L’ospitalità diffusa continua a rafforzare il proprio peso nell’economia turistica italiana, soprattutto nei piccoli centri. Secondo il primo Osservatorio sul turismo diffuso in Italia presentato da Airbnb e dal gruppo di ricerca TEHA, nel 2025 la piattaforma avrebbe generato un impatto economico complessivo di 836 milioni di euro nei comuni con meno di 30 mila abitanti, sostenendo circa 4.600 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno.
I dati sono stati illustrati a Tivoli, nella cornice di Villa Gregoriana, durante l’incontro “Turismo diffuso: distribuire i flussi, moltiplicare il lavoro”. Nell’occasione Airbnb ha annunciato anche una donazione di 1,5 milioni di euro in tre anni all’Associazione Nazionale Comuni Italiani, destinata a un fondo per sostenere lo sviluppo turistico e la valorizzazione del patrimonio rurale dei piccoli e medi comuni italiani.
Secondo lo studio, il turismo italiano continua a essere fortemente concentrato nelle principali destinazioni. I primi venti comuni del Paese attirano il 32% dei visitatori nazionali, mentre gran parte del patrimonio culturale, paesaggistico e gastronomico è distribuito in migliaia di piccoli centri che spesso soffrono di una cronica carenza di strutture ricettive.
L’analisi evidenzia come i comuni sotto i 30 mila abitanti rappresentino il 96% delle amministrazioni italiane e custodiscano una quota significativa delle eccellenze nazionali: l’80% dei comuni collegati a siti UNESCO, il 64% dei musei, il 67% dei parchi archeologici e il 73% dei ristoranti stellati Michelin si trovano infatti in queste aree.
Il limite principale resta però la disponibilità di posti letto. Solo la metà dei piccoli comuni dispone di almeno un hotel, mentre l’offerta di ospitalità extra alberghiera è presente nel 75% di questi territori. In circa un terzo dei casi rappresenta addirittura l’unica possibilità di pernottamento per i visitatori.
Lo studio segnala in particolare 688 comunità italiane che ospitano attrazioni di rilievo, come siti UNESCO, borghi storici, musei, parchi archeologici o ristoranti stellati, dove gli alloggi disponibili tramite Airbnb costituiscono l’unica opzione ricettiva presente. Senza questa offerta, sostengono gli autori della ricerca, molte destinazioni avrebbero difficoltà ad attrarre visitatori con pernottamento e a beneficiare delle relative ricadute economiche.
Nel corso del 2025, Airbnb avrebbe generato in questi territori circa 250 mila pernottamenti e oltre 60 mila arrivi, di cui circa 50 mila provenienti dall’estero. Complessivamente gli ospiti hanno prodotto una spesa diretta di 346 milioni di euro: 143 milioni sono stati destinati alla ristorazione, 100 milioni allo shopping e 61 milioni ai trasporti. Gli effetti indiretti e indotti portano il valore economico totale a 836 milioni di euro.
Sul fronte della domanda internazionale, il rapporto evidenzia come il 79% degli arrivi Airbnb nei piccoli comuni sia costituito da turisti stranieri, una quota superiore di 26 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Per Airbnb questo dato dimostra il ruolo crescente della piattaforma come canale di accesso all’Italia meno conosciuta, quella dei borghi e delle destinazioni lontane dai grandi flussi urbani.
“Il turismo, se ben distribuito, è uno degli strumenti più potenti per lo sviluppo locale”, ha dichiarato Matteo Sarzana. “Il nostro supporto pluriennale ad ANCI rappresenta un passo concreto in questa direzione e il nostro impegno è continuare a investire in un turismo sostenibile e diffuso”.
Per Gaetano Manfredi, il turismo diffuso può rappresentare anche una risposta allo spopolamento delle aree interne. “Dove la ricettività tradizionale manca, l’home sharing può trasformare il patrimonio storico in economia reale, creando lavoro e sostenendo comunità e microimprese locali”.
L’Osservatorio sottolinea infine che circa il 21% dei Borghi più belli d’Italia, il 20% dei comuni affiliati all’UNESCO e il 19% delle località insignite della Bandiera Arancione risultano raggiungibili per i pernottamenti esclusivamente attraverso l’offerta Airbnb, un dato che, secondo TEHA, conferma il ruolo complementare dell’ospitalità diffusa rispetto alle strutture alberghiere tradizionali.

