“Come WeRoad abbiamo lavorato quest’estate proponendo il mare, le bellezze d’Italia e del Mediterraneo, ma con la stagione invernale non potremmo lavorare se non a lungo raggio. Se non riapriranno i confini saremo costretti a bloccarci e a ricorrere nuovamente alla cassa integrazione. E non sarebbe giusto per nessuno.”
È con queste parole che Paolo De Nadai, CEO e founder di WeRoad annuncia la forte e decisa presa di posizione da parte del tour operator: tornare a vendere sul mercato italiano pacchetti viaggio con destinazione tutti i Paesi nel mondo aperti per turismo.

La situazione è nota: da febbraio 2020 gli Italiani non possono uscire dall’Unione Europea per turismo, divieto che continua ad essere rinnovato di DPCM in DPCM nonostante l’introduzione del green pass e la possibilità, già da diversi mesi, in alcuni casi già da più di un anno, per i cittadini delle altre nazioni europee di viaggiare liberamente, creando un primo forte svantaggio competitivo per le nostre aziende. Il DPCM attualmente in vigore poi presenta diversi paradossi circa la classificazione negli elenchi D ed E, ma soprattutto, e incredibilmente, a dispetto di questi elenchi è sufficiente fare scalo in un altro aeroporto dell’area Schengen per poter raggiungere qualsiasi Paese del mondo.

La presa di posizione di WeRoad: far viaggiare gli Italiani in tutti i Paesi aperti al turismo

Le limitazioni imposte dal DPCM penalizzano fortemente gli operatori italiani e mentre le associazioni di categoria denunciano la situazione e il Ministero continua a rimandare ogni decisione sul fronte dei corridoi turistici, WeRoad ha deciso di agire.
“Siamo un’azienda italiana, ma operiamo anche nel mercato spagnolo e britannico tramite i nostri uffici locali per servire quei mercati” – spiega De Nadai – “lì da mesi è possibile viaggiare grazie a tamponi, vaccini e corridoi turistici, mentre in Italia è un anno e mezzo che assistiamo solo a proclami. Così visto che i nostri pacchetti di viaggio non includono il volo internazionale per consentire maggiore flessibilità, abbiamo scelto di rivolgerci sia ai 5 milioni di connazionali che vivono già all’estero e che quindi non sono soggetti all’attuale DPCM sia a chi, scegliendo di fare uno scalo in un altro Paese UE o si trova già all’estero, magari per motivi di lavoro, deciderà di unirsi ad uno dei tour di WeRoad”.
Una decisione che arriva anche dall’amara constatazione che la situazione attuale consente ai colossi del digital come i portali di vendita viaggi e voli (dove chiunque può prenotare in autonomia i voli che desidera) o i grossi player crocieristici di operare liberamente, mentre tiene bloccati i tour operator italiani che operano, producono ricchezza e posti di lavoro e pagano le tasse nel nostro Paese.

“Abbiamo deciso di prendere questa forte decisione perché tra i nostri obiettivi c’è anche quello di “riscrivere le regole del turismo” – spiega al proposito De Nadai – “e siamo stufi dello status quo che permette ai colossi del web americani di continuare a lavorare e prosperare mentre le imprese italiane che operano, producono ricchezza, posti di lavoro e pagano le tasse in Italia soccombono sotto burocrazia, lentezze e incertezze”
“Viaggiare in modo sicuro si può, anzi è obbligatorio, dando ormai per scontato il doppio ciclo vaccinale e se serve anche la quarantena fiduciaria al ritorno. Serve avere la possibilità di tornare a viaggiare con regole chiare e certe, invochiamo quindi un veloce intervento del governo affinché apra i confini al turismo, allineandosi al resto d’Europa, lo dobbiamo ai 3,5 milioni di italiani che lavorano nel comparto e a tutte le persone che non vedono l’ora di tornare a scoprire il mondo” -conclude il CEO di WeRoad

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