La resistenza è durata meno di 24 ore. Con una lettera che mescola fedeltà politica e amarezza personale, Daniela Santanchè lascia il Ministero del Turismo. Una decisione sofferta, arrivata dopo il pressing diretto di Palazzo Chigi e alla vigilia di una mozione di sfiducia che rischiava di trasformarsi in un Vietnam parlamentare per la maggioranza.
La resa della “Pitonessa”: “Pago i conti degli altri”
“Cara Giorgia, rassegno le mie dimissioni come hai ufficialmente auspicato”. Inizia così il congedo della senatrice di Fratelli d’Italia, che non nasconde il peso della scelta. Santanchè rivendica la correttezza del proprio operato e la pulizia del proprio casellario giudiziario, sottolineando come per la vicenda della cassa integrazione non ci sia ancora un rinvio a giudizio.
Tuttavia, la “sensibilità istituzionale” richiesta da Giorgia Meloni dopo l’esito del recente referendum ha prevalso. “Non ho difficoltà a dire ‘obbedisco'”, scrive la ministra uscente, aggiungendo però una stoccata finale: “Nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”.
Toto-ministri: chi eredita il dossier Turismo?
Con l’uscita di scena di Santanchè, si apre ufficialmente la partita della successione. Il Ministero del Turismo è un tassello strategico, specialmente con la stagione estiva 2026 alle porte. Al momento, i nomi caldi sono due:
- Gianluca Caramanna (FdI): Responsabile nazionale turismo del partito e braccio destro di Meloni sul settore. Rappresenterebbe la scelta della continuità interna a Fratelli d’Italia, mantenendo il dicastero sotto il controllo diretto della Premier.
- Gian Marco Centinaio (Lega): Già ministro del settore nel primo governo Conte e attuale vicepresidente del Senato. La sua esperienza tecnica è fuori discussione, ma la sua nomina sposterebbe l’equilibrio dei pesi politici tra i partiti della coalizione.
Altre ipotesi riguardano una figura tecnica, eventualmente proveniente da Enit, mentre altri giornali fanno i nomi di Luca Zaia (che dovrebbe lasciare in anticipo il Veneto) e Giovanni Malagò, ex presidente del Coni reduce dal successo delle Olimpiadi di Milano Cortina come membro del CIO.
Lunedì nero scongiurato
Le dimissioni arrivano appena in tempo per svuotare di significato la mozione di sfiducia delle opposizioni, prevista alla Camera per lunedì. Meloni mette in sicurezza il governo, ma il prezzo è l’addio di una delle figure più iconiche della sua squadra. Ora la palla passa al Colle per il decreto di nomina del successore: la partita per la poltrona di Via di Villa Ada è appena iniziata.
L’eredità: dalla Venere “Influencer” ai record del 2025
Daniela Santanchè lascia un ministero che, sotto la sua guida, ha cercato di trasformarsi da “ufficio di rappresentanza” a vero motore industriale. Tra luci e ombre, la sua gestione sarà ricordata per:
- La rivoluzione comunicativa: La discussa campagna “Open to Meraviglia”, con la Venere di Botticelli in versione influencer
- I numeri da record: Il 2025 si è chiuso come l’anno d’oro del turismo italiano, con oltre 479 milioni di presenze e una spesa internazionale salita a 46 miliardi di euro.
- La lotta all’Under-tourism: La sua battaglia per i borghi e le aree interne (il 96% del territorio italiano) come soluzione al sovraffollamento delle città d’arte.
- Riforme strutturali: Dalla detassazione delle mance alla decontribuzione per il lavoro notturno e festivo nel settore turistico. La regolamentazione degli affitti brevi e delle recensioni online
Le reazioni del settore
Fulvio Avataneo, presidente Aiav, ha dichiarato su Facebook: “Santanchè ha saputo creare una squadra eccellente e attenta, presente nei confronti delle Associazioni (anche le nostre, da altri ministri considerate inutili come i loro associati…) e disponibile a discutere dei tanti problemi della categoria; ha fatto partire e ripartire iniziative e riforme a favore delle figure professionali ed ha lavorato molto – in valida simbiosi con l’ENIT – per rinnovare e rinvigorire l’immagine dell’Italia in tutto il mondo, riproponendola in chiavi innovative rispetto al passato e valorizzando ogni aspetto del nostro Paese. Ma più che raccontare il passato, vorremmo guardare al futuro che – con questo eventuale cambio al vertice – ci pone davanti a enormi dubbi: ci sono in ballo le richieste di aiuti per il superamento della crisi mediorientale e, addirittura, siamo ancora in attesa di conoscere la situazione dei ristori COVID. Quindi, se cambio dev’essere che sia almeno con un personaggio in grado di calarsi immediatamente nella parte che gli spetta e non piuttosto, l’ennesimo incompetente per tutto ciò che è il nostro mondo. Altrimenti saranno davvero guai seri”.
Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, ringrazia la Senatrice Santanchè “per la dedizione, la visione e l’instancabile impegno profusi nel riconoscere al turismo il ruolo di vera e propria industria strategica per l’economia italiana. Un settore che per troppo tempo non è stato considerato come tale ha finalmente acquisito, anche grazie alla sua azione, una centralità nuova nelle politiche economiche del Paese. In collaborazione con il Ministero del Turismo, è stato avviato un percorso dinamico e proattivo, orientato alla crescita del comparto e al rafforzamento del sistema Paese. Oggi rivolgiamo al governo l’invito a garantire continuità immediata al percorso intrapreso proseguendo con determinazione e tempestività in un’azione di forte riposizionamento dell’industria turistica”.
La lettera di dimissioni completa
“Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.
Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto.
Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi.
Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri.
Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.
Cari saluti.
Daniela”

