I parchi divertimento italiani non sono più solo “isole del tempo libero”, ma vere e proprie infrastrutture esperienziali capaci di generare un indotto economico paragonabile a quello dei grandi monumenti o degli stabilimenti termali. È quanto emerge dai primi dati dell’Osservatorio Nazionale AssoParchi, realizzati in collaborazione con GRS Research & Strategy e presentati alla BIT 2026.
Un volano economico per il territorio
L’analisi sposta il focus dai semplici numeri di biglietteria all’impatto reale sulla vita dei visitatori e sull’economia locale. “Il valore di un parco non si misura solo in ingressi”, ha spiegato Luciano Pareschi, Presidente di AssoParchi (associazione che rappresenta oltre 400 strutture tra parchi a tema, acquatici e faunistici). “Stimiamo che l’indotto generato sul territorio da un grande parco sia pari ad almeno 6-8 volte il suo fatturato“. Una ricchezza che ricade su hotel, ristorazione e servizi locali, trasformando la struttura in un polo di attrazione strategico.
La fotografia dei consumi: domanda alta, offerta da potenziare
I numeri della ricerca delineano un mercato con un potenziale di crescita enorme, ma frenato da limiti logistici:
- Frequenza: Il 25% degli italiani con figli ha visitato un parco negli ultimi 12 mesi, con una media di 3 ingressi l’anno.
- Centri indoor: Minore la penetrazione, ma altissima la fidelizzazione, con circa 10 ingressi annui.
- Voglia di svago: L’80% della popolazione tra i 16 e i 55 anni dichiara che vorrebbe frequentare queste strutture più spesso.
Perché non lo fanno? Secondo l’Osservatorio, le barriere principali sono la mancanza di tempo e, soprattutto, la scarsità di strutture vicine alla residenza. “C’è una domanda latente che oggi è frenata da limiti di accessibilità”, ha sottolineato il Direttore di AssoParchi, Maurizio Crisanti. “Serve una rete più capillare sul territorio nazionale per intercettare questo bisogno. Oggi il parco divertimenti emerge sempre più come infrastruttura esperienziale irrinunciabile, in grado di completare e valorizzare l’offerta territoriale, integrando cultura, natura, tradizioni e gastronomia locale, per questo il valore di un parco divertimenti non può essere misurato esclusivamente in termini di ingressi o fatturato”.
La “metrica della felicità”
Oltre all’aspetto economico, l’indagine ha esplorato la dimensione emotiva. Per il 50% dei genitori, i parchi sono sinonimo di “gioia e felicità”, sentimenti che favoriscono ricordi duraturi. Tuttavia, emerge una nuova richiesta da parte dei visitatori: non si cerca solo lo “shakeramento” delle montagne russe, ma esperienze che offrano condivisione, autenticità e contatto con la natura.
“Vogliamo capire se un’esperienza ha ispirato o generato connessioni,” ha commentato Maria Chiara Nicoletti di GRS. “Questo è il nuovo parametro di valore: la crescita personale che il visitatore porta a casa”.
Il futuro: cultura e tradizioni locali
Per il prossimo futuro, la sfida del settore sarà l’integrazione con l’identità del Paese. Gli utenti premiano i format radicati nella cultura e nelle tradizioni locali, giudicandoli più autentici. Eventi per famiglie, musical e mercati tipici all’interno dei parchi sono indicati come i driver per aumentare la spesa media e la propensione al ritorno, consolidando il legame tra divertimento e promozione del territorio.

