L’Italia consolida la propria leadership nel turismo congressuale internazionale. Secondo il report ICCA GlobeWatch 2025, il Paese è oggi la prima destinazione europea per congressi e meeting internazionali e la seconda al mondo dopo gli Stati Uniti, con 616 grandi eventi ospitati nell’ultimo anno.
Il dato conferma il posizionamento dell’Italia sul podio mondiale per il terzo anno consecutivo e certifica la crescita di un settore che continua a generare ricadute economiche rilevanti e ad attrarre eventi ad alto contenuto scientifico e tecnologico.
Commentando i risultati Carlotta Ferrari, presidente di Convention Bureau Italia, ha sottolineato come il traguardo sia il risultato di una strategia strutturata e non di una semplice ripresa post-pandemia. “Questi dati validano ufficialmente una strategia di sistema deliberata e coordinata, che ha visto l’Italia eccellere soprattutto nei settori ad alto valore scientifico”, ha dichiarato Ferrari.
Il report evidenzia infatti il ruolo crescente dell’Italia nei meeting legati alla conoscenza e alla ricerca. Il Paese si posiziona al secondo posto mondiale per congressi scientifici, al terzo nella tecnologia e al quarto nelle scienze mediche, rafforzando il proprio ruolo come hub internazionale dell’innovazione e del trasferimento di competenze.
La crescita è stata sostenuta da un modello policentrico che ha valorizzato diverse destinazioni italiane. Città come Roma, Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Torino hanno consolidato la loro presenza nelle classifiche internazionali, contribuendo a distribuire i flussi congressuali su tutto il territorio nazionale.
Alla base di questo risultato c’è anche il programma “Italian Knowledge Leaders”, promosso da Convention Bureau Italia e indicato dall’ICCA come modello di riferimento internazionale. Il progetto coinvolge esponenti del mondo accademico e scientifico per attrarre in Italia i grandi congressi mondiali, generando una spesa media superiore ai 2.700 dollari per delegato e creando ricadute permanenti in termini di innovazione e sviluppo locale.
Secondo le stime riportate nel settore, il comparto congressuale potrebbe crescere del 23% nei prossimi cinque anni, rafforzando ulteriormente il peso dell’Italia nel mercato globale dei meeting internazionali.
“Essere oggi i primi in Europa e stabilmente sul podio mondiale è la prova che la nostra scommessa sul capitale intellettuale è stata vinta”, ha aggiunto Ferrari. “Questo risultato è il frutto di un modello di governance che mette a sistema l’eccellenza scientifica dei nostri Knowledge Leaders con la professionalità dell’industria dei meeting. L’Italia si conferma non solo come destinazione accogliente, ma come hub globale del sapere capace di competere sui tavoli dell’innovazione tecnologica e medica”.
Sul fronte istituzionale, anche Alessandra Priante, presidente di ENIT, ha evidenziato il valore strategico del comparto. “Essere oggi la prima destinazione congressuale in Europa e la seconda al mondo conferma la forza internazionale dell’Italia e la capacità dei territori di attrarre grandi eventi, investimenti e presenze di qualità”, ha dichiarato.
Priante ha ricordato inoltre come il turismo congressuale generi quasi 15 miliardi di euro di impatto economico diretto, rappresentando uno dei segmenti più importanti per la destagionalizzazione e la valorizzazione delle economie locali. “L’Italia continua a essere scelta perché riesce a unire organizzazione, qualità dell’accoglienza, cultura e identità dei territori in un’esperienza riconoscibile e distintiva”, ha concluso.

