L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha trasformato i principali hub aeroportuali del Golfo in zone di stallo logistico. Con la chiusura parziale degli spazi aerei e la sospensione dei voli commerciali, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un imponente piano di emergenza per evacuare decine di migliaia di turisti rimasti bloccati.
Il Piano degli Emirati: due fasi per 44.000 persone
Il Ministro dell’Economia e del Turismo degli Emirati, Abdulla Bin Touq Al Marri, ha annunciato un piano di rimpatrio coordinato che coinvolge i vettori nazionali Emirates, Etihad e FlyDubai. L’operazione è strutturata in due fasi critiche:
- Fase 1: Attivazione di corridoi aerei di emergenza per 60 voli, mirati a evacuare i primi 17.500 passeggeri.
- Fase 2: Un incremento massiccio dell’operatività con oltre 80 voli al giorno per gestire i restanti 27.000 viaggiatori.
Mentre i voli di linea restano ancora sospesi per motivi di sicurezza, queste missioni di “rimpatrio” sono le uniche autorizzate a operare sotto stretta sorveglianza militare e in finestre temporali limitate, assieme ad alcuni voli cargo.
Come devono muoversi gli italiani: le direttive della Farnesina
Per i circa 70.000 connazionali presenti nell’area (tra residenti e turisti), il Ministero degli Affari Esteri ha attivato una task force dedicata. Ecco le linee guida ufficiali per chi si trova in zona:
- Massima Prudenza: L’Unità di Crisi raccomanda di non spostarsi e restare all’interno di hotel o abitazioni private fino a nuova indicazione.
- Registrazione Obbligatoria: È fondamentale registrarsi sul portale Dove siamo nel mondo e scaricare l’app Viaggiare Sicuri per ricevere avvisi in tempo reale.
- Contatto Istituzionale: Monitorare costantemente i canali delle Ambasciate d’Italia ad Abu Dhabi, Mascate e Riad.
- Limiti ai Voli Europei: A causa delle restrizioni di sicurezza, le compagnie aeree europee (come ITA Airways) non possono attualmente volare nelle aree di conflitto. Il rientro deve quindi avvenire tramite vettori del Golfo o charter speciali coordinati dal governo.
Istituzioni e Tour Operator: cosa si sta facendo
L’Italia ha già avviato un “ponte aereo” per riportare a casa i casi più urgenti. Proprio tra il 2 e il 3 marzo 2026, un volo decollato da Abu Dhabi è atterrato a Milano Malpensa portando in salvo 200 studenti italiani (tra i 16 e i 17 anni) che erano rimasti bloccati a Dubai. Parallelamente, un Boeing 737 della Oman Air ha riportato a Roma altri 127 connazionali partiti da Mascate.
L’impegno dei Tour Operator
Le associazioni di categoria come Assoviaggi stimano oltre 3.500 prenotazioni a rischio per le prossime settimane. I grandi tour operator stanno:
- Riprogrammando i voli di rientro in coordinamento con l’Unità di Crisi.
- Offrendo rimborsi integrali o voucher per chi aveva viaggi pianificati verso Emirati, Giordania e Arabia Saudita.
- Fornendo assistenza h24 per prolungare i soggiorni in hotel in attesa della finestra di volo utile
Gli italiani in Qatar e Bahrein vengono attualmente assistiti per essere trasferiti via terra o tramite piccoli voli verso l’aeroporto di Riad, considerato uno snodo più sicuro per i successivi collegamenti verso l’Europa.

