TravelExperts Italia: il network che sfida la “zona grigia” e ridefinisce il lusso esperienziale


Il gruppo belga traccia il bilancio del primo anno di attività in Italia. Tra le complessità del regime 74-ter e una visione del lusso basata su discrezione e cultura, Alexander Creyf delinea la strategia per un modello che punta a 10 milioni di euro entro il 2026

Non è un franchise, non è un network tradizionale e non intende diventarlo. Travel Experts, la rete di consulenti di viaggio nata in Belgio nel 2007 e approdata ufficialmente in Italia a gennaio 2025, si presenta al mercato B2B con una missione “disruptive”: trasformare l’agente di viaggio in un imprenditore indipendente, supportato da una tecnologia proprietaria e da un brand internazionale, ma libero da vincoli burocratici asfissianti.
A un anno dal lancio, Alexander Creyf (Operations & Strategy Director) e Tommaso Giorgetti (Sales manager) hanno tracciato la rotta futura, evidenziando come la sfida italiana si possa definire un’enorme operazione di “ingegneria burocratica”.

La sfida legislativa: il labirinto del 74-ter e la “zona grigia”

Uno dei punti più critici emersi è il quadro normativo italiano, definito da Creyf come una “zona molto grigia”. Travel Experts ha dovuto affrontare un lungo processo di adattamento prima di debuttare. “Ci abbiamo messo sei mesi solo per mettere a punto i nostri sistemi informatici per gestire correttamente il regime 74-ter”, ha confessato Creyf. Un dettaglio non da poco, che spiega la cautela con cui il gruppo si è mosso: entrare nel mercato italiano non significa solo trovare consulenti, ma mappare un terreno fiscale minato.

In Belgio, nel 2007, fu avviato un confronto con le istituzioni per dare un inquadramento normativo a questa figura. In Italia il quadro è rimasto più articolato e richiede un approccio attento e responsabile. Per questo il nostro impegno è orientato a fornire una cornice legale e organizzativa solida.
“Travel Experts ha così costruito una struttura legale – una Srl italiana con licenza IATA – che permette ai suoi 16 consulenti attuali di operare fuori dall’incertezza, proteggendoli da un sistema che spesso, tra Enasarco e burocrazia, frena l’imprenditorialità individuale”.

Redefining Luxury: le follie di chi può spendere

Il posizionamento di Travel Experts è dichiaratamente “high-end”, ma la loro definizione di lusso è chirurgica. “L’alto spendente europeo ha caratteristiche simili ovunque”, osserva Creyf, “ma con sfumature locali fondamentali”. Una curiosità emersa riguarda il confronto con i mercati extra-UE: “Un cinese o un americano spenderebbero 100.000 euro per un personal shopper che li accompagni da Gucci. Un italiano no, perché il negozio ce l’ha sotto casa. Per l’italiano, il lusso è discrezione e, soprattutto, accesso all’intangibile”.

Il nuovo lusso, secondo il network, è cultura. È la capacità del consulente di organizzare un’immersione con le pescatrici di perle in Giappone o l’accesso a un evento privato normalmente sbarrato al pubblico. In quest’ottica, il consulente diventa un “concierge della conoscenza”. Questa professionalità deve essere valorizzata economicamente: Travel Experts spinge i propri affiliati a richiedere “fee” di consulenza già in fase di preventivo. “Un avvocato non legge un contratto gratis, un architetto non disegna una pianta gratis. Perché un consulente di viaggio, che mette a disposizione vent’anni di esperienza, dovrebbe regalare il suo tempo?”, hanno sottolineato.

Dietro le quinte: la satira e i “cinque salvadanai rotti”

Per un’azienda che propone un nuovo modello di business, è importante anche utilizzare una strategia di comunicazione innovativa. Travel Experts ha realizzato un video promozionale dai toni satirici, lontano anni luce dai classici cataloghi patinati. “Tutti nel turismo si prendono troppo sul serio”, racconta Creyf ridendo. “Volevamo usare un po’ di humour”.

