Non è più solo una questione di “gentilezza” aziendale o di benefit accessori. Il welfare aziendale si è trasformato in una vera e propria leva di politica industriale. A confermarlo sono i dati del primo rapporto del Corporate Welfare Lab, il nuovo osservatorio nato dalla collaborazione tra Luiss Business School ed Edenred Italia.
Il “moltiplicatore” del benessere: investire nelle persone fa volare i conti
La ricerca ha rivelato una correlazione scientifica tra benessere dei dipendenti e performance economica: le Piccole e Medie Imprese (PMI) che adottano piani di welfare strutturati registrano un surplus di fatturato che oscilla tra il +26,7% e il +29,8% rispetto ai competitor che ne sono privi. In pratica, ogni nuovo servizio introdotto (dalla sanità integrativa ai rimborsi scolastici) genera un incremento medio del 2,1% del fatturato pro-capite.
Cosa cercano oggi i lavoratori?
Secondo l’Osservatorio Welfare 2025, il volto del beneficio aziendale sta cambiando. Se un tempo il welfare era visto come un “extra” per il tempo libero, oggi è un argine contro l’inflazione.
- Fringe Benefit in cima ai desideri: Grazie alle soglie di esenzione fiscale confermate per il triennio 2025-2027 (fino a 1.000€ per la generalità dei dipendenti e fino a 2.000€ per chi ha figli a carico), i lavoratori utilizzano il credito welfare soprattutto per coprire le spese vive: bollette, spesa alimentare e carburante.
- Potere d’acquisto: In media, un piano di welfare ben strutturato garantisce ai dipendenti quasi 3.000 euro di valore reale in più all’anno rispetto a un aumento tradizionale in busta paga, che verrebbe invece eroso dalla tassazione.
I vantaggi per le aziende: non solo produttività
Per un’impresa, attivare un piano di welfare non significa solo vedere crescere i ricavi. I vantaggi fiscali sono immediati:
- Deducibilità totale: I costi sostenuti per i servizi di welfare sono deducibili al 100% dal reddito d’impresa.
- Zero contributi: Sulle somme erogate tramite welfare, l’azienda risparmia la quota di contributi INPS (circa il 30-40% in meno rispetto a un premio monetario).
- Talent Attraction: In un mercato del lavoro sempre più competitivo, il 45% dei lavoratori dichiara che cercherebbe un altro impiego se i servizi di welfare venissero ridotti.
Verso un welfare personalizzato
La sfida del 2026 è la personalizzazione. Non basta più offrire un “pacchetto standard”. Le aziende più performanti sono quelle che ascoltano le diverse esigenze generazionali: i giovani cercano flessibilità e mobilità sostenibile; i lavoratori più senior puntano su previdenza complementare e assistenza sanitaria.
In questo modo il welfare non è più un costo, ma l’investimento più redditizio che una PMI possa fare oggi per proteggere il proprio talento e, contemporaneamente, accelerare la propria crescita economica.

