Garlasco, non solo delitti: il gioiello nascosto della Lomellina tra fede, natura e sapori autentici

santuario bozzola garlasco

Garlasco, comune di circa 9.700 abitanti in provincia di Pavia, è una perla della Lomellina centro-orientale, una terra di risaie infinite, canali irrigui e paesaggi pianeggianti che si estendono tra il Ticino e il Terdoppio, tristemente famoso per un delitto che negli anni ha ingiustamente oscurato il suo potenziale turistico. Situato a pochi chilometri dal Parco Lombardo della Valle del Ticino, il borgo rappresenta una meta turistica versatile: meta di pellegrinaggi religiosi grazie al celebre Santuario della Madonna della Bozzola, scrigno di storia medievale e rinascimentale, oasi naturalistica per gli amanti del birdwatching e del turismo slow, e paradiso enogastronomico per chi vuole scoprire i tesori del riso lombardo. Non a caso, negli anni Sessanta è stata soprannominata “Las Vegas della Lomellina” (o della Lombardia) per la vivace vita notturna e i grandi complessi di divertimento che attiravano giovani da tutta la regione. Oggi Garlasco coniuga tradizione e modernità, perfetta per una gita da Pavia (20-25 minuti in auto), Vigevano o Milano (circa 40-50 km), o come tappa della Via Francigena.

Un tuffo nella storia: dalle origini antiche al Medioevo

Le radici di Garlasco affondano nell’età del Bronzo e del Ferro (intorno all’800 a.C.), come testimoniano i reperti archeologici e una probabile necropoli gallica. Il toponimo stesso potrebbe derivare da radici celtiche o germaniche legate a pratiche di incinerazione. Citato per la prima volta nel X secolo, nel 981 fu donato dall’imperatore Ottone II al monastero di San Salvatore di Pavia. Nel XII secolo entrò nei domini pavesi come podesteria; nel 1356 fu assediata e conquistata dai Visconti. Dal 1436 divenne feudo dei Castiglioni, che lo tennero fino all’abolizione del feudalesimo nel 1797.

Di quel periodo medievale resta il simbolo più visibile: il Torrione, unica testimonianza superstite del castello quattrocentesco (detto Propugnaculum Papiæ), distrutto durante il “Sacco di Garlasco” del 1524 da parte delle truppe veneziane. La torre quadrangolare, restaurata nel Novecento, si erge in Piazza Piccola con merlature e un suggestivo sottopassaggio ad archi.

Il cuore del borgo: Piazza della Repubblica e i tesori architettonici

Il centro storico ruota attorno a Piazza della Repubblica (un tempo Piazza Vittorio Emanuele II), una spaziosa piazza porticata progettata dall’architetto Paolo Angiolini nel 1860, con il Municipio da un lato e la Chiesa Parrocchiale della Beata Vergine Assunta dall’altro. La chiesa, in stile corinzio, fu costruita tra il 1715 e il 1783 su progetto di Gerolamo Regina, con una maestosa cupola (la più alta della Lomellina, 33 metri) e una facciata neoclassica del 1931. All’interno custodisce marmi policromi, un pulpito del 1818, affreschi di Biagio Canevari e un organo Lingiardi del 1896.

Poco distante si trova la Chiesa di San Rocco (1570), voluta dal conte Giovanni Castiglioni per ringraziare lo scampato dalla peste, con affreschi di artisti locali e un campanile di 41 metri. Altre perle sono la barocca Chiesa della Santissima Trinità (fine XVII secolo) e la Cappelletta della Madonna della Neve. Il Teatro Martinetti, costruito intorno al 1830 e riaperto nel 2006 dopo accurati restauri, offre una programmazione ricca di spettacoli, concerti e opere in una sala intima da 250 posti.

Il Santuario della Madonna della Bozzola: cuore spirituale della Lomellina

A soli 2,5 km dal centro, nella frazione omonima, sorge il Santuario della Madonna della Bozzola, la principale attrazione turistica e meta di pellegrinaggi da secoli. La sua origine risale al miracolo del 1465: una tredicenne sordomuta di nome Maria (poi chiamata Maria Benedetta), mentre pascolava gli animali durante un temporale, si rifugiò sotto un’edicola votiva con un affresco della Vergine (dipinto da Agostino da Pavia intorno al 1456 come ex voto). Qui, sopra un cespuglio di biancospino (buslà in dialetto, da cui “Bozzola”), apparve la Madonna in un globo di luce, chiedendo la costruzione di un santuario a protezione della Lomellina e promettendo grazie. La ragazza riacquistò la parola e il messaggio fu accolto dalla comunità.

L’edificio attuale è il frutto di ampliamenti secolari: prima oratorio (1462-1483), poi chiesa con torre campanaria (1662), cupola ottagonale (XVIII secolo), navata prolungata (1860) e facciata neoclassica (1897). Elevato a basilica minore nel 1927, custodisce sull’altare maggiore l’immagine miracolosa. Il campanile (43 m, il più alto del paese) ospita 10 campane. È tappa della Via Francigena e richiama fedeli soprattutto in occasione della Festa della Madonna della Bozzola (lunedì dell’Angelo).

Natura e oasi: il polmone verde della Lomellina

Garlasco non è solo storia e fede: è immersa nel Parco del Ticino, ideale per escursioni a piedi, in bici o in canoa. Imperdibile è l’Oasi LIPU Bosco del Vignolo (frazione Bozzola, circa 25 ettari, parte di un SIC di 260 ettari), nata nel 1998 da un’ex discarica e pista motocross trasformata in bosco con risorgive, fontanili e una ricca biodiversità (ontani neri, uccelli, farfalle). Gestita dalla LIPU con il Parco Ticino, offre un centro visite, sentieri natura e pannelli didattici: paradiso per birdwatchers e famiglie. Nella frazione Cabassa si trova anche una fonte di “acqua miracolosa”, meta di devoti. Il territorio agricolo, con le sue cascine storiche, invita a passeggiate tra risaie e canali.

Gastronomia e eventi: il riso protagonista

La Lomellina è la patria del riso italiano, e Garlasco lo celebra con RisoMania, il festival enogastronomico di giugno (edizione 2026 il 6-7 giugno) con stand, risotti di ogni tipo, showcooking, mercato di prodotti locali, spettacoli e mostre. Un’occasione per assaggiare risotti, salumi, formaggi e vini del territorio in piazza o negli agriturismi.

Altri eventi imperdibili: la Festa Patronale (seconda domenica di settembre), il Settembre Bozzolese (concerti e gastronomia al santuario) e la rievocazione storica “La rinascita del borgo” (giugno, con corteo, contrade e giochi medievali). La “Cena delle Tradizioni” promuove la cucina a km zero.

Per mangiare: agriturismi come Raimondi Cominesi (prodotti propri, vista risaie) o Cascina Barbesina. Ristoranti in centro propongono piatti lomellini classici.

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