La città di Barcellona ha deciso di alzare la voce e la pressione fiscale sul settore crocieristico. Il consiglio comunale guidato dal sindaco Jaume Collboni ha approvato una misura drastica per contrastare il fenomeno dell’overtourism: la sovratassa municipale per i passeggeri delle navi che fanno scali brevi in città passerà da 5 a 24 euro. Sommando questa cifra alla tassa regionale catalana (attualmente fissata a 6 euro), il totale per ogni singolo passeggero in transito raggiungerà la quota record di 30 euro a scalo.
Per chi si chiede da quando, trattandosi di un’iniziativa politica appena approvata dalle commissioni comunali, l’entrata in vigore non sarà ovviamente immediata. L’iter richiede un passaggio formale per l’approvazione delle ordinanze fiscali e l’eventuale modifica normativa a livello regionale: di conseguenza, il balzello dovrebbe diventare operativo non prima di fine 2026, più probabile all’inizio del 2027.
Il bersaglio: le visite “mordi e fuggi”
La logica dietro questo provvedimento non è punitive verso il settore turistico in generale, ma mira in modo specifico a un determinato modello di viaggio. Le visite inferiori alle 12 ore creano, secondo le autorità locali, una forte pressione sulle infrastrutture pubbliche, sui trasporti e sui monumenti iconici come la Sagrada Família o la Rambla, generando una ricaduta economica per i commercianti e i ristoratori locali decisamente ridotta rispetto ai soggiorni prolungati.
Non è la prima misura della città catalana contro l’overtourism: per molto tempo la narrazione ufficiale si è accanita quasi esclusivamente sul settore immobiliare, indicando negli affitti brevi e nelle piattaforme tipo Airbnb l’unico demone da esorcizzare,, additate come unico demone responsabile della crisi abitativa e del degrado urbano. Una crociata che ha visto prima la limitazione alle licenze e poi culminata nell’annuncio shock del sindaco Jaume Collboni: la revoca totale e l’azzeramento di tutte le 10.101 licenze di affitto breve entro il 2028, con l’intento dichiarato di restituire quegli appartamenti ai residenti. Ora pensate che 10mila licenza sono circa 20mila turisti al giorno che peraltro pagano un pernottamento. Per arrivare alla stessa cifra bastano tre navi da crociera comtemporaneamente in porto.
La conseguenza è che oggi anche il settore crocieristico finisce ufficialmente sul banco degli imputati, ma la domanda sorge spontanea: portare la spesa di sbarco a 30 euro serve davvero a ridurre i flussi o è solo un’illusione contabile?
Esattamente come accade a Venezia con il suo chiacchierato ticket d’ingresso, o a Roma con la Fontana di Trevi, la sensazione è che l’introduzione di un balzello economico non funzioni affatto come deterrente, ma sia comunque buono per fare cassa.
Se si analizzano i numeri con pragmatismo, la misura mostra subito il suo limite strutturale:
- Il budget della crociera: Una vacanza in nave per una coppia o una famiglia costa facilmente migliaia di euro tra cabina, pacchetti a bordo ed escursioni.
- L’impatto reale dei 30 euro: Di fronte a un investimento di quel tipo, addebitare 30 euro sulla cruise card di bordo non spingerà quasi nessun passeggero a rinunciare alla visita per rimanere a guardare la banchina.
In assenza di una misura per contingentare fisicamente gli accessi o fissare un tetto insuperabile agli sbarchi, la città continuerà a subire l’assalto di decine di migliaia di turisti che si riversano contemporaneamente sulla Rambla e nel Barrio Gótico, con l’unica differenza che le casse comunali incasseranno un lauto profitto.
Questo non significa che la leva finanziaria non possa funzionare, ma per farlo dovrebbe uscire dall’isolamento e coinvolgere altri porti del Mediterraneo. Se Barcellona resta un caso isolato, la tassa sarà solo una gabella passiva subita dal turista.
Come cambiano le regole per i passeggeri
Questa nuova tassa infatti a oggi funzionerebbe così:
- Riscossione automatica: Nessuna fila o pagamento in contanti a terra. L’importo viene prelevato dalla compagnia di navigazione direttamente dal conto di bordo del passeggero quando scansiona la tessera per scendere a terra.
- Nessun costo se si resta a bordo: Chi sceglie di non scendere dalla nave durante lo scalo non subisce alcun addebito.
- Incoraggiamento verso l’Homeport: Chi comincia o finisce la crociera nel porto catalano tende a pernottare negli hotel cittadini. Su queste permanenze viene già applicata la tassa di soggiorno alberghiera, lasciando intatta la volontà di attrarre un turismo che generi più valore per il territorio.
La manovra fiscale si inserisce in una strategia ancora più ampia per riqualificare l’impatto ambientale e urbano della città. Oltre ad alzare i costi di sbarco, Barcellona sta avviando il ridimensionamento delle proprie infrastrutture portuali, con l’obiettivo di ridurre i terminal crocieristici da sette a cinque e la discussione per un eventuale tetto massimo annuale ai passeggeri (fissabile attorno ai 3,5 milioni). La città in questo senso è stata chiara: i crocieristi sono i benvenuti a patto che rispettino delle regole. Ma questa nuova battaglia fa anche capire al confronto quanto fosse pretestuosa in termini di numeri quella contro gli affitti brevi.

