal Festival spazia dagli aspetti più operativi alle competenze manageriali. La Property Hall sarà dedicata alla gestione delle proprietà, mentre la sala Operation affronterà gli strumenti pratici per ridurre gli errori nella gestione quotidiana. La sala Digital & AI sarà dedicata alle tecnologie e all’intelligenza artificiale applicata al settore. Al centro della programmazione ci sarà anche la Impact Hall, dedicata al rapporto tra ospitalità e territorio.
«Quando parliamo di impatto, per noi viene dopo l’impatto sociale, culturale, di comunità, delle persone, perché per noi sono sempre le persone al centro», ha spiegato Brieux.
Il Festival come luogo di incontro
La crescita del Vivere di Turismo Festival è stata significativa rispetto alla prima edizione. Brieux ha ricordato come quattro anni fa i partecipanti fossero circa 300, mentre per l’edizione 2026 sono attese oltre 3.000 persone. La dimensione della community è diventata quindi parte integrante dell’evento.
«Vediamo persone che sono felici di stare insieme, che si ritrovano, persone che approdano al Festival come un posto dove ritrovano quasi vecchi amici di famiglia», ha raccontato Brieux. «Sentono che possono essere loro stessi, con i propri valori e con i propri limiti, e che saranno sempre accettati».
Per gli organizzatori, questa componente rappresenta una delle caratteristiche distintive dell’appuntamento di Rimini. La formazione si accompagna al confronto tra operatori, alla condivisione di esperienze e alla costruzione di relazioni professionali.
Il Festival ospiterà inoltre un’area espositiva con oltre 60 aziende del comparto. Gli interventi delle sale formative saranno registrati in alta definizione e messi successivamente a disposizione dei partecipanti. È prevista anche una ludoteca gratuita per bambini dai 3 ai 9 anni, pensata per agevolare la partecipazione degli operatori che gestiscono un’attività familiare.
Il primo Meetup nazionale delle Community Airbnb
Tra le novità dell’edizione 2026 c’è il primo Meetup Nazionale delle Community Airbnb, che riunirà per la prima volta in un unico appuntamento le community territoriali di host. Il progetto nasce dalla presenza di numerose community locali e dalla volontà di creare un momento di confronto nazionale. Durante la presentazione, Claudia Pattarini ha ricordato che le community sono attive su tutto il territorio italiano e rappresentano uno spazio di collaborazione tra operatori.
Il meetup affronterà temi legati alla collaborazione, alla solidarietà, alla condivisione di esperienze e alle iniziative sviluppate dagli host insieme alle amministrazioni pubbliche e alle associazioni locali. La scelta di inserire l’appuntamento all’interno del Festival riflette la centralità attribuita alla dimensione comunitaria nell’edizione 2026.
Il Forum Nazionale della Tornanza
Il secondo giorno del Festival sarà inoltre dedicato al II Forum Nazionale della Tornanza, organizzato intorno al tema “Dal turismo all’economia relazionale: un nuovo paradigma per lo sviluppo dei territori”. La Tornanza mette al centro le persone che hanno lasciato il proprio territorio e successivamente scelgono di tornarvi, contribuendo alla sua trasformazione economica e sociale.
Sono previsti dieci panel con istituzioni, imprese, università e ricercatori. Il confronto partirà dal turismo per allargarsi al ruolo delle relazioni nella capacità di un territorio di attrarre investimenti, generare nuove imprese e creare condizioni per restare o tornare.
Johanna van Gogh-Bonger come simbolo dell’edizione
L’icona scelta per l’edizione 2026 è Johanna van Gogh-Bonger, cognata di Vincent van Gogh. La sua storia viene utilizzata dagli organizzatori come metafora del ruolo che gli operatori turistici possono svolgere nella valorizzazione di un patrimonio già esistente.
Rimasta vedova e con un patrimonio artistico che all’epoca non aveva ancora ricevuto il riconoscimento che avrebbe ottenuto negli anni successivi, van Gogh-Bonger lavorò alla valorizzazione delle opere di Vincent van Gogh.
«Ci siamo lasciati ispirare dalla storia di Johanna van Gogh-Bonger», ha raccontato Brieux. «Con coraggio e con tanti valori che vedo messi in campo dagli operatori turistici ogni giorno, si è rimboccata le maniche, ha trovato quello che aveva e ha iniziato a valorizzarlo».
Per Brieux il parallelismo con l’attività turistica riguarda soprattutto la capacità di riconoscere il valore di un patrimonio spesso dato per scontato.
«Nel territorio italiano c’è una storia, c’è una ricchezza incredibile che spesso siamo i primi a non vedere più perché la vediamo tutta», ha affermato. «Da francese vi posso assicurare che non c’è niente di così ovvio da dare per scontato».
L’operatore turistico diventa così anche un intermediario culturale. Attraverso l’ospitalità può raccontare luoghi, tradizioni e storie locali, contribuendo a mantenere vivo un patrimonio che rischia altrimenti di essere percepito come ordinario.
Dall’ospitalità alla responsabilità territoriale
La quarta edizione del Vivere di Turismo Festival arriva quindi in una fase in cui l’extralberghiero ha raggiunto una dimensione rilevante all’interno del sistema turistico italiano. Secondo i dati riportati dagli organizzatori, nel 2025 l’extralberghiero rappresentava il 95,5% degli esercizi ricettivi italiani, oltre il 60% dei posti letto e circa il 46% delle presenze turistiche.
Il Festival sceglie di affrontare questa crescita da una prospettiva precisa: interrogarsi su quale tipo di sviluppo possa accompagnarla.
«Una singola struttura che sceglie un produttore locale probabilmente non cambia un territorio. Mille strutture che lo fanno iniziano a creare un mercato», ha sottolineato Beltrante. «Generare impatto significa creare le condizioni perché migliaia di piccole azioni vadano nella stessa direzione».
È questa la prospettiva che farà da filo conduttore alle due giornate di Rimini: trasformare la crescita quantitativa dell’extralberghiero in una riflessione sulla qualità del suo rapporto con i territori, sulle competenze degli operatori e sulla capacità delle singole imprese di contribuire a un ecosistema turistico più ampio.
Il Vivere di Turismo Festival si terrà il 17 e 18 novembre 2026 al Palacongressi di Rimini. L’organizzazione è affidata a Vivere di Turismo Srl Società Benefit, attiva dal 2014 nella diffusione di una cultura dell’ospitalità extralberghiera professionale e consapevole. Dal 2024 la società opera come Società Benefit. L’edizione 2026 vede inoltre Italian Travel Press, associazione dei giornalisti di viaggio, come partner.

