Oltre una persona su tre non si sente sicura mentre attende l’autobus in un’autostazione italiana. È uno dei principali dati emersi da un’indagine realizzata da FlixBus tra giugno e agosto 2026, attraverso un questionario compilato da 871 persone residenti in oltre 120 città. La sicurezza percepita nelle autostazioni raggiunge una valutazione media nazionale di 5,7 punti su 10.
Il dato è stato presentato il 2 ottobre alla Camera dei Deputati, nell’ambito del Piano Nazionale per le Autostazioni, iniziativa promossa da FlixBus insieme a esponenti della Camera e del Ministero dei Trasporti, Autorità di Regolazione dei Trasporti, ANAV, ANCI e Unione Nazionale dei Consumatori. Il progetto punta a portare il tema delle autostazioni al centro del dibattito sulla mobilità nazionale, anche in vista della prossima Legge di Bilancio.
Al centro dell’iniziativa c’è un Manifesto per un Piano delle Autostazioni Italiane, che individua otto proposte per la riqualificazione delle strutture esistenti e per la progettazione dei futuri terminal. L’obiettivo indicato dai promotori è ridurre il divario infrastrutturale rispetto agli standard europei e riconoscere alle autostazioni un ruolo più centrale nel sistema della mobilità.

Sicurezza e servizi ancora insufficienti
La sicurezza rappresenta una delle principali criticità rilevate dall’indagine. Il dato medio nazionale di 5,7 su 10 scende ulteriormente in alcune delle principali autostazioni italiane. A Milano Lampugnano la sicurezza è indicata come una priorità dal 63% dei partecipanti all’indagine e la valutazione media è di 4,7 su 10. A Genova Fanti d’Italia, dove il tema dell’insicurezza è segnalato dal 50% degli intervistati, il punteggio si ferma a 4,9.
La criticità più frequentemente indicata riguarda però l’assenza di spazi adeguati per l’attesa. Il 45% degli intervistati segnala la mancanza di luoghi attrezzati, come panche e sale d’attesa. Tra le carenze vengono inoltre citate l’assenza di punti di ristorazione e di servizi igienici, problemi particolarmente rilevanti per i passeggeri che devono trascorrere periodi prolungati nei terminal durante le coincidenze. Markdown incollato
Secondo il documento presentato alla Camera, le condizioni delle autostazioni italiane evidenziano un divario rispetto alle stazioni ferroviarie e agli aeroporti. Il riferimento è anche a una ricerca del professor Andrea Giuricin sulle autostazioni italiane ed europee, dalla quale emergerebbero differenze in termini di sicurezza, efficienza e accessibilità. Per colmare questo divario, il piano quantifica in 300 milioni di euro il fabbisogno di intervento strutturale.
Le otto proposte per le autostazioni
Il Manifesto propone innanzitutto di definire giuridicamente l’autostazione, introducendo una disciplina normativa univoca che ne riconosca il ruolo all’interno del sistema della mobilità nazionale.
Tra le proposte figura inoltre l’obbligo di realizzare autostazioni nei comuni di grandi e medie dimensioni e di prevedere fermate attrezzate nei centri più piccoli. L’obiettivo è rafforzare la connettività territoriale e favorire l’interscambio tra diverse modalità di trasporto.
Il documento individua poi alcuni standard minimi nazionali relativi a sicurezza, accessibilità e servizi. La richiesta nasce dalla crescente domanda di trasporto su gomma e dalla necessità di adeguare i terminal alle esigenze dei passeggeri.
Un ulteriore capitolo riguarda l’evoluzione tecnologica. Le autostazioni dovranno essere preparate alla transizione energetica e all’introduzione delle nuove tecnologie, mentre i sistemi di informazione al passeggero dovranno essere aggiornati per rendere più semplice l’accesso alle informazioni sui servizi di trasporto.
FlixBus: il trasporto su gomma è una componente della mobilità italiana
Cesare Neglia, Vice President Europe West di Flix e Managing Director di FlixBus Italia, ha sottolineato la crescita della domanda di trasporto in autobus. Secondo i dati forniti dalla società, dal lancio di FlixBus sono stati oltre 50 milioni i passeggeri trasportati in Italia. La società evidenzia inoltre come la propria offerta abbia registrato una domanda significativa anche sulle rotte già servite dal trasporto ferroviario.
Il tema delle infrastrutture viene quindi collegato alla trasformazione della mobilità nazionale. Per i promotori del piano, le autostazioni devono essere considerate all’interno della stessa strategia infrastrutturale che riguarda gli altri nodi del trasporto collettivo.
Il ruolo del partenariato pubblico-privato
Il Piano Nazionale per le Autostazioni nasce da un confronto tra operatori privati, associazioni di categoria, enti locali, autorità di regolazione e rappresentanti dei consumatori. Tra i soggetti coinvolti figurano ANAV, ANCI, ART e UNC.
Serena Lancione, presidente di ANAV, ha evidenziato la crescita del trasporto con autobus a media e lunga percorrenza. Secondo i dati citati dall’associazione, in poco più di dieci anni i chilometri di linea percorsi sono aumentati del 135%, mentre il settore vale circa 550 milioni di euro. La crescita ha rafforzato i collegamenti tra grandi città, territori periferici e aree meno servite, rendendo secondo ANAV necessario un adeguamento delle infrastrutture di interscambio
Il Manifesto punta quindi alla costruzione di un partenariato pubblico-privato stabile, con un coordinamento tra istituzioni e imprese finalizzato alla definizione di un quadro normativo e regolatorio e a un programma di investimenti pluriennali. L’obiettivo dichiarato è trasformare le autostazioni in infrastrutture più sicure, accessibili, intermodali e sostenibili.
Il tema riguarda anche le condizioni di lavoro degli autisti. Salvatore Deidda, presidente della IX Commissione Trasporti della Camera, ha collegato la qualità delle autostazioni e delle aree di sosta alla capacità del Paese di attrarre e trattenere autisti professionisti, chiedendo un approccio coordinato a livello nazionale.
Andrea Casu, vicepresidente della stessa Commissione, ha richiamato invece la necessità di una visione organica delle diverse realtà territoriali, con l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze, migliorare sicurezza e accessibilità e rafforzare l’integrazione tra autostazioni, trasporto pubblico e altri nodi della mobilità.


