Una rivoluzione digitale, attesa da anni e più volte rimandata, diventa oggi realtà. Da venerdì 10 aprile 2026, il sistema di ingresso e uscita dell’Unione Europea, noto come Entry-Exit System (EES), entra ufficialmente nella sua fase di piena operatività. Il nuovo protocollo segna la fine definitiva dei timbri manuali sui passaporti per i cittadini dei paesi terzi (i cosiddetti “extra-comunitari”) che entrano nell’area Schengen per soggiorni brevi. Al loro posto, un database centralizzato che incrocia dati biometrici e digitali per monitorare i flussi migratori e garantire la sicurezza dei confini.
Come funziona il nuovo sistema
L’EES, testato già a partire da ottobre, riguarda tutti i viaggiatori non appartenenti all’UE o all’area Schengen, inclusi cittadini di nazioni come Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Canada. Ogni volta che un viaggiatore varcherà la frontiera esterna dei 29 paesi aderenti (che comprendono quasi tutta l’UE più Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein), il sistema registrerà:
- Dati anagrafici e tipo di documento di viaggio.
- Immagine del volto (scansione facciale).
- Impronte digitali (obbligatorie per chi ha più di 12 anni).
- Data e luogo di ogni ingresso e uscita.
Allarme attese: “Possibili fino a 7 ore di coda”
Se l’obiettivo di lungo termine è velocizzare i controlli e prevenire l’immigrazione irregolare, il breve termine preoccupa non poco gli operatori del settore. Durante i test e la fase di lancio progressiva iniziata lo scorso ottobre, i tempi di attesa sono aumentati mediamente del 70%.
Le principali associazioni del trasporto aereo, tra cui IATA e ACI Europe, hanno lanciato un monito severo in una lettera congiunta alla Commissione Europea. In alcuni aeroporti di test, come quello di Lisbona, le code hanno già raggiunto punte record di sette ore durante i periodi di picco, portando alla temporanea sospensione del sistema per evitare il blocco totale dello scalo.
“La combinazione tra i requisiti di registrazione completa e la rigidità operativa metterà a dura prova il controllo delle frontiere,” hanno dichiarato i vertici del settore. “Senza flessibilità, durante l’estate potremmo assistere a code di quattro ore o più.”
Le contromisure: App e Kiosk
Per mitigare i disagi, l’Agenzia europea Frontex ha sviluppato l’app mobile “Travel to Europe”, già disponibile in alcuni paesi come Svezia e Portogallo. L’applicazione permette ai viaggiatori di caricare i propri dati e il selfie fino a 72 ore prima dell’arrivo, riducendo i tempi di registrazione fisica davanti all’agente di frontiera. Tuttavia, il pre-caricamento non esime dal controllo finale: la raccolta delle impronte digitali deve comunque avvenire in presenza di un ufficiale per motivi di sicurezza e autenticazione.
Cosa succede se si rifiutano i dati?
La normativa è ferrea: i viaggiatori che rifiutano di fornire i propri dati biometrici (volto e impronte) riceveranno un diniego automatico d’ingresso. Una volta effettuata la prima registrazione, il profilo digitale resterà valido per tre anni; nei viaggi successivi, il riconoscimento dovrebbe avvenire tramite una rapida scansione facciale, rendendo il transito molto più fluido.
Verso l’ETIAS (autunno 2026)
L’implementazione dell’EES è il tassello fondamentale per il lancio del prossimo sistema di sicurezza europeo: l’ETIAS (European Travel Information and Authorisation System). Previsto per la fine del 2026, dopo diversi rinvii, l’ETIAS richiederà ai viaggiatori esenti da visto di ottenere un’autorizzazione preventiva online (al costo di circa 7 euro) prima di mettersi in viaggio per l’Europa, in modo simile all’ESTA statunitense.
Per ora, il consiglio delle autorità per chi viaggia verso l’Europa è semplice: arrivare in aeroporto con largo anticipo e scaricare le app di pre-registrazione ove disponibili. Il confine del futuro è arrivato, ma per ora richiede molta pazienza.

