Sono dedicate al turismo 12 delle 102 schede di lavoro per il rilancio del Paese, elaborate dalla task force nominata dal Governo e guidata da Vittorio Colao. Il Comitato di esperti ha elaborato un lungo documento intitolato “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022”, che potete scaricare integralmente a questo link e che prevede azioni su 6 aree considerate strategiche

  1. Imprese e Lavoro
  2. Infrastrutture e ambiente
  3. Turismo, Arte e Cultura
  4. Pubblica Amministrazione
  5. Istruzione, ricerca e competenze
  6. Individui e Famiglie

Qui analizziamo cosa è stato pensato per il turismo, che viene considerato insieme ad arte e cultura: in totale abbiamo le seguenti 12 schede di azioni, divise tra quelle che si possono attivare subito, quelle che vanno strutturate e quelle che devono essere finalizzate, anche in base alla copertura finanziaria prevista che può essere a maggioranza pubblica, a maggioranza privata o non prevedere esborso di denaro.

  1. Piano di difesa stagione 2020
  2. Protezione del settore e dell’occupazione
  3. Presidio Turismo Italia
  4. Piano Turismo Italia
  5. Piano comunicazione Turismo Italia
  6. Incentivi a miglioramenti strutturali
  7. Incentivo al consolidamento del settore turistico
  8. Miglioramento qualità del sistema ricettivo
  9. Promozione e commercializzazione prodotti turistici
  10. Sviluppo nuovi prodotti turistici
  11. Trasporti turistici
  12. Formazione turistica

Queste azioni hanno 4 obiettivi principali:

• La difesa della stagione turistica 2020 e della percezione internazionale dell’Italia per
il rilancio del 2021.
• Una nuova governance e strategia per il turismo
• La valorizzazione e lo sviluppo dell’offerta del Paese
• Una forte valorizzazione del patrimonio artistico e culturale

Sulla carta ci sono molte cose positive, che hanno ricevuto il plauso delle associazioni di settore ma che hanno anche il difetto di essere considerate teoria da fin troppo tempo. Altre proposte sono state più criticate, evidenziando la mancanza di esperti di turismo nella task force. Vediamo cosa si dice punto per punto, con un breve nostro commento

Piano di difesa stagione 2020.

Definire e comunicare rapidamente un quadro normativo per la stagione estiva, in linea con i paesi europei, per consentire agli operatori del settore di predisporre e promuovere la propria offerta e di adeguare per tempo le strutture alle misure di sicurezza necessarie
i. Consentire diversi livelli di apertura delle attività e diverse tempistiche di riapertura a seconda del grado di prevalenza di rischio (a livello locale/granulare), e sbloccare coerentemente la mobilità interregionale (dove possibile) per permettere il turismo nazionale
ii. Definire i livelli di rischio sanitario locale in modo conforme alle linee guida europee
iii. Comunicare in modo tempestivo i dati epidemiologici su base granulare, non solo agli enti nazionali ed europei preposti nonché al pubblico
iv. Allineare la definizione dei protocolli e del “load factor” dei trasporti (in particolare per quello aereo) ai livelli europei.

Fin qui nulla da dire, è la base da cui partire: sono mesi che il settore chiede date tempestive per avere la possibilità di programmare

Protezione del settore e dell’occupazione.

