VRetreats nasce per comporre una suite di destinazioni che celebrano la bellezza del nostro Paese, più che essere un nuova collana di alberghi di lusso” racconta a QualityTravel Paolo Terrinoni, a.d. di VOIhotels, in occasione dell’inaugurazione ufficiale del luxury hotel Ca’ di Dio, firmato Patricia Urquiola, dello scorso 11 ottobre. “Vogliamo che i nostri alberghi siano come delle ‘case’ in cui l’ospite possa respirare la storia, la cultura della destinazione non appena mette piede nel nostro hotel. Ogni progetto deve rispettare questi stilemi, essere un edificio storico che incorpora l’anima della destinazione, con una forte personalità e dialogare con il territorio”.

Suite Vista Laguna

Ultimo nato della collezione, dopo le due strutture di Taormina e quella di Roma, Ca’ di Dio secondo Terrinoni è il frutto maturo del concept di VRetreats che, sia a livello di comunicazione che di marketing, vuole vivere di vita propria rispetto al brand VOIhotels e al gruppo Alpitour: un lusso che non sia fine a sé stesso, ma un’identità forte e chiara e la volontà di celebrare la bellezza della destinazione. Un’idea nata nel 2017 a Taormina e che vuole espandersi in altre città d’arte, con l’obiettivo di raggiungere a 12 strutture nei prossimi tre anni. Firenze dovrebbe essere il primo progetto a vedere la luce, e il brand guarda a Milano, col Palazzo delle Stelline, alla Costiera Amalfitana, ma anche a città del sud come Lecce e Ortigia. L’idea è quella di un Gran Tour tra le bellezze italiane che parte dalla destinazione per andare a individuare il progetto che più rappresenta il brand.

Il salottino biblioteca

“È un progetto in cui Alpitour World ha creduto fortemente” afferma Gabriele Burgio, Presidente e AD del Gruppo. “Un investimento che abbiamo portato avanti, senza rallentare, nonostante il difficile periodo. Come prima realtà italiana nel mondo dei viaggi e dell’ospitalità, abbiamo il dovere morale di sostenere il turismo e spenderci in prima battuta per il nostro Paese. Questa giornata è per noi un nuovo inizio, un simbolo che vogliamo condividere e che racchiude in sé il valore della memoria e l’energia del futuro.”

Il cortile centrale di Ca’ di Dio

L’edificio, che risale al tredicesimo secolo ed è stato opera di ampliamento e rifacimento da parte di Jacopo Sansovino nel 1500, ha sempre ospitato donne in difficoltà e pellegrini. Esempio virtuoso della collaborazione tra pubblico e privato – l’edificio gestito dal gruppo Alpitour è proprietà di IPAV, Istituzioni Pubbliche di Assistenza Veneziane, che ne reinvestirà i proventi per i suoi scopi benefici – Ca’ di Dio sorge lungo la Riva degli Schiavoni, nei pressi dell’Arsenale e della Biennale, e quindi di fronte all’isola di San Giorgio ma lontano dai circuiti più affollati della città.

Il progetto architettonico

L’investimento di 25 milioni di euro ha la firma prestigiosa dell’architetta Patricia Urquiola. Al nostro microfono Urquiola si dice estremamente soddisfatta del risultato che rispetta perfettamente la potenza e l’imponenza di questo edificio, con le sue tre corti interne che invitano al relax dopo una visita della città. Patricia ha lavorato in sottrazione per rispettare l’anima di questo posto, portando all’interno delle stanze i colori della laguna e ricreando l’atmosfera di una casa. Ed ecco che la scelta è stata di creare 57 suite e solo 9 camere deluxe, la maggior parte volutamente senza un angolo lavoro tradizionale perché ormai anche il modo di lavorare è cambiato e non necessita di un desk. Grande attenzione all’illuminazione, con lampadari in vetro di Murano disegnati su misura e incorporati nelle grandi testate del letto che sono un vanto della designer, così come la lobby che trova posto negli spazi dell’antica chiesa e che si sviluppa su doppia altezza accogliendo il bellissimo lampadario ad onda composto da più 14mila cristalli in vetro di Murano cui sottostanno tre sedute che seguono lo stesso sinuoso movimento.

Alla domanda di come è cambiata la progettazione del lusso, Urquiola risponde che per lei “più che di lusso si deve parlare di una proposta di alta qualità che offre un luogo progettato in maniera più sentita. E per affrontare la progettazione ci vuole un approccio più sistemico e una visione più ampia che non si limita solo al linguaggio di immagine, conversando con tutti i protagonisti di questo percorso e utilizzando materiali che mantengono un forte legame col territorio e con il genius loci. La qualità ha bisogno di reinventarsi e ampliare le basi di come è concepita. I lavori di cui sono più contenta seguono questo approccio. Abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca per esaltare la personalità di Ca’ di Dio, senza stravolgerne il passato, ma reinterpretandolo in chiave contemporanea. Per me è stato un grandioso onore lavorare su questo progetto”.

Cuore del progetto, la sostenibilità, con investimenti per dotare la struttura di sistemi e infrastrutture in grado di limitare l’impatto ambientale, grazie anche all’utilizzo dell’acqua della laguna per la climatizzazione che ridurrà i consumi energetici del 20%, oltre a ridurre di circa 110t le emissioni di CO2 ogni anno rispetto alla media degli altri hotel. Un valore che si unisce ai molti dettagli che rendono Ca’ di Dio un hotel unico sul panorama veneziano.

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