Se fossimo in un anno “normale”, oggi, giovedì 5 febbraio, saremmo nel pieno della settimana santa della discografia italiana di Sanremo 2026. Saremmo a commentare la terza serata, gli share e le polemiche. Invece, l’Ariston tace. O meglio, attende. Il 2026 passerà alla storia come l’anno dello slittamento tattico. Per la prima volta dopo decenni, il Festival di Sanremo abdica alla sua classica collocazione di inizio mese per lasciare spazio ai cinque cerchi. Una scelta obbligata, figlia di un calendario intasato e di una logica commerciale ferrea: la Rai non poteva permettersi di cannibalizzare l’audience con la Cerimonia di Apertura di Milano Cortina 2026 (in scena domani, 6 febbraio) e le due settimane di gare successive. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questa edizione “tardiva”, dalle date ufficiali all’impatto economico.
Le date di Sanremo 2026: una staffetta olimpica
Il 76° Festival di Sanremo andrà in scena da martedì 24 a sabato 28 febbraio 2026.
La logica è quella della “staffetta perfetta”: domenica 22 febbraio si spegnerà il braciere olimpico all’Arena di Verona. Lunedì 23 sarà il giorno di “decompressione” (e di trasloco per le troupe Rai) e martedì 24 si accenderanno le luci in Riviera.
Non è solo cortesia istituzionale: evitare la sovrapposizione significa massimizzare la raccolta pubblicitaria su entrambi gli eventi, creando di fatto un “febbraio d’oro” per la televisione di Stato che monopolizzerà l’attenzione mediatica per 28 giorni consecutivi.
Hotel: la tariffa “dinamica” impazzita
Se lo slittamento temporale ha salvato l’audience, non ha salvato i portafogli di chi deve andare in Liguria per lavoro o svago. Lo spostamento a fine mese, periodo solitamente più scarico per il turismo rivierasco, ha creato un picco di domanda artificiale che gli albergatori non si sono lasciati sfuggire.
I dati che arrivano dalle piattaforme di booking sono, come da tradizione, al limite del surreale. Già da novembre 2025 si registrava il sold-out per il 90% delle strutture vicine all’Ariston. Le poche camere rimaste viaggiano su cifre che sfidano il senso del pudore: si segnalano richieste fino a 400 euro a notte per strutture a una stella, con rincari che toccano il 250% rispetto alla tariffa media stagionale.
L’indotto stimato per il territorio, tra biglietteria, accoglienza e servizi, punta a superare i 184 milioni di euro. Una cifra monstre che conferma Sanremo non come un evento canoro, ma come una “settimana della moda” prestata alla musica, dove il biglietto da visita è il badge d’ingresso all’Ariston e il prezzo da pagare è un bonifico sostanzioso per un letto a tre chilometri dal teatro.
Un febbraio da record per l’incoming
Per chi si occupa di turismo e trasporti, questo febbraio 2026 è un caso studio interessante. L’Italia si trova a gestire due flussi turistici massicci e consecutivi:
- Prima metà del mese: flusso inbound internazionale verso Lombardia, Veneto e Trentino per le Olimpiadi.
- Ultima settimana: flusso domestico e media-related verso la Liguria per il Festival.
Il risultato è un mese senza “bassa stagione”. Se solitamente le settimane centrali di febbraio vedevano un calo fisiologico (escluse le settimane bianche), quest’anno la tensione sulla filiera ricettiva e dei trasporti sarà costante. Resta l’incognita della logistica: spostare l’intero circo mediatico dalle nevi di Cortina alle palme di Sanremo in 24 ore sarà l’ennesima gara a ostacoli di questo inizio 2026.

