È ufficiale: lo stand dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo non sarà presente al TTG Travel Experience di Rimini, la principale fiera del turismo italiana in programma dall’8 al 10 ottobre. Italian Exhibition Group (IEG), organizzatore dell’evento, ha comunicato l’annullamento unilaterale della partecipazione di Israele, accogliendo la richiesta delle istituzioni locali (comune di Rimini e Regione Emilia Romagna), spiegando che “sono venute meno le condizioni per una partecipazione alla manifestazione”.
La dura reazione di Israele: “Decisione errata, dolorosa, che acuisce la spaccatura tra i popoli”
La replica da parte dell’Ente israeliano per il turismo non si è fatta attendere. Nel comunicato diffuso si legge: “Abbiamo ricevuto oggi, 18 settembre 2025, da Italian Exhibition Group la comunicazione dell’annullamento unilaterale della nostra partecipazione come espositore al TTG. Nella nota si parla di motivi ‘organizzativi’, mentre agli organi di stampa Italian Exhibition Group ha dichiarato che ‘sono venute meno le condizioni per una partecipazione’. Prendiamo atto con dolore di questa decisione, che riteniamo errata e destinata ad acuire la spaccatura nei rapporti tra i popoli.”
L’Ente sottolinea che la partecipazione era confermata e organizzata da diversi mesi e di aver “sempre sostenuto il TTG anche negli anni più difficili come durante la pandemia, investendo risorse e garantendo continuità”, definendo la scelta “unilaterale e dannosa per il turismo stesso e per l’economia collegata”. Inoltre, a detta di Israele, “la promozione del turismo verso la Terra Santa diventa oggi un dovere per tenere accesa la speranza di tornare in quei luoghi, un aiuto concreto per tutti gli operatori, soprattutto quelli del turismo religioso e del pellegrinaggio”.
A livello diplomatico, è intervenuto anche l’ambasciatore SE Jonathan Peled, che imputa la scelta a “intromissioni ideologiche sfruttate a fini di propaganda elettorale… Decisioni come questa rafforzano l’isolamento di Israele e le strategie destabilizzanti di Hamas, alimentando antisemitismo”.
Le motivazioni: pressioni politiche o considerazioni istituzionali?
La decisione è maturata “in seguito alla posizione espressa dal Comune di Rimini e dalla Regione Emilia-Romagna”, istituzioni che si sono rivolte a IEG nella convinzione che “in questo momento la presenza di Israele sarebbe inopportuna”. E’ questa la richiesta che il presidente della Regione, Michele De Pascale e il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad hanno inviato al Presidente di IEG, Maurizio Ermeti, tramite una lettera rilanciata dalla stampa locale. Nella missiva degli amministratori si fa riferimento all’attuale situazione di guerra a Gaza e alle “drammatiche conseguenze che stanno squassando non solo il Medio Oriente”, ma il mondo intero”, evidenziando anche preoccupazioni per la sicurezza e il clima sociale in fiera, che sarebbe potuta essere teatro di proteste per la presenza israeliana. In particolare si legge: “Non crediamo davvero che oggi sia eticamente e moralmente accettabile proporre come destinazioni di vacanza luoghi di guerra, terrore e morte, e – nel definire accordi commerciali – non tenere conto delle giuste parole di condanna delle violenze perpetrate dal Governo Nehtanyau, pronunciate anche dal Governo italiano e della Commissione europea che ha recentemente preannunciato misure sanzionatorie comunitarie”
IEG ha accolto a stretto giro l’appello: ricordiamo a tal proposito che IEG è quotata in Borsa e che nel suo azionariato al 31/12/2024 vi è una forte presenza istituzionale essendo controllata al 50,01% da Rimini Congressi Srl (di cui sono soci pubblici Comune di Rimini, Provincia e Camera di Commercio), al 19% da Vicenza Holding (a prevalenza pubblica), e al 4,72% dalla Regione Emilia-Romagna, mentre il fondo Amber Capital detiene poco più del 10%. Il resto è suddiviso tra azioni proprie e mercato azionario.
Le reazioni, Santanché e Caramanna (FdI): “Il turismo non sia terreno di divisione”
Sul fronte politico si registra il disappunto del governo. La ministra del Turismo, Daniela Santanché ha affermato: “Abbiamo appreso con stupore la decisione dell’Italian Exhibition Group che asseconda le richieste del PD di escludere dalla Fiera TTG di Rimini lo stand di Israele. Stupore sia perché il turismo è e dev’essere un ponte di pace, un’opportunità di conoscersi abbattendo barriere e pregiudizi. Sia perché l’Italia non ha mai discriminato nessuno, avendo da sempre fatto dell’ospitalità una delle sue prerogative. Prerogative che l’hanno fatta amare in tutto il mondo, senza alcuna distinzione di bandiera. Il turismo non va strumentalizzato ed utilizzato per inasprire gli animi, ma deve essere strumento di dialogo” A lei si è unito Gianluca Caramanna (responsabile turismo FdI): “Escludere Israele dal TTG è una scelta profondamente sbagliata, che trasforma il turismo da strumento di pace in motivo di divisione. Serve maggiore responsabilità, il TTG dovrebbe restare un’arena aperta e inclusiva.”
Il contesto: turismo in Israele e la “Gaza Riviera”
Con Israele teatro di guerra, voli a singhiozzo, assicurazioni che non offrono coperture per il paese, il turismo outgoing verso Israele viene sì promosso dagli enti, ma di fatto le vendite sono ferme: pur a fronte di una spinta sulla ripresa del turismo religioso, nessun tour operator commercializza pacchetti, motivo per cui il caso nei prossimi giorni tenderà a spostarsi più su un piano politico e diplomatico rispetto a conseguenze sul mercato travel. Il TTG come fiera business difficilmente subirà contraccolpi, ma non si possono escludere ripercussioni a livello istituzionale.
Sul fronte degli operatori per ora non ci sono reazioni, ma nei giorni scorsi da più parti abbiamo letto come risultino difficili da accettare i discorsi visionari di speculazione immobiliare come la trasformazione della Striscia di Gaza in “riviera turistica del Medio Oriente”, una proposta rilanciata da diversi attori istituzionali, ma da più parti giudicata irrealistica, noi inclusi.