Sviluppare piano di difesa dei livelli occupazionali e della sostenibilità economica degli operatori del settore
i. Dare agevolazioni e defiscalizzazioni per le attività del 2020-2021, incentivando gli operatori ad aprire in modo da preservare sia l’avviamento sia l’occupazione, in particolare stagionale (ad es. defiscalizzazione contributiva in caso di assunzione, aumento delle agevolazioni rispetto agli extra costi dovuti alla sanificazione, contributi finalizzati all’incentivo alla riapertura)
ii. Prevedere per legge una ripartizione del rischio tra locatore e conduttore nella forma di presunzione, o in alternativa incentivazione (tramite riduzione di IMU e TARI) della rinegoziazione dei canoni commerciali
iii. Estendere alcune tipologie di concessioni in scadenza (ad es. spiagge), per evitare che un orizzonte temporale dell’attività economica troppo ristretto disincentivi gli investimenti (ad es. in protocolli sicurezza) e si traduca in mancate riaperture
iv. Istituire un “fondo Covid” per sostenere economicamente musei, attività culturali e dello spettacolo, parchi e aree protette che hanno perso ricavi
v. Coordinare appena possibile una campagna di comunicazione e promozione che posizioni l’Italia allo stesso piano di attrattività delle destinazioni comparabili, con particolare focus sulle misure per la sicurezza del turista
vi. In caso di mancata apertura nell’immediato, incentivare gli operatori ad intraprendere attività di riqualificazione e ristrutturazione nel periodo di chiusura.

Anche qui sulla carta sembra tutto filare liscio ma l’analisi di contesto lascia parecchi dubbi su come queste misure verranno attuate, in particolare nel punto in cui si dice che occorre stimolare la domanda alberghiera rispetto alla locazione di appartamenti, come se un tipo di ricettività escludesse l’altra, oppure in quello in cui si vuole superare la direttiva Bolkenstein per il balneare, una situazione per la quale l’Italia è già in odore di infrazione, e che prevede che le concessioni pubbliche siano messe a gara a prezzi di mercato.

Presidio Turismo Italia.

Creare un presidio governativo speciale focalizzato sul recupero e rilancio del settore nel prossimo triennio con l’obiettivo di assicurare coordinamento governativo orizzontale e territoriale verticale nel periodo di rilancio
i. Focalizzare l’unità/presidio governativo sul turismo come settore economico per tutta la
ripresa, con condivisi obiettivi per area e territorio
ii. Creare un coordinamento permanente con tutti gli attori coinvolti (Ministeri, strutture diplomatiche, Regioni, ENIT, associazioni di categoria, operatori dei diversi comparti) con
meccanismi di regolare condivisione delle informazioni e delle linee guida
iii. Aumentare la capacità di spesa e assegnare obiettivi espliciti di crescita settoriale e di immagine nel medio termine.
iv. Lanciare e coordinare un’unità di data/analytics sul Turismo, a beneficio sia del presidio sia
degli attori del comparto, per sostenere con rapidità e accuratezza le azioni di rilancio.

L’ennesimo comitato di coordinamento può far storcere il naso, positivo che nel dettaglio venga previsto di concentrarsi sull’analisi dei dati con esperti del settore. Speriamo che per una volta si parli di dati veri, di flussi di persone e di come questi dati vengono raccolti e non di analisi del “sentiment” che lasciano francamente il tempo che trovano

Piano Turismo Italia

Pianificare un miglioramento strutturale di qualità, sicurezza e competitività del Turismo in Italia, sviluppando al più presto un piano strategico di lungo periodo, articolato sulle leve di intervento prioritarie (portafoglio prodotti, trasporti, sistema ricettivo, canali di vendita/distribuzione, formazione, branding e strategia di comunicazione e promozione, assetto normativo).

Si propone di sviluppare un piano strategico del turismo di durata almeno quiquennale e da aggiornarsi almeno ogni due anni. In realtà questa idea risale al 2012 con il piano Gnudi, ripresa e riproposta tante volte, incluso lo stesso Franceschini nel 2015 con gli stati generali di Pietrarsa, e mai pienamente realizzata. Difficile pensare che sia la volta buona.

Piano comunicazione Turismo Italia.

Rafforzare il ruolo delle strutture periferiche coinvolte nel settore (ad es. diplomatiche) al fine di avviare un’attività di Public Relations & Reputation strutturata in coordinamento con Ministero degli Esteri (comparabile a quella offerta dai nostri principali concorrenti, come ad esempio la Spagna), che sia in grado di monitorare l’immagine dell’Italia sui media nazionali ed internazionali e sviluppare un piano di comunicazione efficace e coerente.

