C’è un concorso, il Premio Emergente, che da oltre vent’anni valorizza i talenti under 30 della ristorazione italiana. Un progetto di Luigi Cremona e Lorenza Vitali che ha visto premiati i migliori giovani delle categorie Chef, Pizza, Pastry e Sala in una due giorni molto partecipata alla Villa Reale di Monza.
Quale migliore palcoscenico per parlare di hotellerie di qualità, che da sempre punta all’eccellenza anche attraverso il cibo e la gastronomia?
Ed ecco che tra i tanti talk a tema food si inserisce perfettamente New Generation Hospitality, nato da un’idea di The Travel News e The Italy Insider. Il panel, moderato da Sara Magro – cofondatrice e direttore delle due testate – e da Carlo Ducci, per 25 anni direttore dell’attualità di Vogue Italia e Casa Vogue ai tempi di Franca Sozzani, si è svolto sul palco del Teatrino di Corte della Villa Reale.
Importante il parterre dei giovani hotelier: Valentina Dogliani (Il Boscareto Resort & Spa a Serralunga d’Alba), Salvatore Ferragamo (Il Borro a San Giustino Valdarno), Luca Giuliano (Villa Paola e Capovaticano Resort Thalasso Spa in Calabria), Sara Maestrelli (Grand Hotel Minerva a Firenze, Pensione America e Villa Roma Imperiale a Forte dei Marmi, Violino d’oro a Venezia), Marcella Tettoni (Le Dune Piscinas, in Sardegna) e Mikaela Bandini di Area 8 Matera che recupera stabili abbandonati per farne luoghi di accoglienza nel Sud d’Italia.
I numeri dell’ospitalità lusso
Sara Magro, moderatrice e ideatrice di questo incontro, introduce il panel con la fotografia dell’ospitalità di lusso oggi, secondo i dati di Deloitte mostrati durante la presentazione di un nuovo evento del luxury travel, Aura, che si terrà a Firenze in ottobre.
«La ricerca – dichiara Sara Magro – conferma il ruolo preminente dell’Italia nell’ambito degli hotel high-end (seconda solo alla Grecia per numero di alberghi) con 771 hotel a 5 stelle e 106 brandizzati in pipeline. L’altro dato rilevante è che il 44% dei nuovi hotel che apriranno avranno un numero di camere tra i 31 e i 50, cioè si privilegiano alberghi di piccole dimensioni rispetto a prima. L’ultimo dato interessante è che, mentre prima le compagnie internazionali cercavano opportunità di nuove aperture solo a Firenze, Roma, Venezia, Milano, adesso cercano ovunque, anche in località quasi sconosciute. Possiamo quindi senz’altro dire – prosegue Sara Magro – che l’ospitalità è un fiore all’occhiello del nostro Paese, con delle realtà assolutamente straordinarie grazie a dei proprietari che sono stati capaci non solo di stare al passo coi tempi, ma anche di guardare lontano e di far crescere il settore, assecondando i bisogni dei loro ospiti ma anche tenendo conto dell’ambiente, della tradizione, della cultura, con una visione più ampia che include stimoli alla riflessione sull’ospitalità e sul modo di viaggiare, che non solo è cambiato ma è stato completamente rivoluzionato anche tenendo conto soltanto degli ultimi cinque anni».
Il ruolo dell’albergatore
L’albergatore si pone così come mediatore culturale, facendo scoprire ai suoi clienti, specialmente stranieri, le bellezze del territorio, la scena gastronomica, le tradizioni della popolazione locale e la cultura in tutte le sue forme, dai musei agli edifici religiosi ricchi di arte fino al know how degli artigiani del luogo, che fanno dell’Italia il Paese unico che tutti conosciamo. E svolge anche un ruolo economico rilevante specialmente per i territori più remoti e fuori dai sentieri battuti, diventando spesso il più importante, se non l’unico, datore di lavoro.
Durante tutto l’incontro si è parlato di esperienze, di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e del ruolo dell’albergo nella crescita di una destinazione, e, sebbene gli hotel rappresentati fossero tutti 5 stelle, la parola “lusso” non è mai stata pronunciata, lasciando il posto a concetti molto più sottili e profondi, come il contatto umano, l’accoglienza, il genius loci e l’identità con il territorio, che sempre più incarnano il vero senso di un’accoglienza di qualità.
Il terzo luogo
Mikaela Bandini ha introdotto un argomento molto interessante che si rifà alle ricerche di Ray Oldenburg, sociologo urbanista americano degli anni Ottanta che ha elaborato il concetto di terzo luogo, un luogo fisico dove ci spogliamo di ogni tipo di responsabilità e ci mettiamo insieme ai nostri simili, all’interno di un’aggregazione naturale, dove ci sentiamo a nostro agio. I terzi luoghi sono luoghi separati dal primo luogo, la casa, e dal secondo luogo, il luogo di lavoro, diventando luoghi di incontro dove si può esercitare la socialità e la vita pubblica, come parchi, club, palestre, musei e perfino chiese…
Ecco l’hotel dovrebbe agire come terzo luogo, un posto fisico dove incontrarsi e interagire, condividendo passioni comuni come ad esempio la musica da ascoltare nelle listening room o potendo fruire degli spazi dell’hotel dove sono in mostra opere d’arte, e non essere considerato solo un posto dove dormire.Ma se questi luoghi sono all’interno di alberghi lussuosi, e quindi inaccessibili ai più, la sfida è farli diventare posti fruibili di giorno dalla comunità che vive intorno – come suggerisce Sara Magro – condividendo piccole esperienze, per diventare davvero motore di sviluppo culturale di un territorio.

