Non più solo hotel o appartamenti. Il mercato dell’ospitalità si sta orientando verso modelli ibridi che integrano servizi alberghieri ad unità residenziali, rispondendo a una domanda crescente di durate flessibili – dai soggiorni brevi alle permanenze medio-lunghe – e qualità degli spazi.
Una trasformazione che sta attirando sempre più sviluppatori già in fase progettuale, in uno scenario in forte evoluzione: con circa 476 milioni di presenze nel 2025, l’Italia si conferma seconda in Europa dopo la Spagna (fonte: ISTAT/Eurostat, 2026), il settore pesa per circa il 10,8% del PIL e l’extra-alberghiero è cresciuto del 120% negli ultimi dieci anni (fonte: Patrigest, 2025).
È quanto emerge da un’analisi di Halldis by Vita, storica società italiana di property management le cui origini risalgono al 1986, tra i principali operatori nella gestione e valorizzazione di serviced apartment, acquisita da Castello Sgr nel 2024.
Tuttavia, il mercato resta ancora poco strutturato: le locazioni temporanee generano 41,7 miliardi di euro tra prenotazioni e indotto, ma il 96% degli immobili è ancora gestito da proprietari privati, mentre circa 9,6 milioni di seconde case risultano inutilizzate (fonte: AIGAB, 2025), rappresentando un potenziale rilevante per nuove forme di ospitalità.
In tale quadro si inserisce il modello dei serviced apartment, tra i segmenti più dinamici del settore: il comparto è stimato in oltre €2 miliardi ed è in forte crescita, con un CAGR (tasso annuo composto) superiore al 13% nei prossimi anni (elaborazioni Halldis by Vita su dati Grand View Research 2025), sostenuto dalla domanda corporate e dall’evoluzione delle modalità di soggiorno, tra short stay e medio periodo.
Per i clienti, il modello ibrido supera la logica della camera d’hotel e si avvicina all’abitare temporaneo: con spazi più ampi e flessibili e servizi integrati, si adatta a durate differenziate: più brevi nelle destinazioni turistiche e medio-lunghe nelle città. Dal punto di vista gestionale, consente maggiore flessibilità operativa e minori costi fissi, con una più elevata attenzione all’ospite e una personalizzazione dei servizi. Sul fronte degli investimenti, il modello rappresenta una soluzione in crescita: nel primo semestre 2025 il comparto hospitality in Italia ha superato €1,2 miliardi di investimenti, pari a circa il 24% del totale immobiliare, con prospettive fino al 25% entro il 2027 (fonte: Patrigest, 2025). In questa prospettiva, i modelli ibridi favoriscono flussi di cassa più stabili, maggiore redditività e flessibilità nelle strategie di uscita, oltre a consentire diverse modalità di valorizzazione, dal brand al franchising fino ai contratti di management.
“Stiamo osservando – dichiara Michele Diamantini, CEO di Halldis by Vita – una crescente integrazione di questo modello già in fase progettuale: strutture pensate fin dall’origine per essere flessibili, ma soprattutto gestibili in modo più efficiente e adattabili a usi e durate diverse nel tempo. L’integrazione tra asset e gestione apre a logiche di valorizzazione più evolute, rendendo questi modelli particolarmente interessanti per investitori istituzionali e strategie di medio-lungo periodo.”