Molto positiva l’idea di strutturare un’unità che faccia pubbliche relazioni e intervenga in situazioni di crisi, speriamo che non debba basare le sue azioni su KPI come il “social media sentiment” come suggerito nel dettaglio del piano.

Incentivi a miglioramenti strutturali.

Incentivare tramite finanziamenti a tasso ridotto e crediti fiscali la riqualificazione delle strutture ricettive, sia nelle sue componenti di base (ad es. immobiliare, cablaggio fibra ottica, impianti di aria condizionata, strutture per persone con disabilità oltre al livello di pura compliance normativa), sia nelle componenti premium in grado di attrarre domanda ad alto valore aggiunto, in coerenza con il piano strategico definito.

Fondamentale.

Incentivo al consolidamento del settore turistico.

Sostenere la creazione di reti di impresa e aggregazioni (ad es. prevedendo un contributo a fondo perduto dell’investimento necessario per la creazione e l’avviamento delle reti tra imprese del settore; credito d’imposta sull’investimento previsto dal programma di rete; misure ad hoc che favoriscano distacco e codatorialità nell’ambito di contratti di rete rispetto alle nuove assunzioni e al personale già in organico).

Come la precedente è mirata a permettere alle imprese italiane di uscire dalla logica dell’azienda familiare che ne mina la competitività. Se ne parla da sempre ma non si è mai fatto molto

Miglioramento qualità del sistema ricettivo.

Avviare iniziative che aumentino l’uniformità e innalzino la qualità e dell’offerta
i. Pianificare e lanciare una revisione degli standard di qualità delle strutture ricettive, approfittando dell’attuale emergenza sanitaria e per ottenere uniformità a livello nazionale (Censimento complessivo iniziale, definizione standard qualità stringenti e tempi di miglioramento richiesti, introduzione di sistema nazionale di ispezione e validazione regolare e frequente)
ii. Valorizzare e utilizzare per uso turistico beni immobiliari di valore storico e artistico, indicendo bandi di gara per la concessione di tali immobili ad uso alberghiero ad operatori del settore ed eventualmente valutando la creazione di una catena iconica italiana.

Anche di riformare il meccanismo delle stelle e delle categorie alberghiere si parla da molto tempo. Si scontra purtroppo con sistemi regionali diversi tra loro e con metodi di attribuzione non più attuali. Tra le proposte c’è poi quella di creare una catena alberghiera iconica del paese sul modello dei Paradores spagnoli. Ambizioso.

Promozione e commercializzazione prodotti turistici.

Migliorare la promozione e favorire la commercializzazione dei prodotti turistici esistenti
i. Rafforzare un piano di promozione mirato e coordinarlo per il sistema Paese (ad es. campagne di marketing per i segmenti ad alto potenziale, nautica, etc) e favorire la commercializzazione dei prodotti offerti dal settore anche sostenendo l’aggregazione di operatori italiani
ii. Sviluppare, in coordinamento con l’unità di data/analytics del presidio, un’infrastruttura digitale per la promozione e commercializzazione dell’offerta.

Problemi noti e soluzione che viene proposta da molto tempo. L’unico dubbio che viene è come si possa considerare un’attività “No funding”, quindi senza spese aggiuntive, la creazione di “un’infrastruttura digitale per la promozione e commercializzazione dell’offerta, che contenga: dati
aggiornati circa domanda/offerta per le principali destinazioni e prodotti del Turismo italiano e un sistema di prenotazione di servizi e prodotti turistici (es. musei, concerti), mediante collegamento ad altri sistemi di booking”.

Sviluppo nuovi prodotti turistici.

