Il sistema delle Ville Venete si conferma un asset economico e culturale di primo piano, capace di generare un valore complessivo superiore ai 630 milioni di euro. È quanto emerge dallo studio “Ville Venete Re-Birth”, realizzato da The European House – Ambrosetti (TEHA) e promosso dall’Associazione Ville Venete, presentato al Castello San Salvatore durante il primo Forum nazionale sul turismo heritage e i patrimoni Unesco.

Il patrimonio analizzato conta 4.243 ville censite tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, costruite tra il XV e il XVIII secolo e oggi diffuse capillarmente sul territorio. Il sistema genera oltre 360 milioni di euro di fatturato e 210 milioni di valore aggiunto diretto. Considerando anche gli effetti indiretti e indotti lungo la filiera economica, il valore aggiunto complessivo raggiunge circa 630 milioni di euro.

Lo studio introduce il concetto di “PIL del bello”, definito come l’integrazione tra patrimonio culturale, territorio e attività produttive. Un modello che evidenzia come la valorizzazione estetica e storica possa tradursi in impatto economico concreto.

Sul piano economico, il dato più significativo è rappresentato dall’effetto moltiplicatore: ogni euro di valore aggiunto generato dalle Ville ne attiva altri due nel resto dell’economia, con un moltiplicatore pari a 3. Un indicatore che riflette il forte radicamento territoriale delle attività connesse, capaci di coinvolgere filiere locali e trattenere valore nei territori.

Anche l’occupazione evidenzia un impatto rilevante. Le Ville Venete impiegano direttamente circa 13.690 addetti, che diventano quasi 29.800 considerando l’indotto. Si tratta in larga parte di occupazione qualificata, legata a restauratori, artigiani, manutentori e professionisti della gestione del patrimonio. Parallelamente, il 57% delle ville attive svolge almeno una funzione sociale, confermando un ruolo che va oltre la dimensione economica.

Nel contesto turistico nazionale, le Ville Venete si inseriscono come leva strategica per contrastare la concentrazione dei flussi. L’Italia ha registrato nel 2025 quasi 480 milioni di presenze, con il Veneto in testa a livello nazionale con circa 73 milioni. Il sistema turistico resta però fortemente polarizzato: il 75% degli arrivi si concentra su appena il 13% del territorio.

La distribuzione delle Ville rappresenta un elemento distintivo. Il 53,6% si trova in comuni con meno di 20.000 abitanti, con una quota significativa anche nei centri sotto i 5.000 e i 2.000 abitanti. Le province con maggiore concentrazione sono Treviso (21%), Vicenza (18%), Verona (18%) e Padova (17%). Questa diffusione consente di intercettare flussi turistici e redistribuirli verso aree meno centrali, contribuendo a ridurre la pressione sulle destinazioni più congestionate.

Nel 2025 le Ville attive sul fronte culturale hanno ospitato 2,8 milioni di visitatori, di cui 1,3 milioni paganti. La componente internazionale si attesta intorno al 20% tra i visitatori paganti e al 25% tra quelli non paganti.

Sul piano produttivo, la componente agricola rappresenta il principale motore economico, con il 60% del fatturato complessivo pari a circa 216 milioni di euro. All’interno di questo segmento, il comparto vitivinicolo ha un ruolo centrale: circa 1.400 ettari di vigneto generano oltre 170 milioni di euro di fatturato, con una forte vocazione all’export che raggiunge il 60% della produzione.

Le Ville Venete confermano così la loro natura originaria di centri produttivi agricoli, oggi integrata con attività legate all’ospitalità, agli eventi e al turismo esperienziale. Un modello che rafforza il posizionamento del Veneto tra le principali destinazioni europee del turismo enogastronomico.

Accanto alle opportunità, lo studio evidenzia alcune criticità. La sostenibilità gestionale resta una delle principali sfide: nel 2025 la manutenzione ordinaria supera in media i 110 mila euro annui, a cui si aggiungono circa 143 mila euro di interventi straordinari nel decennio. A questo si somma la presenza di circa 1.577 ville in stato di abbandono, parziale o totale, che rappresentano un potenziale economico non ancora espresso. Il quadro è ulteriormente complicato dai vincoli di tutela, che interessano l’89% degli immobili, e dalla necessità di rafforzare visibilità e posizionamento del sistema.

“La mappatura consente oggi di superare approcci basati su percezioni e di fondare il posizionamento delle Ville Venete su dati oggettivi”, ha dichiarato Isabella Collalto, presidente dell’Associazione Ville Venete, sottolineando il valore dello studio come strumento operativo per operatori e stakeholder.

Secondo Benedetta Brioschi, partner di TEHA, il turismo culturale e paesaggistico rappresenta la prima tipologia di turismo in Italia, con il 37% delle presenze complessive. In questo contesto, il turismo heritage assume un ruolo centrale e le Ville Venete contribuiscono in modo significativo all’attrattività regionale, offrendo servizi che spaziano dalle visite guidate all’ospitalità, fino alla ristorazione e agli eventi.

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