La geografia del traffico aereo italiano sta cambiando in modo rapido e selettivo. Nuove basi operative, aeromobili di ultima generazione e rotte mirate stanno ridisegnando le connessioni tra Nord e Sud, rafforzando alcuni scali e riportandone altri al centro delle strategie delle compagnie. Non è una crescita diffusa. È una crescita concentrata, guidata da scelte industriali precise.
A investire sono soprattutto i vettori low cost, che continuano a spostare capacità dove intravedono margini, volumi e continuità. Le basi non sono più solo un presidio operativo. Diventano leve di sviluppo territoriale, con effetti immediati su turismo, accessibilità e mercato alberghiero.
Sicilia, il nuovo baricentro del Mediterraneo
La regione che intercetta il maggior numero di investimenti è la Sicilia. A Palermo torna una base strategica di Wizz Air, con due Airbus A321neo basati e un piano che porta lo scalo a 10 rotte verso 7 Paesi. La compagnia prevede quasi 1 milione di posti in vendita nel 2026, collegando il capoluogo siciliano a grandi bacini nazionali come Milano Malpensa, Bologna, Venezia e Torino, ma anche a mercati internazionali come Tel Aviv e Sharm el-Sheikh.
Catania non resta indietro. Dal 2026 arriva un terzo aeromobile basato, accompagnato da nuove rotte verso l’area balcanica, tra cui Tirana e Podgorica. Un segnale chiaro di come la Sicilia venga letta come piattaforma mediterranea, non solo come destinazione finale.
Sul versante occidentale dell’isola, torna protagonista Trapani-Marsala. Qui Ryanair riapre una base con due Boeing 737 e un network che arriva a 23 rotte, di cui 11 nuove. I collegamenti spaziano dall’Italia al Centro e Nord Europa, dal Regno Unito alla Scandinavia, riportando Trapani nel radar dei flussi turistici internazionali.
Milano e Roma, il ritorno delle rotte “ibride”
Se la Sicilia cresce sul leisure, Milano e Roma diventano il terreno di una strategia più ibrida, tra turismo e business travel. easyJet ha trasformato Milano Linate in una base operativa stabile, rompendo uno schema storico dello scalo cittadino. Dal 2026 parte anche il primo collegamento domestico easyJet da Linate, verso Brindisi, affiancato da una rete europea pensata per intercettare viaggiatori business e city break di fascia medio-alta.
A Roma Fiumicino la compagnia britannica rafforza ulteriormente la presenza con una nuova base e un aumento di capacità superiore al 30%. Le nuove rotte puntano su grandi hub economici europei come Francoforte, Monaco, Zurigo e Bruxelles, con l’obiettivo di presidiare un traffico corporate che negli ultimi anni era stato parzialmente sacrificato.
Aeroporti medi, crescita selettiva
Non tutte le espansioni passano dalle basi. Alcuni aeroporti crescono grazie a un rafforzamento del network point-to-point. Genova è un caso emblematico. L’operativo estivo 2026 di Ryanair prevede 12 rotte e oltre 90 voli settimanali, collegando lo scalo ligure a destinazioni italiane, britanniche ed europee, oltre alla novità Tirana. Un modello che non crea una base, ma cambia comunque l’accessibilità percepita della destinazione.
Anche Bari e Cagliari beneficiano di nuove rotte internazionali, soprattutto verso Regno Unito e Francia. Collegamenti come Bari–Manchester o Cagliari–Bordeaux e Nizza rafforzano il posizionamento di Puglia e Sardegna su mercati ad alta capacità di spesa, con effetti che vanno oltre la sola stagione estiva.
Cosa raccontano questi numeri
Letti nel loro insieme, gli investimenti mostrano alcune tendenze chiare. Le compagnie puntano su:
- aeroporti in grado di garantire volumi costanti e operatività efficiente
- aeromobili più grandi e più performanti, che rendono sostenibili nuove rotte
- mercati dove turismo leisure, VFR e business travel iniziano a sovrapporsi
La mappa del traffico aereo italiano non si sta semplicemente espandendo. Si sta ricomponendo, premiando alcuni territori e lasciandone altri ai margini. Per destinazioni, operatori turistici ed eventi, capire dove aprono le basi e quali rotte vengono attivate oggi significa anticipare i flussi di domani.
Chi vince e chi perde nel nuovo risiko delle rotte aeree
CHI VINCE
La Sicilia (Palermo, Catania, Trapani)
È la regione che intercetta più investimenti. Basi operative, aeromobili di nuova generazione e un mix di rotte nazionali, europee e mediterranee rafforzano l’accessibilità complessiva dell’isola. Palermo si consolida come porta d’ingresso principale, Catania amplia il raggio verso i Balcani, Trapani rientra nel circuito internazionale dopo anni di marginalità.
Gli aeroporti con domanda mista leisure–business
Scali come Milano Linate e Roma Fiumicino beneficiano di una strategia che incrocia turismo urbano e viaggi di lavoro. Le nuove rotte verso hub europei rendono queste destinazioni più competitive anche sul fronte MICE e corporate, senza dipendere esclusivamente dal traffico leisure stagionale.
I territori collegati direttamente ai mercati UK e Francia
Puglia e Sardegna guadagnano terreno grazie a nuove rotte verso Regno Unito e Francia, mercati caratterizzati da buona capacità di spesa e maggiore destagionalizzazione. Collegamenti come Bari–Manchester o Cagliari–Bordeaux e Nizza rafforzano l’incoming e ampliano la finestra di commercializzazione turistica.
CHI PERDE
Gli aeroporti senza massa critica o incentivi stabili
Gli scali che non riescono a garantire volumi costanti, tempi operativi rapidi o accordi di lungo periodo con le compagnie restano fuori dai piani di sviluppo. In un contesto di capacità selettiva, l’assenza di una strategia condivisa penalizza soprattutto gli aeroporti minori, vedi il caso di Salerno.
Le destinazioni dipendenti da una sola compagnia
La concentrazione del traffico su un unico vettore espone territori e aeroporti a forti rischi e possibilità di ricatto. Un cambio di strategia, una riallocazione di aeromobili o la chiusura di una base possono avere effetti immediati su accessibilità e flussi turistici.
Chi resta fuori dalle nuove direttrici europee e mediterranee
Le rotte che crescono guardano a Nord Europa, Balcani, Medio Oriente e grandi hub business. Le destinazioni che non rientrano in queste direttrici rischiano di perdere visibilità e competitività, soprattutto nel confronto con territori più aggressivi sul piano dell’attrazione di voli.

