Per fare un raffronto tra la situazione del turismo in Italia e Francia abbiamo chiesto un parere a Michele Mazzini, direttore commerciale di Kappa Viaggi, tour operator che opera in Italia come parte del gruppo francese NG TRavel. Secondo Mazzini la Francia in un primo momento ha seguito le mosse dell’Italia ma poi è stata più efficace nel gestire la ripresa nel turismo in estate. Difficile fare previsioni per il futuro ma da una cosa il direttore commerciale ci mette in guardia: il rischio di una distorsione della concorrenza sui viaggi a livello europeo, determinata dagli aiuti concessi dai singoli Stati.

Michele Mazzini, in primavera in molti avevamo previsto una ripresa dei viaggi per questo inverno: siamo stati troppo ottimisti?
Credo che tutti fossimo talmente ansiosi di poter ripartire, di poter ritornare a viaggiare, che ci siamo fatti prendere da un forte ottimismo. Il nostro gruppo, NG Travel, in primavera ha pensato soprattutto all’estate, e vista la situazione, non ci possiamo lamentare. Dalla Francia siamo riusciti a far partire parecchi clienti in Tunisia, in Grecia, in Spagna e un po’ in Italia (è stato più difficile vendere questa destinazione, normalmente importante per noi, a causa di regole e cambiamenti repentini delle stesse, assai numerose). Per i clienti italiani di KappaViaggi, siamo riusciti a vendere molti villaggi Sicilia e pochi in Sardegna. Alla fine dell’estate ci siamo focalizzati sull’autunno/inverno e abbiamo peccato di ottimismo. Devo dire che essere pragmatici è importante ma se non ci si mette anche un pizzico di ottimismo allora il nostro comparto non ha ragione di esistere.

E’ sostenibile questa crisi prolungata per il mondo del turismo o ne uscirà un comparto numericamente ridotto?
Sono convinto che soprattutto le entità snelle e reattive potranno superare questo momento di crisi più facilmente. È sicuro che il comparto soffre e soffrirà in futuro ed è possibile che il panorama turistico che conosciamo oggi, non sarà più lo stesso tra 6 o 12 mesi, e questo a livello europeo.

Facciamo un confronto tra Francia e Italia su come è stata gestita la pandemia per il settore turistico: quali sono state le differenze?
All’inizio di questa crisi, che nessuno si aspettava, l’Italia ha reagito molto bene. Ha messo in atto i voucher per cercare di salvare il comparto da un collasso sicuro. La Francia ha capito l’importanza di questo passo e ha deciso, giustamente, di adottare la stessa misura. Questa decisione ha permesso a agenzie e TO di poter respirare e non vedere le proprie finanze sciogliersi come neve al sole. Poi si sono fatte strada alcune differenze significative: la più importante ai miei occhi, in Francia, è stata quella di permettere ai clienti di poter partire, di non chiudere tutte le frontiere, di gestire giorno per giorno le destinazioni raggiungibili (con tamponi prima di partire o all’arrivo) e di non imporre vacanze forzate sul territorio nazionale. Come ho detto prima, i clienti francesi si sono sentiti molto più rassicurati e quindi più inclini a partire all’estero, verso le destinazioni aperte.

In Italia dopo diverse rivendicazioni sono stati concessi finanziamenti a fondo perduto per le imprese del turismo organizzato: 620 milioni a livello nazionale più contributi locali in alcune Regioni. In Francia è successo lo stesso? Questa situazione che è molto vicina a quella di un aiuto di Stato non rischia di causare una distorsione della concorrenza?
Anche in Francia lo stato ha reagito rapidamente per aiutare un settore in crisi totale. Un settore che è comunque vitale per la società stessa. Il governo francese ha messo in atto aiuti a fondo perduto, esoneri e proposte di un prestito garantito dallo stato a condizioni preferenziali. In totale, lo stato francese ha messo a disposizione del comparto circa 3 miliardi di euro. La cassa integrazione straordinaria è stata quasi da subito prorogata fino alla fine del 2020, cassa che interviene a 84% del netto salariale; questa misura ha certamente contribuito a rassicurare ancora una volta i francesi e permettere loro di partire in vacanza durante il periodo estivo. Questi interventi sono necessari, non fossero stati presi, il comparto sarebbe stato spazzato via in pochi mesi. Ma la vostra ipotesi è reale, una distorsione della concorrenza è possibile. E questa distorsione sarà più visibile per quelle strutture che hanno avuto più facilità o fortuna all’accesso di questi aiuti. È possibile che questa distorsione si sentirà a livello europeo, quindi è ipotizzabile in futuro vedere entità straniere agire in altri paesi, essendo le loro finanze risparmiate grazi agli aiuti dei loro stati.

Quali scenari state ipotizzando per la ripresa futura?
Stiamo lavorando sull’organizzazione della società, sulla possibilità di lavorare sempre di più sulla tecnologia e sulla fidelizzazione del cliente. In Francia si lavora senza tregua tanto con i nostri brand b2b che con quelli b2c. Il motore è caldo, certo non a pieno regime (non avrebbe senso) e tutti i servizi essenziali della società sono al lavoro. Il board si riunisce ogni settimana e discute su tutto quello che potrebbe far avanzare la società nella giusta direzione. Purtroppo nessuno del board ha una palla di cristallo per leggere nel futuro.

Come state adattando la vostra offerta di prodotti e destinazioni per reagire alla pandemia?
Ancora una volta è difficile, oggi, rispondere a questa domanda. Ancora una volta le dirò che non abbiamo una palla di cristallo… Diciamo che lavoriamo su una nuova tecnologia per poter meglio rispondere ai viaggi “à la carte”. Per le destinazioni, è un po’ un terno al lotto, oggi non si può essere ancora sicuri di niente. Ma il nostro servizio produzione si muove su tutti gli assi per poter proporre dei prodotti di qualità al momento giusto.

Che consiglio possiamo dare agli agenti di viaggio italiani che oggi fanno fatica a tenere aperte le proprie aziende?
Consiglio di avere fede in quello che facciamo e che amiamo, ma soprattutto di utilizzare la tecnologia per migliorare la propria offerta e la propria visibilità e anche di fidelizzare i propri clienti. Chi sarà vicino ai clienti, anche in questo momento desertico, riuscirà a ripartire più facilmente quando questo virus sarà dietro di noi.

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