C’è un’Italia che non aspetta il contributo pubblico a pioggia, ma che usa l’efficienza come esca per i capitali privati. È il caso di Costigliole d’Asti, nel cuore del Monferrato, passato in meno di otto anni dal rischio commissariamento (dopo le vicende giudiziarie del 2018) a diventare un benchmark nazionale per la rigenerazione territoriale. I numeri vedono un +150% di capacità ricettiva (da 27 a oltre 70 strutture) e 100 milioni di euro di investimenti privati attratti. Ecco l’analisi del “metodo” che sta riscrivendo le regole del turismo locale.
La burocrazia come asset competitivo: il “Visto” diventa “Eseguiamo”
Il primo pilastro del Modello Costigliole è la certezza dei tempi. In un Paese dove l’incertezza autorizzativa frena gli investitori, l’amministrazione guidata dal sindaco Enrico Alessandro Cavallero ha imposto una rivoluzione: procedure concluse in un range da 0 a 90 giorni.
- La strategia: Potenziare la pianta organica nei punti chiave e trasformare il Comune in un alleato di chi rischia capitale.
- Il risultato: La fiducia degli investitori (Family Office, Club Deal e imprenditori del settore wine & hospitality) è aumentata proporzionalmente alla velocità delle risposte amministrative.
Oltre i trasferimenti statali: attrarre il “Coraggio Privato”
Con i tagli ai trasferimenti centrali, Costigliole ha capito che la crescita globale necessita di capitali esterni. Il sindaco ha assunto un ruolo quasi “imprenditoriale”, agendo da mediatore e facilitatore.
“Non abbiamo lasciato soli gli investitori; li abbiamo seguiti con sussidiarietà fino al termine dei lavori”, spiega Cavallero.
Il risultato è un ecosistema dove il pubblico garantisce decoro, sicurezza (grazie a un servizio di Polizia Locale di prossimità innovativo) e infrastrutture, e il privato risponde con innovazione.
Dal “monumento allo spreco” al turismo sportivo
Un esempio plastico del cambio di passo è il recupero del bocciodromo incompiuto degli anni ’80. Laddove regnava il degrado, oggi si investono 4 milioni di euro per impianti sportivi d’eccellenza. L’obiettivo era intercettare il turismo sportivo, un segmento ad alta spesa che garantisce destagionalizzazione e attira un target giovane e dinamico, creando occupazione diretta per i residenti.
Il Distretto del Gusto: valorizzare l’identità senza svenderla
Costigliole è la capitale della Barbera d’Asti DOCG, ma la strategia non si è fermata al prodotto.
- Associazionismo: I produttori sono stati spinti a unirsi nel brand “Noi di Costigliole”.
- Turismo Esperienziale: Il recupero dei presidi Slow Food (come il Peperone Quadrato della Motta e il Carciofo del Sorì) e il restauro del Castello sono diventati i motori per attrarre un turismo d’élite, colto e “alto spendente”.
Lezioni per i territori: perché Costigliole funziona
Il successo non è casuale ma deriva da una visione olistica:
- Legalità come incentivo economico: Nessuno investe nel degrado. La percezione di un territorio sicuro e curato è la prima forma di marketing.
- Identità e Orgoglio: Il recupero della dignità territoriale ha fermato l’esodo dei giovani, che oggi restano per fare impresa.
- Qualità vs Consumo: L’ospite è considerato un amico del territorio, promuovendo un modello di consumo lento e di alto valore.

