Nelle ultime ore è scattato l’allarme per presunte restrizioni al carburante negli aeroporti di Milano Linate, Venezia, Bologna e Treviso. Ma i voli non sono a rischio: si tratta di un problema circoscritto e legato a dinamiche geopolitiche ed economiche ben precise.
Sta girando con insistenza la notizia di un imminente blocco del traffico aereo in alcuni dei principali scali del Nord Italia. Titoli allarmistici parlano di “aerei a secco” e voli cancellati a causa della crisi internazionale. Tuttavia, un’analisi attenta dei dati tecnici e delle dichiarazioni degli esperti rivela una realtà molto diversa: non c’è a oggi un rischio sistemico per il trasporto aereo italiano, ma ovviamente non possiamo sapere cosa accadrà nei prossimi mesi in caso il conflitto nel Golfo Persico dovesse perdurare.
La notizia: i NOTAM e il limite dei 2.000 litri
È vero che sono stati emessi dei NOTAM (messaggi ufficiali per i piloti) che segnalano restrizioni al rifornimento di cherosene (JetA-1) negli scali di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia fino al 9 aprile 2026. Il punto cruciale che molti articoli omettono è che la restrizione non riguarda l’aeroporto in sé, ma esclusivamente i clienti di Air BP Italia. Air BP, uno dei fornitori di carburante, ha comunicato di dover porre un limite di 2.000 litri (o 2.000 kg a Treviso) per ogni rifornimento. Ma esistono altri fornitori, e ci si può comunque rifornire maggiormente nell’aeroporto di partenza.
Quindi la notizia è stata decontestualizzata. Come spiega bene Italiavola, la limitazione (un tetto di 2.000 litri a rifornimento) riguarda esclusivamente i clienti di un unico fornitore, Air BP, e non si applica ai voli di Stato, alle emergenze sanitarie e ai voli a lungo raggio (sopra le 3 ore).
Anche il Gruppo Save, che gestisce gli aeroporti Veneti, ha dichiarato in una nota stampa che la problematica è circoscritta a un unico fornitore e non ci sono problemi di approvigionamento.
L’analisi dell’esperto: “Problemi puntuali, non sistemici”
A riportare la vicenda nel perimetro della realtà è Andrea Giuricin, CEO TRA Consulting e noto esperto di trasporto aereo, che su LinkedIn ha fatto il punto sulla situazione chiarendo la differenza tra carenza logistica e crisi di sistema.
“Esiste un problema carburante aereo?” scrive Giuricin. “Con alcuni fornitori (che utilizzavano jet fuel del Golfo) ci può essere problema, ma gli aeroporti hanno di solito diversi fornitori. Ci possono essere problemi puntuali in questo momento, ma non rischi sistemici in Italia”.
Secondo Giuricin, il vero nodo non è tanto la disponibilità fisica del carburante negli scali, quanto l’impatto economico sulle compagnie:
“Il tema principale è che il prezzo del carburante è raddoppiato e che rimane su livelli record da un mese; il carburante vale fino al 40% dei costi di una compagnia aerea in tempi normali. Il punto chiave è la durata del conflitto”.
Perché non rimarremo a terra
Il sistema aeroportuale italiano è resiliente per due motivi principali:
- Pluralità di fornitori: Negli aeroporti coinvolti operano altri grandi player come Eni, Shell, Carboil e TotalEnergies, che al momento non hanno segnalato criticità e continuano a rifornire regolarmente i propri clienti.
- Strategie di “Tankering”: Le compagnie aeree, informate preventivamente, possono adottare la tecnica del tankering, ovvero caricare più carburante del necessario negli scali dove non ci sono restrizioni per coprire anche la tratta successiva, evitando di dover fare rifornimento dove ci sono limitazioni.
L’elefante nella stanza: la crisi nel Golfo
Il problema riscontrato da Air BP è una conseguenza diretta delle tensioni nel Golfo Persico, che hanno rallentato le catene di approvvigionamento globali. Essendo Air BP uno dei fornitori che attinge maggiormente dal prodotto raffinato in quell’area, ha dovuto razionalizzare le scorte in attesa dei prossimi carichi previsti dopo il 10 aprile. Questo perché, come abbiamo scritto, al momento l’ultimo carico di jet fuel partito dallo stretto di Hormuz arriverà il 9 aprile in Europa e con il blocco navale ci sono incertezze sul futuro.
Verdetto: Notizia fuorviante (Mezza Fake News)
L’allarme “aeroporti senza carburante” è fuorviante.
- Gli aeroporti sono aperti e operativi.
- La restrizione è commerciale (riguarda un solo fornitore) e non infrastrutturale.
- I passeggeri non devono temere cancellazioni di massa, anche se la vera sfida per il settore resta l’impennata dei costi del carburante, che potrebbe riflettersi nel tempo sul prezzo dei biglietti.
In conclusione, se avete un volo in programma a breve da uno di questi aeroporti, potete partire tranquilli: il sistema sta assorbendo il colpo senza compromettere l’operatività dei voli. A medio termine nessuno può saperlo e occorre monitorare la situazione e prenotare voli con le dovute assicurazioni.

