Nel 2016 sono stati 166.237 i visti d’ingresso rilasciati dall’Italia per motivi di affari a cittadini non residenti nella UE. Con tempo medio di concessione di circa una settimana: un periodo giudicato troppo lungo e che il Ministero degli Esteri vuole accorciare per incentivare le opportunità di business in Italia per chi organizza eventi e meeting.

L’argomento è stato infatti al centro dell’evento “La politica dei visti a sostegno del Sistema Italia” dello scorso 22 novembre, un momento di incontro organizzato dalla Farnesina e rivolto al mondo imprenditoriale, bancario, finanziario e delle professioni italiano.

In questa sede si è parlato di attrarre nel nostro Paese risorse, capitali, know-how e innovazione attraverso una semplificazione delle procedure di concessione di visto per investitori, uomini d’affari e per chi trasferisce la sua residenza fiscale in Italia.

In coordinamento con le nostre rappresentanze diplomatico-consolari, il Ministero degli esteri ha così annunciato la sfida del rilascio dei visti d’ingresso agli uomini d’affari in sole 48 ore.

Le domande di visto saranno trattate dagli uffici consolari con carattere d’urgenza e senza necessità di previo appuntamento e inoltre per questa categoria di richiedenti sono istituiti sportelli e canali di comunicazione riservati, come spiega  Il Sole 24 ore

Inoltre, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, è stato presentato il nuovo Investor Visa for Italy, il visto per chi vuole investire in Italia e l’Italia Startup Visa semplificato per chi vuole avviare una startup in Italia (quest’ultimo in realtà già operativo da tre anni).

La procedura è online e gratuita con la candidatura che viene valutata nel giro di 30 giorni da un comitato speciale del Mise.

E’ nuovo invece il visto per investitori ottenibile entro 30 giorni e che apre le porte al riconoscimento di un permesso di soggiorno biennale rinnovabile per altri tre a patto che l’investitore straniero (non cittadino Ue) dimostri di voler acquistare titoli di Stato italiani (per almeno 2 milioni), investire nel capitale di un’impresa italiana (almeno 1 milione di euro) o di una start up (minimo 500mila euro).

 

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