Edifici industriali abbandonati, spazi pubblici, teatri, musei: sono questi i luoghi dove si esprime Yuval Avital, il compositore, artista e chitarrista nato a Gerusalemme che ha scelto Milano come sua patria di adozione.

Avital, sicuramente uno dei compositori più coinvolgenti e visionari degli ultimi anni, è conosciuto per le sue performance collettive che coinvolgono le masse nella creazione di rituali contemporanei, ma anche per le installazioni video e sonore di grandi dimensioni, le opere d’arte, i quadri multimediali complessi, i progetti tecnologici con la partecipazione di scienziati e l’uso di intelligenza artificiale, e le composizioni per solisti, cori, orchestre e ensemble che, a volte, coinvolgono maestri tradizionali di culture antiche, ballerini, esecutori e non musicisti.

Nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno, gli East End Studios ospitano la nuova avventura sonora di Avital, Open Fence, un progetto nato dall’incontro tra architettura, arte, etica ed estetica, e invitano il pubblico a diventare esecutore di un rito sonoro collettivo.

L’artista israeliano usa il suono per trasformare il concetto del “recinto” da barriera di chiusura a varco di apertura. Il suono diventa quindi connettore e risorsa per produrre arte accessibile a tutti, indipendentemente dal background culturale, dalla conoscenza musicale o dall’età.

Partendo da un recinto di tubi di ferro progettato dal designer Mario Milana, Avital ha trasformato quest’oggetto architettonico in uno strumento suonabile da tutti.
La monumentale struttura dal peso di 12 tonnellate, lunga 64 metri e alta più di 4, per un totale di 1km di tubi di ferro e 320 campane tubolari, è la più grande scultura sonora mai realizzata sul territorio italiano.

La collaborazione tra il compositore israeliano e gli East End Studio – situati nelle storiche officine dell’azienda aeronautica Caproni – inizia nel 2014, quando Avital sta lavorando a Reka, l’opera icono-sonora per masse vocali andata in scena proprio nel complesso architettonico d’avanguardia milanese, e continua nel 2015 con Alma Mater, la più grande installazione visiva nella storia d’Italia (commissionata nel 2017 per celebrare il 150° anniversario del Cimitero Monumentale di Milano), che si è svolta alla Fabbrica del Vapore e di cui gli Studios hanno realizzato l’allestimento.

L’evento sonoro offrirà al pubblico la possibilità di prendere parte a un rito collettivo in cui si affiancheranno musicisti professionisti e gente comune che suoneranno Open Fence contemporaneamente lungo i due lati del recinto, utilizzando sia partiture musicali complesse (per i musicisti) che altre dalle linee guida semplici (pensate per il pubblico non professionista).

L’esecuzione si appoggerà sia a un organico di percussionisti solisti del Conservatorio “G. Verdi” di Milano guidati dal Maestro Andrea Dulbecco, sia a un ensemble di Crowd Music (il termine “crowd music”, coniato da Avital nel 2011, fa riferimento alla ‘folla’ come un gigantesco anti-coro e si basa sul coinvolgimento attivo di un grande pubblico, eterogeneo e non necessariamente composto da musicisti, guidato da partiture grafiche e verbali di facile comprensione). Il primo eseguirà una partitura complessa di 15 patterns a 5 note; il secondo ensemble, formato da un gruppo di volontari che prenderanno parte attiva alla performance, suonerà le canne di ferro del recinto attraverso un meccanismo complesso di maniglie e pesi, seguendo linee guida semplicissime, leggibili ed eseguibili anche da un bambino.

Per partecipare all’evento come esecutore volontario all’interno del Crowd Music Ensemble si può scrivere a: office@yuvalavital.com. La durata della performance di quest’imponente scultura sonora può variare da un minimo di 25 minuti fino a un massimo di 24 ore. Nel caso del 21 giugno partirà alle ore 19.00 e terminerà alle 21.00.

Autore

  • Roberta F. Nicosia

    Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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