La meeting industry italiana continua a espandersi con un ritmo di crescita stimato tra l’8% e il 10% annuo. Un trend che si riflette direttamente sul mercato del lavoro, dove oltre due terzi delle imprese del settore hanno rafforzato gli organici negli ultimi due anni. Le nuove assunzioni si concentrano in particolare nelle aree operative e di project management, oltre che nel marketing e nella comunicazione.
È quanto emerge dallo “Studio dei fabbisogni formativi della meeting industry”, promosso da Federcongressi&eventi e realizzato dall’Università IULM con il supporto di ENIT. La ricerca, presentata a Milano, ha coinvolto 118 realtà tra agenzie, hotel, centri congressi e convention bureau.
AI e sostenibilità al centro della trasformazione
L’evoluzione del settore richiede un aggiornamento costante delle competenze. Due ambiti emergono come prioritari: l’intelligenza artificiale e la sostenibilità. Nel primo caso, l’adozione dell’IA generativa è già diffusa: il 44% delle aziende la utilizza quotidianamente. Una quota significativa degli operatori (77%) ritiene ormai indispensabile sviluppare competenze legate agli strumenti digitali, mentre il 70% indica come strategiche le capacità di analisi dei dati.
Sul fronte della sostenibilità, il 44% delle imprese dispone già di una figura dedicata. Le competenze più diffuse riguardano la comunicazione verso il cliente e la gestione di accessibilità e inclusività. Restano invece più carenti, e quindi oggetto di maggiore fabbisogno formativo, le competenze legate alla misurazione dell’impatto, al reporting, alle certificazioni e alla compliance normativa.
Soft skills, il vero nodo competitivo
Accanto alle competenze tecniche, emergono con forza le cosiddette soft skills, ritenute centrali in un comparto fortemente basato sulle relazioni. Le aree in cui le aziende segnalano le maggiori lacune riguardano la leadership e la gestione dei team, la relazione con gli stakeholder e la negoziazione commerciale.
Secondo Gabriella Gentile, la ricerca consente di orientare con maggiore precisione i percorsi formativi già avviati dall’associazione, in particolare su intelligenza artificiale e sviluppo delle competenze relazionali, con l’obiettivo di sostenere la crescita delle imprese del comparto.
Università e imprese, verso una maggiore integrazione
Il tema della formazione si lega sempre più alla collaborazione tra mondo accademico e sistema produttivo. Per Manuela De Carlo, il dialogo con le imprese è essenziale per ridurre il divario tra competenze richieste e disponibili. L’obiettivo è sviluppare nuovi profili professionali e percorsi formativi certificati, costruiti sulle esigenze concrete del mercato.
Il quadro che emerge dalla ricerca restituisce un settore dinamico, ma anche alle prese con una trasformazione profonda. La capacità di aggiornare competenze tecniche e trasversali appare sempre più determinante per sostenere la crescita della meeting industry nel medio-lungo periodo.

