Hong Kong, cosa c’è oltre i grattacieli: lo abbiamo chiesto al direttore Sud Europa del tourism board

hong kong grattacieli

Christophe Mégueulle, da poco nominato responsabile anche per l’Italia, svela la strategia del Tourism Board di Hong Kong per far crescere il mercato italiano. Tra stereotipi da sfatare, nuove connessioni aeree e il consiglio su come vendere la destinazione ai clienti.

Se c’è una frase che Christophe Mégueulle ripete con insistenza è questa: «Hong Kong è molto più varia di quanto si aspettino gli italiani». Non è un modo di dire. Il direttore Sud Europa dell’Hong Kong Tourism Board – da pochi mesi responsabile diretto anche del nostro mercato – ha numeri precisi per dimostrarlo: i grattacieli, quelli che tutti abbiamo in mente quando pensiamo alla ex colonia britannica, occupano il 5-10% del territorio. Tutto il resto è altro. Molto altro.

Eppure, quando un cliente entra in agenzia chiedendo informazioni sull’Asia, Hong Kong rischia di finire in fondo alla lista. O peggio, di essere catalogata come «scalo», «transito», «business». Mégueulle lo sa e ha un piano per cambiare le carte in tavola.

I dati che fanno riflettere

Partiamo dai numeri. Nel 2025 gli italiani arrivati a Hong Kong sono stati quasi 92.000, con una crescita del 35% rispetto all’anno precedente. Una buona notizia, certo. Ma c’è un dato ancora più interessante per chi vende viaggi: questi turisti sono rimasti in media 3,3 notti, ovvero circa quattro giorni pieni di visite. Non proprio lo stopover di una notte che molti immaginano.
«La maggior parte delle persone la vede come destinazione di transito», ammette Mégueulle. «Ma nei numeri, i visitatori per turismo sono già tanti». Tradotto: c’è già una domanda leisure, ma è nascosta, sottovalutata, poco raccontata. E qui entra in gioco il lavoro del Tourism Board.

La strategia: 360 gradi, zero compromessi

La parola d’ordine è «approccio a 360 gradi». Cosa significa nella pratica? Che nessun canale viene trascurato. I giornalisti vengono invitati a scoprire «le cose che ancora non conoscono»: i quartieri con la loro identità specifica, le tradizioni, il cibo, le isole, i parchi naturali. Gli influencer diffondono lo stesso messaggio in linguaggio diverso. Le campagne pubblicitarie parlano direttamente ai consumatori. E poi c’è il canale trade.

«Lavoriamo molto con il trade italiano», sottolinea Mégueulle. «Vogliamo che tutti i tour operator siano consapevoli di questo potenziale e sviluppino prodotti di conseguenza». Non solo Hong Kong come destinazione a sé stante, ma anche come scalo, come combo con altre destinazioni Asia Pacific. Il board offre supporto concreto: workshop di formazione per la forza vendita delle agenzie, aggiornamenti costanti sui nuovi prodotti, campagne promozionali con i grandi gruppi italiani.
La domanda che Mégueulle rivolge implicitamente agli agenti è semplice ma incisiva: «Le agenzie di viaggio sanno cosa devono comunicare?». Se la risposta è incerta, il Tourism Board è pronto a colmare questo gap.

Le connessioni: mai abbastanza, ma c’è anche una combinazione con il treno

Sui voli, Mégueulle è realistico: «Potremmo dire che i voli non sono mai abbastanza». Ma le notizie sono positive. Cathay Pacific opera giornalmente da Milano e ha esteso la rotta da Roma: quattro volte a settimana da marzo a ottobre, contro le tre del 2024. Poi ci sono le compagnie del Medio Oriente, «molto attive sul mercato italiano», e le europee che collegano via i loro hub.
Ma c’è una novità che apre scenari interessanti: la Cina continentale è ora visa-free per gli italiani. Questo significa che si può volare su Canton con una compagnia cinese – spesso più economica – e raggiungere Hong Kong in 48 minuti di treno ad alta velocità. Una combinazione che amplia le opzioni per i clienti e le opportunità di vendita per le agenzie.

Il pregiudizio da sfatare: «Non è per i miei clienti»

Ecco il classico scoglio: «Hong Kong è cara».
Mégueulle sorride quando glielo fanno notare. «Non è cara come si potrebbe pensare. È un ottimo rapporto qualità-prezzo: questa è la parola chiave».
L’elenco dei vantaggi economici è convincente: escursioni gratuite, spiagge gratuite, musei molto economici, trasporti pubblici convenienti, cibo locale accessibilissimo. Gli hotel? «Più economici del previsto, e con standard europei». Certo, un po’ più cari dei vicini immediati, ma «comunque accessibili».
Il messaggio per le agenzie è chiaro: Hong Kong non è solo per il cliente business con budget illimitato. È per il turista che vuole esperienze autentiche senza spendere una fortuna. È per chi cerca natura a un’ora dalla metropoli. È per chi vuole Asia senza barriere linguistiche (l’inglese è ovunque) e senza visto (gli italiani entrano liberamente da oltre trent’anni).

Cosa portare a casa (e proporre in agenzia)

Tre suggerimenti concreti per chi vende:

  1. Cambiare il racconto. Hong Kong non è solo grattacieli. È 261 isole, 25 parchi naturali, sentieri di trekking, spiagge, villaggi di pescatori, quartieri dove il tempo sembra essersi fermato. Proponetela come destinazione «tutto in uno»: città, mare, montagna, cultura, gastronomia. Con un unico hotel come base.
  2. Giocare sulla durata. Tre, quattro, cinque notti minimo. Non la classica notte di scalo verso l’Australia. Il cliente che ci sta più a lungo spende di più, vive meglio, torna soddisfatto.
  3. Essere creativi con le combinazioni. Hong Kong + Cina continentale (visa-free) via treno ad alta velocità. Hong Kong + Macao (un’ora di treno). Hong Kong + Vietnam, Filippine, Thailandia, Giappone (tutti a 2-4 ore di volo). La destinazione funziona come hub perfetto per itinerari multi-paese.

Mégueulle chiude con un invito diretto: «Le agenzie sono il nostro alleato fondamentale». Il Tourism Board ha messo in campo risorse, strategia, dati. Ora tocca al trade italiano trasformare queste opportunità in viaggi venduti. La sfida è lanciata.

Autore

  • Giampiero Moncada è un giornalista free lance con un'esperienza pluriennale nel settore del turismo e dell'informazione multimediale. Esperto nella produzione di video e nella gestione di uffici stampa, ha sviluppato una forte propensione per la narrazione multicanale, dalla radio alla televisione, dalla carta stampata al web. Nel corso della sua carriera ha collaborato con testate di rilievo come L’Espresso e ha seguito progetti di comunicazione strategica in diversi settori, dal turismo alla ristorazione, dai sistemi di pagamento alla tecnologia e al gaming.

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