Le aziende italiane denotano un forte ritardo nell’applicazione dello Scope 3, la parte della Direttiva UE 95/2014, la cosiddetta Non Financial Reporting Directive (NFDR), che prevede il monitoraggio dell’impronta carbonica associata a produzione esternalizzata e/o a contratto, come il noleggio operativo o il leasing. È quanto afferma uno studio di Domorental, azienda fintech milanese attiva nel settore del noleggio operativo.
Nel dettaglio dello studio, la Direttiva UE 95/2014, la cosiddetta Non Financial Reporting Directive (NFDR), è fondamentale in quanto asseconda il Green Deal Europeo, che definisce il percorso per fare dell’Unione l’area a zero emissioni di CO2 entro il 2050. La norma prevede il monitoraggio dell’impronta carbonica o carbon footprint (GHG – GreenHouse Gas), la misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio.

Tre sono gli ambiti di rilevamento. GHG Scope 1: le proprie fonti di emissioni dirette quali la combustione stazionaria e mobile e le emissioni di processo o fuggitive; GHG Scope 2: le fonti di emissioni indirette derivanti da consumo di elettricità, calore o vapore acquistati; GHG Scope 3: questa fase, facoltativa e più difficile da realizzare, impone di identificare altre emissioni indirette a monte o valle di un’azienda, nonché le emissioni associate a produzioni esternalizzate o a contratto (noleggio operativo e leasing). La Direttiva è obbligatoria solo per aziende di grandissime dimensioni (oltre 500 dipendenti), ma entro il 2026 sarà estesa a tutte le società quotate, Pmi incluse. Tali emissioni rappresentano la maggior parte di quelle totali di gas serra (GHG), responsabili fino al 90% di alcune tipologie di aziende, in particolare Pmi.

Le piccole e medie imprese rappresentano il 99,7% delle aziende dell’Unione europea, creano il 66% dell’occupazione e hanno un’impronta ecologica pari al 70% dell’inquinamento industriale dell’Ue (fonte: Ue). Per quanto riguarda le aziende italiane, cresce l’attenzione verso i temi legati alla sostenibilità, con il 59% che ha istituito un comitato ESG – Environmetal, Social e Governace, dato in linee con quelle globali (61% – fonte: Sda Bocconi Sustainability Lab). Il nostro è tra i primi Paesi al mondo per organizzazioni che forniscono informazioni sulla Scope 3 insieme a Francia, Germania, Usa, Cina, Giappone, Uk e Brasile, con 581 aziende che nel 2022 hanno condiviso i propri dati nel report “Scoping Out: Tracking Nature Across the Supply Chain” del CDP – Carbon Disclosure Project. Ciononostante, le nostre imprese denotano ancora un ritardo, dovuto anche al fatto che è oggettivamente difficile rilevare le emissioni Scope 3 perché esterne all’ azienda e distribuite lungo filiere complesse. Per quanto riguarda le aziende con cui collabora Domorental, trasversali a più settori, l’80% del totale si è finora dotata della certificazione Carbon Cancelling®, in grado di individuare anche le emissioni a libello di Scope 3. La certificazione è gratuita e di durata illimitata e rappresenta la compensazione di CO2 in un determinato periodo di tempo per tutta la filiera di un prodotto o di un intero processo produttivo, tramite l’emissione di un documento ufficiale iscritto nella Blockchain dedicata o nei registri pubblici ufficiali. La certificazione viene concessa da Domorental in concorso con Upgreene, società benefit, anch’essa con sede nel capoluogo lombardo, specializzata in prodotti e servizi innovativi nell’ambito della sostenibilità aziendale.

“Su questo tema c’è ancora ritardo in materia nel nostro Paese – afferma Claudio Mombelli, CEO Domorental. – Solo comprendendo appieno l’impatto climatico delle attività aziendali lungo l’intera catena del valore possiamo intraprendere azioni concrete per mitigare il cambiamento climatico e creare un futuro più sostenibile. L’omissione delle emissioni di Scope 3 non solo minaccia l’efficacia delle politiche aziendali volte a ridurre le emissioni, ma può anche esporre gli investitori a valutazioni errate degli asset. Il percorso Renting Zero Carbon prevede che i beni strumentali acquisiti attraverso la modalità del noleggio operativo per la prima volta siano totalmente sostenibili grazie alla compensazione di C02 garantita da questo servizio, che finora interessa l’80% delle aziende con cui collaboriamo, ma che in futuro estenderemo alla totalità”.

“Essere responsabili – spiega Fabio Bottari, CEO Upgreene – significa assumersi la responsabilità di tutte le emissioni finanziate, comprese quelle di Scope 3, la cui misurazione e gestione 3 sono fondamentali per una vera transizione verso un’economia sostenibile. La compliance ambientale è strategica per il mondo delle imprese e della finanza. La possibilità di inserire la certificazione Carbon Cancelling® nel Bilancio di Sostenibilità e di potersi dichiarare carbon neutral, oltre a essere fondamentale per il business, è coerente con la prospettiva della sustainability e digital transformation. C’è ancora strada da fare, ma la sensibilità nella fattispecie aumenta, come dimostra la nostra partnership con Domorental”.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *