L’Italia si conferma il mercato europeo più attrattivo per l’hotellerie di lusso. Per circa sei investitori su dieci il Paese rappresenta oggi il principale hub continentale per gli investimenti nel turismo high-end, davanti a Grecia e Portogallo, indicati rispettivamente dall’11% e dal 10% degli operatori.
A trainare la trasformazione del settore sono soprattutto il food & beverage e la sostenibilità ambientale, considerati ormai elementi strategici nei processi di riposizionamento degli hotel nel segmento luxury. Oltre il 70% di investitori e operatori prevede infatti nuovi investimenti nell’area ristorazione ed experience gastronomiche, mentre più del 21% delle CapEx complessive destinate ai progetti di riqualificazione viene indirizzato verso iniziative ESG e sostenibilità.
Sono questi alcuni dei dati emersi in vista dell’evento “Luxury Hospitality Reloaded: Repositioning and Balancing Sustainability”, promosso da Deloitte nella Galleria Deloitte di Milano, con la partecipazione di gruppi alberghieri, investitori e rappresentanti del sistema bancario.
Ad aprire i lavori saranno Angela D’Amico, Partner e Real Estate Sector Leader di Deloitte, e Fabio Giuffrida, Director Deloitte Climate & Sustainability. Prevista anche un’intervista a Lorenzo Vianello, Head of Real Estate Industry di UniCredit. La prima tavola rotonda sarà dedicata al riposizionamento degli hotel di lusso e vedrà la partecipazione di Marcello Mangia, Mario Ferraro e Massimo Baldo, con la moderazione di Roberto Race.
La seconda tavola rotonda sarà invece focalizzata sulla sostenibilità e coinvolgerà Aldo Melpignano, Vittoria Ferragamo ed Ettore Cavallino, moderati da Franco Amelio.
Secondo Angela D’Amico, l’Italia continua a mantenere un vantaggio competitivo grazie al patrimonio culturale e paesaggistico e alla reputazione consolidata come destinazione di eccellenza. La crescita, sottolinea Deloitte, non riguarda più soltanto città come Roma, Milano, Venezia e Firenze, ma si estende anche ai borghi rigenerati, alle località montane e alle destinazioni emergenti.
Tra i principali driver che stanno spingendo il riposizionamento degli asset alberghieri verso il lusso emergono la crescente domanda di ospitalità premium, i rendimenti più elevati rispetto ad altri segmenti dell’hotellerie e il valore della location. Sempre più centrale anche il ruolo del food & beverage come fattore distintivo. Secondo Benedetto Puglisi, Director Real Estate & Hospitality di Deloitte, la cucina italiana rappresenta una leva competitiva fondamentale per rafforzare il posizionamento degli hotel di fascia alta, attraverso investimenti dedicati agli spazi ristorativi e partnership con chef e brand di riferimento.
L’interesse degli investitori si concentra soprattutto su strutture esistenti e immobili storici da riconvertire. Un segmento che in Italia trova terreno fertile grazie all’ampia disponibilità di edifici di pregio, anche se spesso gravati da vincoli architettonici e conservativi. Restano però alcuni ostacoli, tra cui la difficoltà di accesso ai capitali necessari per sostenere gli interventi di riqualificazione e le buone performance economiche ancora registrate dagli immobili nei segmenti tradizionali.
Sul fronte ESG, il riposizionamento delle strutture alberghiere viene descritto sempre più come un processo di trasformazione identitaria e non soltanto immobiliare. Per Deloitte i fattori ambientali e sociali sono diventati un elemento imprescindibile per competitività, reputazione e sostenibilità economica delle strutture ricettive.
Tra il 2024 e il 2025 il numero di hotel con certificazioni ESG è cresciuto del 22%, mentre il 73% dei viaggiatori dichiara di voler generare benefici diretti per le comunità locali attraverso la propria spesa turistica, secondo dati Booking.com. Le certificazioni ambientali stanno così assumendo il ruolo di “passaporto di credibilità” per attrarre investitori istituzionali, clientela internazionale e accedere alle principali linee di finanziamento.
La gestione sostenibile delle risorse naturali rappresenta oggi uno degli elementi più distintivi del luxury hospitality. Riduzione dei consumi energetici, utilizzo di fonti rinnovabili, conservazione idrica e gestione circolare dei rifiuti sono interventi che, secondo Deloitte, possono incrementare il valore degli immobili dal 6% al 10% grazie agli interventi di efficientamento energetico.
Fabio Giuffrida, Director di Deloitte Climate & Sustainability, evidenzia inoltre il cambiamento nelle aspettative della clientela luxury, sempre più orientata verso esperienze personalizzate e capaci di generare un impatto positivo sul territorio. Non solo servizi esclusivi all’interno della struttura, ma anche valorizzazione delle comunità locali, delle economie territoriali e delle risorse culturali diventano elementi centrali nella costruzione dell’esperienza di soggiorno.

