Il turismo di prossimità domina la scena: l’85% resta nel Belpaese. Mare e borghi d’arte le mete preferite, per un giro d’affari da 5,5 miliardi di euro. L’allarme di Federalberghi: “Le tensioni internazionali frenano i turisti d’Oltreoceano”.
Sarà una Pasqua all’insegna del “turismo di prossimità” e della prudenza quella che si appresta a vivere l’Italia. Secondo l’ultima indagine Tecnè per Federalberghi, sono circa 10,6 milioni i connazionali pronti a mettersi in viaggio, con una netta preferenza per le destinazioni domestiche: l’85% resterà entro i confini nazionali, prediligendo mete vicine alla propria regione di residenza.
I numeri del movimento: vince l’auto, cresce il budget
Nonostante l’incertezza economica, il settore tiene, generando un giro d’affari stimato in 5,5 miliardi di euro. La spesa media pro capite si attesta sui 523 euro, con una voce di costo che svetta su tutte: la buona tavola, che assorbirà il 32% del budget, superando persino le spese per il viaggio (23,5%) e il pernottamento (21,2%).
Tuttavia, il carovita morde ancora. Quasi la metà dei vacanzieri (47,8%) ha ammesso di aver ridotto la durata del soggiorno proprio a causa dell’inflazione, portando la permanenza media a 3,9 giorni. Il mezzo preferito resta l’automobile (utilizzata da oltre 3 persone su 4), simbolo di una vacanza gestita in autonomia e senza eccessivi spostamenti.
Mare e cultura: le mete del desiderio
Per chi resta in Italia, il richiamo del mare è irresistibile (33%), seguito dalle città d’arte (21,2%) e dalla montagna (20%). Chi sceglie l’estero, invece, punta con decisione sulle grandi capitali europee. Per quanto riguarda l’alloggio, la tradizione vince sulla ricettività formale: il 33,5% degli italiani dormirà in case di parenti o amici, mentre il 17,8% ha scelto il comfort di alberghi e villaggi turistici.
Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, accoglie i dati con un mix di ottimismo e cautela:
“Il settore dimostra una buona tenuta in vista dell’estate. Gli italiani percepiscono il nostro Paese come sicuro, ma non possiamo ignorare il contesto geopolitico. Se il turismo di prossimità regge, i conflitti internazionali mettono a rischio il turismo ‘alto spendente’ proveniente dagli Stati Uniti e dall’America Latina”.
Non tutti, però, potranno staccare la spina. Tra chi resterà a casa, pesano i motivi familiari, ma anche preoccupazioni economiche (15,3%) e, dato non trascurabile in questo clima di incertezza, timori legati alla sicurezza (20,3%).