Il video è stato scritto internamente e prodotto con un’agenzia di marketing, ma la sua realizzazione ha riservato aneddoti singolari. Per girare una scena simbolo, il team ha dovuto rompere fisicamente ben cinque salvadanai prima di ottenere lo scatto perfetto. Inoltre, il lavoro di adattamento linguistico è stato monumentale: “Ho iniziato alle 8 del mattino e finito alle 9 di sera solo per tradurre e adattare i testi dall’inglese all’italiano, cercando di mantenere lo stesso spirito ironico”. Questo approccio serve a rafforzare il personal brand dei consulenti (modello “Powered by Travel Experts”): il network fornisce la tecnologia e la forza d’acquisto (essendo socio fondatore di Virtuoso), ma il volto e il marchio restano quelli del professionista.

Selezione rigorosa: non basta essere bravi!

La crescita del network non segue logiche di massa. Nonostante le numerose richieste di adesione, la selezione è descritta come un processo “da buttafuori”. “Siamo noi a selezionare chi far entrare, non il contrario”, afferma Creyf.
Non basta avere un portafoglio clienti milionario. Travel Experts cerca l’umiltà e la voglia di collaborare. “Abbiamo detto di no a professionisti con volumi importanti perché non erano in linea con lo spirito della nostra community”. L’obiettivo è creare una rete dove le informazioni circolano liberamente tra colleghi italiani, belgi, svedesi o portoghesi. “In Italia c’è spesso la gelosia del cliente; noi vogliamo ribaltare questo concetto: se un mio collega ha un’informazione esclusiva su una destinazione che io non conosco bene, deve esserci scambio, non chiusura”.

Il modello economico: dal 70% al 90% di margine

A differenza dei network classici, Travel Experts non richiede fee d’ingresso. Il modello si basa sulla redditività reale: una ripartizione dei margini (e non del fatturato) che parte dal 70/30 a favore del consulente, potendo arrivare fino al 90/10 per i top performer. Questo permette al consulente di avere uno scontrino medio altissimo (oltre gli 8.000 euro) e di concentrarsi sulla qualità del servizio piuttosto che sulla quantità delle pratiche.

Obiettivi 2026: la qualità sopra i volumi

I numeri confermano la validità del percorso. Dopo un 2025 dedicato a costruire la fiducia del mercato italiano (spesso scettico verso le realtà internazionali “nuove”), l’obiettivo per il 2026 è di arrivare a un massimo di 30 consulenti. Il target di fatturato è fissato a 10 milioni di euro. “Non ci interessa avere 200 agenzie”, conclude Creyf. “Vogliamo essere il porto sicuro per i migliori 30 professionisti del viaggio in Italia, offrendo loro la migliore tecnologia e il miglior supporto legale sul mercato”.

L’Identikit di Travel Experts

  • Origini: Fondato in Belgio nel 2007
  • Network Globale: Presente in Belgio (120 consulenti), Svezia, Portogallo e Italia (16 consulenti).
  • Ecosistema Virtuoso: Socio fondatore del circuito Virtuoso, il che garantisce ai consulenti italiani vantaggi esclusivi (upgrade, colazioni gratuite, crediti spa) nei migliori hotel del mondo.
  • Tecnologia: Sistemi proprietari adattati specificamente per la gestione del regime fiscale 74-ter italiano.
  • Target 2026: 30 consulenti “high-end” in Italia e 10 milioni di euro di fatturato complessivo.

Autore

  • Giampiero Moncada è un giornalista free lance con un'esperienza pluriennale nel settore del turismo e dell'informazione multimediale. Esperto nella produzione di video e nella gestione di uffici stampa, ha sviluppato una forte propensione per la narrazione multicanale, dalla radio alla televisione, dalla carta stampata al web. Nel corso della sua carriera ha collaborato con testate di rilievo come L’Espresso e ha seguito progetti di comunicazione strategica in diversi settori, dal turismo alla ristorazione, dai sistemi di pagamento alla tecnologia e al gaming.

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