green pass

Il 15 giugno è la prima vera data di riapertura degli eventi in Italia: da oggi si può tornare a fare fiere in presenza e celebrare ricevimenti di matrimonio e altre ricorrenze in zona gialla. Nelle zone bianche, inoltre, possono riprendere anche convegni e congressi secondo le linee guida. Mentre la ripresa fieristica e congressuale non ha particolari novità rispetto a quelle dell’autunno scorso, l’accesso alle celebrazioni nuziali sarà consentito solo ai possessori del debuttante Green pass italiano, vale a dire un qr code che identifica chi è stato vaccinato contro il covid-19 almeno da 15 giorni con una dose, chi è guarito dalla malattia e chi ha eseguito un tampone risultato negativo nelle precedenti 48 ore. Gli altri utilizzi del Green Pass italiano riguardavano gli spostamenti tra regioni arancioni e rosse che nel frattempo sono sparite: si aspetta il 1° luglio perché il progetto italiano confluisca nel più ampio EU Digital Covid Certificate, o Green pass europeo, che consentirà di viaggiare in tutta Europa. Chi chiedeva l’utilizzo della stessa procedura per riaprire prima fiere e congressi a “tamponati” e “vaccinati” è rimasto deluso due volte: la mancanza di un protocollo di questo tipo ne attesta la minore pericolosità sanitaria, ma è mancato il coraggio per dare prima un via libera ufficiale. Per i congressi e i convegni in zona gialla “ufficialmente” bisognerà aspettare il primo luglio, ma è più probabile che tutta Italia diventi prima zona bianca, visto il calo di contagi.

Diciamo “ufficialmente” perché in compenso sono già moltissimi gli eventi in tutta Italia che, a dispetto dei divieti, si sono svolti in tutta sicurezza. Come prevedibile non si sono avuti focolai importanti, ma non può passare sotto silenzio il sistematico aggiramento delle regole da parte di un’ampia fetta della filiera turistica e congressuale. Tra maggio e giugno abbiamo assistito alla saga delle convention travestite da viaggi di lavoro individuali che casualmente convergevano tutti sulla stessa nave da crociera o nello stesso resort e, sempre casualmente, si trovavano ad assistere a uno spettacolo al chiuso in cui prendeva parola anche il capo della loro azienda.
Ma non sono mancate fiere fatte passare per eventi privati o mostre all’aperto, eventi virtuali con una componente fisica che andava ben oltre i relatori, conferenze stampa e presentazioni di prodotto fatte in ristoranti all’aperto. Tutto lecito sulla carta, a dimostrazione di quanto sia labile il confine tra un tipo di evento e un altro. Gli stessi operatori del turismo che hanno partecipato a questi eventi li abbiamo però poi visti lamentarsi del fatto che diversi turisti hanno deciso di aggirare la regola secondo cui fuori dall’UE si viaggia solo per lavoro e sono tranquillamente in vacanza in Egitto.

Purtroppo c’è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo degli altri: abbiamo avuto modo di vedere anche protocolli di sicurezza molto opinabili che istituivano il tampone per poter accedere a un area evento e un secondo tampone se qualcuno aveva la malsana idea di uscire e rientrare nello stesso evento dopo qualche ora! In crociera, dove c’è il vero protocollo approvato, se esci dalla bolla poi non puoi rientrare dato che nessun tampone può accertare cosa è successo in quelle poche ore. L’evento in questione, all’aperto con incontri buyer-seller, ma definito come evento privato, si è svolto regolarmente qualche giorno fa.

Sono stati dunque due mesi all’insegna dell’improvvisazione e dell’interpretazione dei protocolli per cercare di salvare la stagione congressuale: a luglio ci saranno in effetti molti pochi eventi. A pagare, ovviamente, chi ha interpretato le norme seriamente e sta aspettando diligentemente le date giuste per ricominciare, convinto che per evento privato consentito si dovesse intendere al massimo un cda o una riunione di condominio.

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