Il Diavolo Veste Prada 2: i segreti di Palazzo Parigi, casa milanese di Miranda Priestly

Mentre il sequel de Il Diavolo Veste Prada infiamma le sale cinematografiche, il mondo del turismo di lusso osserva con stupore il “dietro le quinte” di Palazzo Parigi Hotel & Grand Spa, l’indirizzo in Brera che per quasi un mese è diventato il quartier generale segreto di un cast stellare: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, nocnhé l’ospite d’eccezione Lady Gaga.

Tutto è iniziato un anno fa, nell’aprile del 2025. Dopo giorni di sopralluoghi tra i nomi più blasonati dell’hôtellerie milanese, la produzione americana è entrata nella maestosa hall di Palazzo Parigi. Davanti al doppio scalone e alla luce che inonda la veranda sul giardino interno, i dubbi si sono sciolti in un “wow” collettivo.

Dal 27 settembre al 20 ottobre, l’hotel disegnato dall’architetto Paola Giambelli è diventato il “pensatoio creativo” del film. Nonostante la proverbiale riservatezza della struttura, oggi sappiamo che la Presidential Suite è stata la dimora di Meryl Streep (Miranda Priestly), mentre la Royal Suite ha accolto Anne Hathaway (Andy Sachs). Più che semplici camere, sono state vere e proprie “case” dove le attrici sono state protette e coccolate durante l’intenso mese milanese.

La Presidential Suite di Palazzo Parigi

Il ritorno di Miranda: perché proprio Palazzo Parigi?

Nel film, la scelta di Miranda di soggiornare a Palazzo Parigi non è casuale. La pellicola ci mostra una Miranda Priestly che, dopo anni, torna nel quadrilatero della moda per difendere il suo impero editoriale. La produzione cercava un luogo che incarnasse il concetto di “Potere Elegante”: meno freddo di un ufficio moderno, più maestoso di un classico hotel. Con i suoi marmi chiari, le opere d’arte e quell’atmosfera che fonde il gusto francese con il rigore meneghino, Palazzo Parigi è diventato il set naturale perfetto per rappresentare lo status di Miranda nel 2026.

Logistica d’eccellenza: girare senza chiudere l’hotel

L’hotel non ha chiuso nemmeno un giorno, racconta Vogue: mentre centinaia di persone si muovevano per allestire, smontare e coprire, gli ospiti regolari continuavano a godere del trattamento 5 stelle.
Le riprese interne si sono concentrate nella sola giornata del 6 ottobre tra lobby, ascensori, corridoio del bar e ristorante. Nelle altre tre settimane, il set si è spostato nei luoghi simbolo della città tra il Duomo di Milano, l’Accademia di Brera e il Lago di Como.
Una curiosità tecnica per i cinefili è che sebbene gli esterni e le aree comuni siano quelle reali, le scene domestiche “dentro” le suite sono state ricostruite in una villa a Long Island. Nessuna suite di Palazzo Parigi, per quanto enorme, avrebbe potuto ospitare i 200 professionisti della troupe internazionale necessari per ogni inquadratura.

Cosa resta del film: i nuovi “cult” dell’arredo

Il passaggio de Il Diavolo Veste Prada 2 ha lasciato un segno tangibile nel décor dell’albergo. Lo scenografo Sandro Piccarozzi ha lavorato con tale maestria da convincere l’architetto Giambelli a mantenere alcuni pezzi del set:

  1. La Consolle di RobertaeBasta: Una scultura in metallo dorato dalle facce geometriche, oggi posizionata stabilmente nella hall sotto uno dei grandi specchi.
  2. I cuscini Rubelli: Una serie di tessuti dai pattern grafici ruggine e verde bosco che ora decorano la lobby e il giardino d’inverno.

Per i professionisti del turismo e degli eventi, il “fenomeno Palazzo Parigi” sarà un caso di studio magistrale su come il cinema possa elevare un brand alberghiero. Palazzo Parigi ha dimostrato di poter gestire i ritmi frenetici di Hollywood garantendo al contempo la totale privacy dei propri ospiti abituali: un binomio che la rende, oggi più che mai, una location da tenere in considerazione per i lanci di prodotto d’alta gamma a Milano.

Autore

  • giorgia piras tonelli

    Giornalista e autrice freelance, Giorgia Piras Tonelli è nata a Nuoro nel 1994. Cresciuta tra le colline dell’entroterra sardo e il mare di Tortolì, ha sviluppato fin da giovane una passione per il racconto dei territori, delle persone e delle culture locali. Sensibile ai temi dell’inclusione, dell’ambiente e della rigenerazione urbana, è spesso coinvolta in iniziative che promuovono una narrazione più etica e partecipata del viaggio. Ama scrivere all’alba, leggere saggi e graphic novel, e alterna con naturalezza la vivacità milanese alle pause silenziose delle campagne sarde dove torna appena può.

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