Ampliare i prodotti turistici ad alta domanda potenziale (specie se premium ed internazionale) in cui l’Italia possa esprimere elementi distintivi
i. Valorizzare il potenziale inespresso dell’offerta del Paese, incentivando la bassa stagione, definendo con anticipo i calendari scolastici, incentivando poli turistici in aree ad alto potenziale naturalistico, paesaggistico o culturale, rafforzando la rete e le attività delle “Città Creative” italiane
ii. Sviluppare nuovi prodotti turistici focalizzati su “verticali” specifici che, pur essendo di grande potenzialità per il Paese, risultano al momento non adeguatamente sviluppati (ad es. la nautica, l’enogastronomia, gli itinerari dello shopping di alto livello, lo sci etc).

Lo scopo è di “destagionalizzare” il settore, altra parolina magica che ascoltiamo nelle conferenze da una ventina d’anni e che identificano un problema noto: tra giugno e settembre si fa oltre il 50% del venduto con strutture che restano vuote il resto dell’anno. Qui ci saremmo aspettati un richiamo al turismo congressuale e degli eventi che invece è stato del tutto dimenticato dal piano. Positivo si parli di shopping ed enogastronomia.

Trasporti turistici.

Migliorare l’accessibilità del turismo italiano, investendo nei collegamenti infrastrutturali chiave relative alle aree/poli turistici ad alto potenziale e ad oggi mancanti, potenziando le dorsali dell’Alta Velocità, alcuni aeroporti turistici minori e la logistica intermodale per le città d’arte.

Lo abbiamo visto e ormai dovrebbe essere chiaro: senza trasporti non arriva nessuno.

Formazione turistica.

Migliorare l’offerta formativa del turismo e potenziarla finanziariamente, per garantire risorse preparate di qualità attraverso un sistema premiante collegato allo standard qualitativo
i. Rafforzare l’offerta formativa degli ITS del Turismo, tramite l’aumento del peso degli stage lavorativi e la revisione dei programmi in modo da poter rispondere all’evoluzione del
mercato
ii. Sviluppare programmi di formazione permanente per insegnanti e operatori del settore gestiti e condotti da grandi catene internazionali
iii. Rafforzare il metodo di valutazione dell’operato degli enti formativi, affinché sia possibile stimare l’effetto causale della formazione sull’apprendimento e gli sbocchi lavorativi degli
studenti.

Qui infine si toccano dei punti molto importanti: negli istituti professionali si insegnano materie non più adeguate ai tempi con libri di testo che non tengono conto che il turismo è cambiato. E soprattutto manca una formazione di tipo manageriale, cosa che ha contribuito a creare un’immagine dell’istituto alberghiero come di una scuola di serie B. Se vogliamo che da queste scuole escano i manager del turismo di domani bisogna agire in fretta mentre questa azione è ancora tutta da strutturare.

Autore

  • Domenico Palladino

    Domenico Palladino è editore, consulente marketing e formatore nei settori del travel, della ristorazione e degli eventi. Dal 2019 è direttore editoriale di qualitytravel.it, web magazine trade della travel & event industry. Gestisce inoltre i progetti editoriali di extralberghiero.it, dedicato agli operatori degli affitti brevi e cicloturismo360.it, per gli amanti del turismo su due ruote. Ha pubblicato per Hoepli il manuale "Digital Marketing Extra Alberghiero". Laureato in economia aziendale in Bocconi, indirizzo web marketing, giornalista dal 2001, ha oltre 15 anni di esperienza nel travel. Dal 2009 al 2015 è stato web project manager del magazine TTG Italia e delle fiere del gruppo. Dal 2015 al 2019 è stato direttore editoriale di webitmag.it, online magazine di Fiera Milano Media dedicato a turismo e tecnologia.

