Nel nostro articolo di ieri abbiamo visto come uno dei driver più importanti che spingono i delegati a partecipare a un convegno sia la destinazione stessa, e cioè se sia attraente anche dal punto di vista dell’offerta post congressuale a partire dalla gastronomia fino a cultura, arte, avventura e la capacità di creare un’esperienza.

Questo si collega a quello che abbiamo esaminato nel nostro articolo del 30 maggio (vedi qui) e cioè di come il bleisure sia ormai uno dei trend più affermati del 2017, e si configuri di conseguenza come una delle chiavi più rilevanti su cui insistere per rendere più appetibile una convention o un seminario.

La tecnologia ha già reso indefiniti i confini tra lavoro e svago per molti americani.

Ora, il viaggio sembra fare la stessa cosa, secondo la GBTA Foundation, il braccio di ricerca e istruzione della Global Business Travel Association (GBTA), che recentemente ha pubblicato i risultati di un nuovo studio focalizzato sulla tendenza del viaggio bleisure.

Intitolato “Extending Business Travel into Leisure Time”, la ricerca è basata su un sondaggio di 675 viaggiatori d’affari negli Stati Uniti e in Canada, il 37 % dei quali ha detto a GBTA che ha esteso un viaggio di lavoro per scopi di svago almeno una volta nell’ultimo anno.

Una tendenza che vede i Millennials al primo posto con il 48 %, contro il 33% dei viaggiatori Gen-X e il 23% dei baby boomers. È quindi inevitabile che questo trend si affermi sempre di più nel futuro.

Il viaggio d’affari è uno stile di vita per molti dei nostri ospiti e stiamo riscontrando un desiderio crescente di questi viaggiatori per aggiungere una componente leisure al loro viaggio e sperimentare la destinazione al di là della sala riunioni“, ha dichiarato Kelly Phillips, senior vicepresidente Global Engagement and Strategic Accounts di Hilton Worldwide, che ha condotto lo studio in collaborazione con la GBTA Foundation.

Secondo i dati GBTA, il 90 % dei viaggiatori estende il viaggio di lavoro per più di un giorno, mentre solo il 23% per più di tre giorni. La media è di 2 o 3 giorni.

Gli hotel possono fare molto per intercettare questa tendenza, in primo luogo estendendo le tariffe negoziate dai media planner anche ai giorni seguenti, in una logica win-win che permette all’hotel di guadagnare nuovi clienti e ai business traveller dà il vantaggio di non doversi trasferire in un altro albergo (l’82% dei viaggiatori sceglie di rimanere nello stesso hotel, anche se spesso sceglie altri canali di prenotazione rispetto a quelli aziendali).

Dato che una delle motivazioni più importanti riguarda il desiderio di conoscere una nuova destinazione (38% secondo GBTA), l’albergo può intervenire inserendo guide, mappe o una app nel programma dell’evento dedicata alle attrazioni, ai locali e ristoranti e ai musei della destinazione. Infine può prevedere opzioni per i bambini, dato che molti delegati si fanno raggiungere dalle famiglie.

Chiaramente, un numero crescente di business traveller desidera trasformare viaggi d’affari in vacanze personali. Ciò che è meno chiaro, tuttavia, è l’impatto sui loro datori di lavoro, secondo GBTA, che evidenzia alcuni problemi come il costo aggiuntivo del trasporto in caso di estensione (più di un quarto dei viaggiatori d’affari non paga la differenza dei costi) e un’istanza ancora più complessa: il 12 % dei viaggiatori hanno avuto bisogno di aiuto da parte dell’azienda o della persona che ha organizzato il viaggio d’affari. Sorge quindi spontanea la domanda: dove finisce la responsabilità dell’azienda e l’obbligo di assistenza?

Questa ricerca mette in evidenza una varietà di modi in cui le aziende possono migliorare l’esperienza di viaggio bleisure per i loro dipendenti, pur allineando i viaggi bleisure ai propri obiettivi“, ha dichiarato Monica Sanchez, direttore della Fondazione GBTA. “Alcuni di questi modi includono l’istituzione di regole chiare per il rimborso delle spese sostenute dai non dipendenti, aiutando i viaggiatori a capire le risorse disponibili per loro nella parte del tempo libero del loro viaggio e sviluppando una politica relativa ai fornitori preferiti e ai canali di prenotazione“.

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Di Roberta F. Nicosia

Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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