Secondo ENIT l’Italia svetta al quinto posto nel ranking dei congressi internazionali 2022: la scorsa settimana è però arrivata una smentita dai dati comunicati dalla Borsa Internazionale dei Congressi, svoltasi a Firenze, in una ricerca promossa da Eureka MICE, società di marketing turistico specializzata nei mercati MICE.
“Questa affermazione non corrisponde alla realtà – spiega Giancarlo Leporatti, CEO e founder di Eureka MICE – o per essere più precisi, alla realtà  oggettiva. ENIT prende infatti in considerazione un dato fuorviante: l’indagine che ICCA (International Congress and Convention Association) svolge annualmente in prevalenza tra i propri associati. Si tratta di rilevamenti che si riferiscono a contesti limitati, non statisticamente rappresentativi, che non possono essere indicativi del fenomeno congressuale nella sua globalità”.

Secondo lo studio di Eureka MICE la reale posizione italiana è il quattordicesimo posto, un risultato tutt’altro che entusiasmante quindi, tanto più se consideriamo il ruolo predominante dell’Europa che detiene oltre il 50% del mercato mondiale. Dell’Europa sono infatti davanti all’Italia: Belgio, Francia, Spagna, Germania, UK, Austria Finlandia ed Olanda. La fonte da cui Eureka MICE trae questo dato è l’UIA – Union of International Associations di Bruxelles, che istituzionalmente svolge il monitoraggio degli eventi associativo-congressuali internazionali nel mondo: UIA indaga il fenomeno all’origine, riferendosi direttamente agli enti che promuovono i congressi e pubblica annualmente l'”International meetings statistics report” giunto alla sua 63° edizione.
La ricerca di Eureka MICE International mostra come il settore dei congressi rappresenti per l’Italia un segmento strategico, particolarmente adatto alle esigenze di destagionalizzazione della maggior parte delle destinazioni. La Meeting Industry genera in Italia un indotto di circa 65 miliardi di euro (fonte: Federcongressi) con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno e impiega 569mila addetti. La spesa media di un congressista è doppia rispetto a quella di un turista tradizionale (ICCA).

Giancarlo Leporatti

Un’altra circostanza su cui riflettere è che si è riversato sul mercato europeo il maggior numero di eventi mai verificatosi dal 1950: alle tradizionali programmazioni si sono aggiunti infatti i tanti eventi rinviati nel corso dell’emergenza COVID19. Si tratta di un effetto tsunami destinato però a esaurirsi nel breve-medio periodo a cui seguirà un ridimensionamento strutturale delle attività congressuali con valori inferiori del 10 -15% rispetto al 2019 dovuto agli eventi che gli enti promotori hanno permanentemente trasferito in virtuale. “L’industria turistica – continua Leporatti – come l’abbiamo conosciuta fino al 2019, con le sue nicchie, le programmazioni, gli standard, le logiche d’impresa sta progressivamente disgregandosi sotto la spinta delle nuove esigenze della committenza che oggi richiede soluzioni e servizi sempre più flessibili e personalizzati”.

L’analisi di Eureka MICE dimostra che vi sono ampi spazi per sviluppare l’economia turistica in Italia attraverso processi mirati di destagionalizzazione. In tale contesto  il grande mercato degli eventi assume un ruolo strategico che per essere sviluppato necessita di un’adeguata  progettazione che coinvolga con le istituzioni tutti gli attori della filiera. Oggi in particolare il segmento congressuale è in grado di offrire importanti opportunità che, attivando le giuste leve, possono dare riscontri già nel breve-medio termine.

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