L’interesse di turisti ma anche di banche e fondi finanziari esteri per l’Italia risale alla notte dei tempi. Da quando nel 1950 la nostra Nazione, da sola, intercettava il 20% del flussi turistici internazionali.

Oggi che l’Italia è ferma al quinto posto nella classifica mondiale e terza in Europa dietro Usa Spagna Francia e Cina, il Belpaese non smette di rappresentare un’opportunità di investimento per i big player internazionali.

Mancava però, almeno fino a 5 anni fa, una ricerca puntuale, fatta in lingua inglese, che potesse dare una panoramica precisa dell’offerta alberghiera italiana con un’approfondita analisi delle catene alberghiere presenti sul suolo nazionale.

Nasce da questa richiesta di mercato la ricerca “Hotels & Chains Report” realizzata da Horwath HTL, AICA Associazione Italiana Confindustria Alberghi e RES Hospitality Business Developers.

L’edizione 2016 era stata presentata in Bit a Fiera Milano Rho in un evento promosso proprio dalla nostra testata.

Nel 2017 la sede scelta per la presentazione del report è stata l’aula Manfredini dell’ Università Bocconi di Milano, gremita sin dalle prime ore del mattino dai CEO di alcune delle maggiori catene nazionali e internazionali italiane, operatori professionali, giornalisti e qualche studente intento a prendere preziosi appunti. Non verranno interrogati ma a introdurre il dibattito c’è una figura storica della Bocconi ed esperta di turismo, la professoressa Magda Antonioli Corigliano, Direttrice del Master in Economia del Turismo.

Primo a prendere la parola è Giorgio Palmucci, presidente AICA che esulta per un piano nazionale del turismo finalmente lungimirante e condiviso a vari livelli. “Se quando Obama fu eletto allo slogan Yes We can – dice Palmucci – io ero ancora fermo all’ I have a dream di Martin Luther King per quanto concerneva il turismo, oggi posso dire che importanti passi in avanti sono stati fatti.” In sintesi il turismo ha finalmente ottenuto la considerazione che si merita dal Governo e in diversi settori della società.

Dopo di lui a intervenire per conto di Horwath HTL è James Chappel, Global Business Director che ha parlato del rapporto tra la situazione italiana e quella europea, evidenziando come la percentuale di catene presenti sul territorio italiano (4,2%) si nettamente inferiore rispetto a quella delle altre nazioni europee: Spagna 28%, Francia 20,8%, Irlanda 19%, UK 15,7%, Germania 14,5%, Polonia 12,2%.

Il titolo dell’intervento di Zoran Bacic, Managing parnter Horwat HTL è “Panoramica di settore, transazioni e attrattività dell’Italia”. Tramite slide, Bacic illustra come nonostante fattori esterni quali crisi e terrorismo, nel mondo ci siano stati 1 miliardo e 235 milioni di presenze internazionali nel 2016. In questa particolare classifica l’Europa è passata dai 178 milioni di presenze nel 1980 alle 620 milioni nel 2016. Cresce anche l’Asia, in prospettiva 2030 più della stessa Europa, che passa dai 23 milioni di turisti stranieri nel 1980 ai 303 milioni del 2016.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo negli ultimi sessantacinque anni l’Italia è passata dall’ospitare il 20% dei viaggiatori internazionali al 4% del nel 2015. Delle 392 milioni di presenze 193 milioni sono da attribuire ai turisti internazionali, posizionando l’Italia, in questa speciale classifica, davanti alla grande rivale Francia.

193 milioni che rappresentano il 50% dell’occupazione alberghiera nazionale, con un aumento di interesse per aree come il sud, il nord est e l’Emilia Romagna. Cresce anche l’attenzione per i Siti Unesco. A differenza del turista italiano, quello straniero, predilige l’hotel a soluzione alternative come b&b o affitti brevi.

L’offerta italiana – prosegue Bacic – è caratterizzata da 1 milione di camere per 33 mila strutture alberghiere, terza nel mondo dopo Cina e Stati Uniti. Quanto agli investimenti nel mercato immobiliare gli stranieri prediligono Roma e Venezia per investimenti nei settori upscale up upperscale & luxury. Gli investimenti su Milano sono invece legati in misura maggiore al segmento midscale e gli investitori sono soprattutto italiani.

Arriva il turno di Giorgio Ribaudo, project manager di Horwath HTL e scrittore del 4×4 blog #Hotels&numbers su Qualitytravel. Ribaudo insiste sull’importanza di una ricerca fondamentale per guidare gli investimenti nel settore del turismo e in particolar modo quelli legati al mercato immobiliare e delle catene nazionali e internazionali.

Sono 1401 gli hotel facenti parte di gruppi in Italia per un 4,2% del totale. 155.505 camere per 204 brand. Il 35% delle strutture è collocato in 10 delle principali città italiane. Per accedere allo “status di catena” bisogna avere almeno 5 hotel nel mondo di cui uno in Italia. Indifferente se di proprietà, in affitto, managing o franchising. Tra i proprietari, oltre alle grandi catene internazionali e alcuni gruppi storici italiani, spiccano nomi famosi come quello di Francis Ford Coppola, che a Bernalda, in provincia di Matera, è proprietario di un hotel facente parte della catena, dal nome in perfetto stile Padrino, “The Family Coppola”.

Le catene domestiche – afferma Ribaudo – pur presenti in maggior numero rispetto a quelle internazionali, hanno forse perso il treno del franchising. Le internazionali sono però escluse da alcuni luoghi e località in quanto non hanno mai cavalcato un prodotto specifico ma hanno sempre investito perlopiù nelle grandi città o comunque nel segmento luxury”.

Nella sala gremita arriva il momento della tavola rotonda dove alcuni CEO delle maggiori catene che hanno collaborato fattivamente alla ricerca, dibatteranno sui numeri dell’”Hotel & Chains Report Italy” e chissà mai non trovino qualche spunto interessante per nuovi investimenti sul territorio.

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