Dario Franceschini, foto di BTO su Flickr.com

Non è stato preso bene lo stop a convegni e congressi disposto dal DPCM del 18 ottobre, a poco più di un mese dalla faticosa ripresa dell’attività congressuale: diverse aziende sono state costrette ad annullare o rinviare dall’oggi al domani eventi già programmati e questo ha generato un notevole malcontento, soprattutto per le modalità di comunicazione e la mancanza di una motivazione che giustifichi l’equiparazione dei congressi alle sagre di paese. Abbiamo raccolto le principali reazioni e dicharazioni dei protagonisti della meeting industry che a gran voce chiedono al Governo un ripensamento per non mettere in ginocchio il settore per la seconda volta in un anno.

“Lo stop a congressi e convegni disposto dal nuovo Dpcm è una doccia fredda perché è assolutamente inaspettato, rispetto anche a quanto avevamo precedentemente discusso con il Mibact”- spiega Carlotta Ferrari, direttrice del Firenze Convention Bureau – “Ora è indispensabile che il governo si sieda con i rappresentanti di questa industria che da tempo mandano appelli accorati e che vengano trovate nel frattempo soluzioni immediate per la tutela dei lavoratori, perché al termine della Cassa integrazione non sappiamo veramente come fare”.

Un pensiero condiviso da Nevio D’Arpa, titolare dell’agenzia 365 Giorni in Puglia e organizzatore della fiera BTM: “Bisogna, anche in piena emergenza, tener conto del lavoro delle persone. Come si fa a decretare di domenica sera, con effetto immediato la sospensione di un’attività lavorativa?
Per organizzare un convegno, un meeting aziendale, un congresso si lavora per settimane, mesi, non si può bloccare tutto con una decisione senza appello e senza valutare il territorio in cui si dovrebbe svolgere e le precauzioni e regole che verranno messe in pratica durante l’evento”.

Patrizia Semprebene Buongiorno, vicepresidente di AIM group International rincara la dose: “Siamo molto perplessi e delusi dalle norme del nuovo DPCM che sembra voler fermare solo la nostra attività, mentre mantiene aperti altri ambiti che presentano rischi. La decisione di sospendere le attività congressuali dimostra una profonda mancanza di conoscenza del modo in cui gli eventi vengono realizzati, di come vengono gestiti i flussi, puliti gli ambienti. Ma soprattutto ignorano il grande senso di responsabilità di tutti gli organizzatori professionali. In questi mesi ci siamo allineati alla esigenze di prudenza, abbiamo formato il personale, abbiamo investito nei dispositivi, avendo come unico obiettivo quello di realizzare eventi in sicurezza. Tutti questi nostri sforzi non vengono assolutamente presi in considerazione”.

Per Maddalena Milone, presidente di MPI Italia “è arrivata l’ennesima scorrettezza. Farla di domenica sera, con un Decreto entrato in vigore a mezzanotte con decorrenza immediata è stato meschino. Solo 5 giorni prima un altro DPCM aveva ribadito la possibilità di svolgere gli eventi con distanziamento e rispetto delle altre misure di sicurezza, ora i protocolli non valgono più? E soprattutto, non valgono per attività convegnistiche e congressuali ma valgono per le Fiere? Mi chiedo se i nostri referenti istituzionali abbiano mai visto una Fiera sinceramente. Come associazione ci stiamo coordinando con il gruppo ItaliaLive per una azione congiunta e coordinata. Adesso basta, siamo pronti a rispettare le regole, ma che siano formulate con criterio e senso di responsabilità”.

Se il settore congressuale piange, quello alberghiero non ride. Giovanna Manzi, CEO BWH Hotel group spiega: “Con il nuovo DPCM si frena un mercato che in tutti questi mesi si è profondamente ripensato. Non siamo i soli ad aver implementato con cura tutti i protocolli di sanificazione e distanziamento previsti dalle linee guida OMS, a compiere costanti controlli perché i servizi siano erogati in sicurezza. Gli alberghi del nostro Gruppo, in particolare i 100 con spazi meeting, hanno assolto un significativo impegno per offrire i consueti servizi con la medesima qualità e hanno fatto investiment sulla tecnologia per rendere ibridi gli eventi e facilitare la fruizione a distanza. Con questa restrizione, così radicale, si colpisce un settore che crea un indotto ampio, composito e produttivo e si è incuranti degli sforzi compiuti dagli operatori. Siamo fiduciosi in un prossimo e sensato ripensamento.”

Nell’incentivare il ripensamento del Governo, segnaliamo la petizione al ministro Franceschini lanciata dalla presidente di SITE, Annamaria Ruffini, che spiega: “Il DPCM del 18 Ottobre cancella ogni possibilità di ripresa presente e futura, recando un danno non solo al settore specifico e alla sua filiera, ma all’Italia intera. Ministro Dario Franceschini la invitiamo ad intervenire per far rettificare un decreto discriminatorio e frutto di “ignoranza” verso un settore che ha dimostrato di saper rispettare ogni protocollo di sicurezza. Difenda la cultura, la formazione e la produttività che da essa deriva”

Potete firmare la petizione “Se chiudi i convegni chiudi l’Italia” a questo link


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