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Un pensiero su “Cosa prevede sul turismo il piano Colao per il rilancio dell’Italia”
  1. “Che Italia” giugno 2020
    di Riccardo Rescio
    Certamente quella della Cultura, quella che lo si voglia o no, per ciò che ci è dato di sapere, rappresenta il faro, il riferimento, il punto fermo del Sapere universale, prendiamone conoscenza e coscienza, perché è da questa consapevolezza che dipende il nostro futuro.
    Bisogna investire sulla Cultura, è necessario insegnarla, parteciparla e condividerla con il mondo.
    Il nostro Patrimonio Artistico, Territoriale, Agroalimentare, Enogastronomico, non ha che da essere convenientemente censito, organizzato, tutelato, valorizzato e adeguatamente comunicato.
    Per fare tutto ciò non servono nuove realtà, ma una concreta capacità prospettica, che ponga al primo posto la valorizzazione di ciò che caratterizza e identifica le Terre Uniche delle nostre 20 straordinarie Regioni.
    Ci vuole organizzazione, interconnessione, collaborazione e sinergie tra le mille realtà che esistono e operano nei rispettivi comparti, in modo scoordinato, senza una visione unitaria, spesso con una autonomia economica e gestionale fine a se stessa, finalizzata alla propria sopravvivenza e non al beneficio comune dell’intero Paese.
    Un assurdo e inutile dispendio di energie e di pubblico denaro, che se più oculatamente adoperati, determinerebbero un maggiore ritorno, di visibilità, credibilità e benessere sui singoli territori.
    Non si può e non si deve più pensare a piani di programmazioni, valorizzazione e sviluppo del Turismo in entrata e di incremento dell’export, in modo settoriale, ognuno per proprio conto.
    È necessario, indispensabile, un Marketing Territoriale, a carattere Regionale, coordinato a livello istituzionale centrale, che censisca tutto il Bello e il Buono che abbiamo.
    È determinante che ogni singola peculiarità Territoriale sia irrimediabilmente legata al proprio Luogo di origine, un “Circolo Virtuoso” che esalti gli uni e gli altri.
    È indispensabile che le nostre 20 Regioni, non si propongano in ordine sparso e tra loro in concorrenza, per strapparsi qualche turista in più, a scapito delle consorelle, ma è opportuno che guardino con maggiore realismo al potenziale bacino di utenza costituito dal mondo intero, a cui sarebbe utile far conoscere, in modo adeguato ai tempi, l’ampia e variegata offerta attrattiva che solo l’Italia, nel suo insieme, è in grado di offrire.
    Pensare che la Cultura sia solo dispensare nozioni, da parte di alcuni saggi per pochi eletti, finalizzata a riempire contenitori vuoti, è pura demagogia, l’accesso alla Cultura deve essere condizione diffusa e trasversale, una Cultura che, se adeguatamente trasmessa, diviene il tasto che mette in funzione l’elaboratore celebrale, che ognuno di noi possiede nelle proprie teste.
    Solo attraverso la Cultura, non quella nozionistica naturalmente, ma ovviamente quella che informa e forma, si porterebbero scoprire le mille opportunità che la nostra straordinaria Terra ci offre.
    Bisogna sollecitare la capacità di guardare e non solo vedere, attivare quella particolare condizione che ha contraddistinto l’ultimo dopoguerra, quando la necessità diveniva virtù, stimolando la creatività, l’intuito, il genio, che non nasceva dalla Cultura, ma dal bisogno di ricostruire un Paese distrutto, ora non dobbiamo per fortuna nostra, rimuovere macerie, materiali e psicologiche, non dobbiamo ricostruire case dove abitare e laboratori, fabbriche dove produrre, ora dobbiamo solo cambiare modo di vedere, iniziare a guardare con attenzione per poter valorizzare tutto ciò che ci rende unici al mondo.
    Non dobbiamo ripartire, perché ripartire significherebbe continuare a seguire un percorso labirintico, che non ci porterebbe da alcuna parte, bisogna cambiare prospettiva, se vogliamo crescere, migliorare, sviluppare e non solo sopravvivere.
    #cheitalia #nessundorma #tuttoilbelloeilbuonochece

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