Auto con fermo amministrativo, svolta sulla rottamazione: cosa cambia dal 20 febbraio

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Dal 20 febbraio 2026 cambia il destino delle auto “congelate” dal fermo amministrativo: per la prima volta sarà possibile rottamare e radiare dal Pra anche i veicoli ancora gravati dal vincolo, purché siano qualificati come fuori uso. La novità arriva con la legge 26 gennaio 2026, n. 14, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 5 febbraio, che interviene sulla disciplina del fermo amministrativo e dei veicoli fuori uso, superando di fatto il tradizionale divieto di disporre del mezzo sottoposto a fermo. In pratica, il fermo non è più un ostacolo alla cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico quando l’auto è irrimediabilmente danneggiata o non più idonea alla circolazione.

L’impatto potenziale è tutt’altro che marginale: le nuove regole potrebbero interessare un “parco fantasma” stimato in circa 4 milioni di veicoli, di cui almeno 1 milione ridotti a carcasse o auto comunque inutilizzabili, spesso abbandonate in cortili, rimesse o su suolo pubblico. Fino a ieri, la presenza del fermo amministrativo bloccava qualsiasi operazione di radiazione e demolizione finché il debito non veniva saldato, con l’effetto di cristallizzare un limbo burocratico e ambientale. Ora, almeno per i veicoli fuori uso, quella gabbia si allenta.

Come funziona la nuova rottamazione

La possibilità di rottamare riguarda esclusivamente i veicoli qualificati come “fuori uso”, cioè non più in grado di circolare in condizioni di sicurezza o irrimediabilmente danneggiati. Il proprietario dovrà rivolgersi a un centro di raccolta autorizzato, presentando la documentazione che attesti lo stato del mezzo e avviando così la procedura di demolizione e cancellazione dal Pra. Sarà poi il centro stesso a gestire la richiesta di radiazione, che potrà essere accolta anche se sul veicolo risulta ancora iscritto un fermo amministrativo.

Il cambio di paradigma è evidente: il vincolo non blocca più la cancellazione né la demolizione del veicolo fuori uso, laddove in passato l’ostacolo era insormontabile fino all’estinzione del debito. Rimane però un punto fermo sul fronte economico: la rottamazione del veicolo sottoposto a fermo non si traduce automaticamente in incentivi o bonus, e in generale resta esclusa dalle normali campagne di contributi alla rottamazione pensate per il rinnovo del parco circolante. Il messaggio al contribuente è chiaro: si può eliminare il rottame, non azzerare il debito.

Il ruolo dei Comuni nella lotta alle “auto relitto”

La riforma parla anche ai sindaci, da anni alle prese con il problema delle “auto relitto” abbandonate in strada, spesso proprio perché gravate da fermo amministrativo e quindi non cancellabili dai registri. Le nuove norme consentono a Comuni ed enti locali di chiedere la radiazione e la rottamazione dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo, dopo averne accertato lo stato e, se necessario, aver proceduto alla rimozione forzata. Il passaggio successivo è l’invio a un centro di raccolta autorizzato e la cancellazione dal Pra.

L’obiettivo è duplice: liberare spazio e contrastare il degrado urbano, ma anche migliorare sicurezza e sostenibilità ambientale, rimuovendo carcasse inquinanti e potenzialmente pericolose. Sullo sfondo, c’è anche l’esigenza di ridurre il contenzioso e rendere più efficiente la riscossione: il fermo amministrativo resta uno strumento di pressione, ma viene sottratto a quell’effetto “trappola” che finiva per immobilizzare mezzi ormai inutilizzabili senza produrre benefici per le casse pubbliche.

Cosa cambia per i proprietari

Per chi possiede un’auto con fermo amministrativo e ormai fuori uso, la novità significa la possibilità di chiudere almeno il capitolo del veicolo, evitando di trascinarsi a lungo bolli e oneri legati a un mezzo che non può più circolare. L’eliminazione dal Pra consente di uscire da una situazione paradossale: proprietari formalmente titolari di un’auto che, nella pratica, è solo un rottame ingestibile. Resta però intatto l’aspetto debitorio: la rottamazione non estingue il credito che ha originato il fermo, né blocca le azioni di riscossione.

Scenario diverso per chi ha un veicolo in fermo ma ancora perfettamente funzionante e vuole tornare a utilizzarlo. In questo caso non cambia nulla: l’unica strada resta il pagamento (o la definizione agevolata, quando prevista) del debito, eventualmente con rateizzazione, e la successiva cancellazione del fermo. La circolazione con un’auto sottoposta a fermo continua a essere vietata e punita con sanzioni amministrative, fino alla possibile confisca in caso di violazioni reiterate.

Stretta sui richiami di sicurezza

Nel pacchetto di interventi trova spazio anche una misura che guarda alla sicurezza stradale: le auto richiamate dalle case automobilistiche per difetti o interventi obbligatori che non verranno adeguate entro due anni potranno essere inserite in elenchi specifici ed esposte a sanzioni. L’intento è quello di ridurre il numero di vetture che continuano a circolare senza aver effettuato aggiornamenti considerati essenziali per la sicurezza.

Messa insieme, la riforma disegna un quadro più coerente: da un lato si sblocca la rottamazione dei veicoli in fermo ormai fuori uso, dall’altro si alza l’asticella delle responsabilità per chi tiene in circolazione auto non in regola con i richiami. Meno “fantasmi” nei registri e sui marciapiedi, più attenzione alla sicurezza e all’ambiente: la sfida sarà ora tradurre le nuove norme in procedure rapide e realmente accessibili per cittadini, Comuni e operatori del settore.

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