Il turismo come industria strategica: linee di intervento e priorità di sistema

Il turismo rappresenta oggi uno dei comparti a maggiore incidenza sull’economia nazionale, sia in termini di contributo al PIL sia per capacità occupazionale e di attivazione delle filiere territoriali. In tale prospettiva, il settore viene progressivamente ricondotto a una dimensione industriale, superando l’approccio meramente legato ai servizi e rivendicando una piena dignità normativa, economica e programmatoria, coerente con il suo peso strutturale nel sistema Paese, come emerso dal Forum Internazionale del Turismo in corso a Milano.

Un primo asse di intervento riguarda la razionalizzazione e il rafforzamento della struttura imprenditoriale, attraverso la facilitazione dei processi di aggregazione delle imprese alberghiere. L’obiettivo è ridurre l’eccessiva frammentazione del comparto, migliorare l’efficienza gestionale, favorire economie di scala e rendere le imprese più competitive sui mercati internazionali, anche in termini di accesso al credito e capacità di investimento.

Sul fronte del lavoro, le politiche attuate mirano a rafforzare l’attrattività del settore e la stabilità occupazionale. Il cosiddetto “patto di equità” prevede una riduzione del carico fiscale del 10%, interamente destinata ai lavoratori, attraverso strumenti quali incentivi diretti, bonus welfare e detassazione delle mance. A queste misure si affiancano la decontribuzione del lavoro notturno e festivo e un incremento medio fino a 1.000 euro annui in busta paga, per un valore complessivo di 120 milioni di euro destinati ai lavoratori del comparto turistico. Tali interventi contribuiscono a sostenere l’occupazione, che nel 2025 ha raggiunto 3,7 milioni di addetti, confermando il turismo come uno dei principali bacini occupazionali nazionali.

In parallelo, viene rafforzato l’accesso ai nuovi strumenti finanziari europei, in particolare attraverso il coinvolgimento nei IPCEI (Important Projects of Common European Interest), finalizzati al sostegno di progetti strategici ad alto impatto, con focus su innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e infrastrutture turistiche.

Un ulteriore elemento strutturale riguarda il miglioramento dell’efficienza amministrativa. La strategia prevede il rafforzamento di una Pubblica Amministrazione orientata ai risultati, fondata su KPI rigorosi e misurabili, in grado di valutare l’efficacia delle politiche pubbliche, la qualità della spesa e il ritorno degli investimenti in termini economici, occupazionali e territoriali.

In un’ottica di riequilibrio dei flussi turistici, assume rilevanza strategica l’allineamento del calendario scolastico italiano ai principali modelli europei.

Una distribuzione più omogenea delle pause scolastiche lungo l’arco dell’anno costituirebbe uno strumento strutturale di destagionalizzazione, riducendo i fenomeni di concentrazione della domanda, migliorando la sostenibilità delle destinazioni e garantendo una maggiore continuità operativa alle imprese.

Infine, la politica di sviluppo si orienta con decisione verso la valorizzazione dei nuovi segmenti di domanda turistica, con particolare attenzione ai piccoli borghi, alle isole minori ed alle aree interne.

Enogastronomia, eventi culturali, cicloturismo, circuiti museali, cammini, reti di castelli e dimore storiche rappresentano asset strategici per l’attivazione di modelli di undertourism, capaci di generare valore diffuso, contrastare l’overtourism e favorire una fruizione del territorio più equilibrata e continuativa nel tempo.

Nel loro insieme, queste linee di intervento delineano una strategia di medio-lungo periodo orientata alla trasformazione del turismo in una vera industria nazionale, competitiva, sostenibile e integrata nei processi di sviluppo economico del Paese

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