Hotel termali, il Bacino Euganeo traina l’economia locale

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Una filiera fortemente radicata sul territorio, con fornitori vicini, rapporti commerciali duraturi e un impatto economico che va ben oltre l’ospitalità. È il quadro emerso dalla ricerca promossa da Federalberghi Terme Abano Montegrotto e realizzata dal CISET – Centro internazionale di studi sull’economia turistica – in collaborazione con il Research Department di Intesa Sanpaolo. Lo studio fotografa il peso economico del sistema termale euganeo, definendolo un modello territoriale unico nel panorama italiano.

I dati sono stati presentati il 6 maggio al Teatro Congressi Pietro D’Abano, durante l’evento “Il valore aggiunto del termalismo euganeo – la filiera dell’hospitality a confronto”. L’indagine, sostenuta anche dalla Camera di Commercio di Padova e da Confcommercio Padova, ha coinvolto 78 strutture ricettive, pari al 75% del totale degli hotel del comprensorio.

Secondo la ricerca, l’85,9% del valore dei pagamenti verso i fornitori – escluse le utenze – resta all’interno del Veneto. La sola provincia di Padova concentra il 70% dei flussi economici destinati ai fornitori. Seguono Lombardia con il 6,2%, Emilia-Romagna con il 2% e Trentino-Alto Adige con l’1,3%.

Il dato considerato più significativo riguarda la prossimità geografica della filiera: la distanza media dei fornitori è di appena 41 chilometri. Una caratteristica che, secondo gli autori dello studio, distingue il sistema termale euganeo da altri ecosistemi produttivi italiani, come i distretti industriali, dove la distanza media delle forniture supera spesso i 100 chilometri.

Federica Montaguti ed Erica Mingotto del CISET parlano di un “indotto di corto raggio”, fortemente concentrato sui territori di Abano Terme e Montegrotto Terme e sui comuni limitrofi del Bacino Euganeo. Anna Maria Moressa, economista di Intesa Sanpaolo che ha curato la mappatura della filiera, sottolinea come questa configurazione rappresenti un elemento di unicità nel panorama economico nazionale.

Lo studio evidenzia anche la stabilità dei rapporti commerciali. Quasi un terzo delle forniture rientra infatti in relazioni consolidate: il 12,3% riguarda rapporti strategici attivi da oltre sei anni, mentre il 19,5% fa riferimento a collaborazioni abituali comprese tra quattro e sei anni. Nei beni e servizi legati all’accoglienza la quota supera il 22%.

«Gli hotel del bacino termale euganeo non sono realtà isolate, ma veri motori di sviluppo locale», ha dichiarato Walter Poli, presidente di Federalberghi Terme Abano Montegrotto. «La capacità di attivare una filiera così radicata significa generare valore non solo per le imprese alberghiere, ma per un’ampia rete di attività che va dall’agroalimentare ai servizi, dall’artigianato alla manutenzione».

Il sistema termale euganeo conta 103 hotel, con una media di 169 posti letto per struttura e circa 17mila posti letto complessivi. Attorno a queste strutture ruota una rete articolata di imprese locali che contribuisce a sostenere un comparto da circa 400 milioni di euro di fatturato annuo e 3 milioni di presenze turistiche.

Secondo Poli, i dati raccolti dovrebbero diventare la base per un piano strategico pubblico-privato capace di definire le future azioni di sviluppo della destinazione.

Dal punto di vista economico, la ricerca mostra anche come vengano distribuite le risorse destinate ai fornitori. Circa un terzo dei flussi è assorbito da ristrutturazioni e manutenzioni, spinte soprattutto dagli investimenti realizzati nel post-pandemia e grazie alle opportunità legate al PNRR.

Negli ultimi anni gli hotel hanno investito nel rinnovamento di camere, piscine, reparti cure e spa, con l’obiettivo di adeguare l’offerta all’evoluzione della domanda turistica. Nei 4 e 5 stelle, che rappresentano il 67% dei posti letto dell’area, il 10% degli investimenti strutturali è stato destinato anche alla creazione o ristrutturazione di alloggi per il personale.

Sul fronte delle spese operative, la ristorazione assorbe circa il 50% dei costi, seguita dai servizi per l’accoglienza, come pulizie e manutenzioni, e dagli acquisti legati a consulenze, tecnologia e marketing. Più contenuto il peso delle forniture direttamente collegate alle attività termali e wellness, segno che molte competenze e risorse vengono gestite internamente dalle strutture.

La ricerca evidenzia infatti un ricorso limitato all’outsourcing, con la maggior parte dei servizi organizzata in house dagli hotel.

«Questo studio mette in evidenza la capacità del sistema alberghiero termale euganeo di attivare una filiera economica ampia e profondamente radicata nel territorio», ha spiegato Federica Montaguti, senior researcher del CISET. «Una caratteristica intuibile, ma che grazie a questo lavoro trova una dimostrazione concreta e misurabile».

Anche Intesa Sanpaolo conferma il valore strategico del comparto. Sergio Bava, direttore commerciale imprese Veneto Ovest e Trentino-Alto Adige della banca, ha sottolineato come il termalismo euganeo rappresenti «una leva di sviluppo sostenibile» per il territorio, supportata da investimenti in riqualificazione, efficientamento energetico, innovazione digitale e operazioni di crescita aziendale.

In Veneto, ha ricordato Bava, sono attivi oggi 150 contratti di filiera con oltre 40 fornitori coinvolti, per un volume d’affari complessivo di 19 milioni di euro.

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