Dati Uia e dati Icca: ditemi voi

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Adesso ditemi come deve comportarsi un analista, un operatore, un investitore, chiunque insomma voglia farsi un’idea del valore del mercato dei congressi associativi.

La scorsa settimana sono uscite le classifiche Uia, l’unione delle associazioni internazionali, che altro non sono se non le committenti di questi congressi. A confrontarle con le classifiche Icca (International congress & convention association), di cui ho parlato già più volte e che si riferiscono allo stesso segmento di mercato, sia pure con un’ottica dichiaratamente più limitata perché non considerano tutti i congressi associativi ma solo alcuni di essi, c’è da farsi venire il mal di testa.

Partiamo dalle classifiche per città. Secondo Uia la prima è Bruxelles, con 906 eventi (8,6% del totale), seguita da Singapore, Seul, Parigi e Vienna. Sesta posizione per Tokyo, settima per Bangkok e a chiudere la top ten seguono Berlino, Barcellona e Ginevra.

Icca invece ci dice che la prima è Parigi, e Bruxelles è solo 13ma. Vienna è seconda e non quinta, Barcellona è terza e non nona, Berlino è quarta e non ottava, e nella top ten rientrano città come Londra, Amsterdam, Madrid e Lisbona. Singapore, seconda per Uia, qui è solo sesta, mentre Seul, brillante terza per Uia, per Icca chiude a malapena la top ten.

Ma dove il discorso si fa paradossale è nella classifica per nazioni.

Secondo Uia il Paese in cui si tengono più congressi associativi è la Corea del Sud (997 eventi, 9,5% del totale), seguito da Belgio, Singapore, Stati Uniti e Francia, ex-aequo con Giappone.

Fermiamoci un istante e osserviamo la corrispettiva classifica Icca. Qui i primi sono gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Regno Unito, Francia e Spagna.

Come dire, i tre quinti della top five di Uia non sono neppure inclusi nell’omologa classifica di Icca, e gli altri due quinti sono completamente sfasati.

Andiamo ai secondi cinque. Qui sembra di essere non solo in due mercati diversi, ma pure in due industrie diverse. Per Uia dal sesto al decimo posto ci sono Spagna, Austria, Germania, Olanda e Thailandia. Per Icca ci sono Italia, Cina ex-aequo con Giappone, Olanda e Canada ex-aequo con Portogallo.

Un solo dato coincide: il nono posto dell’Olanda. A voler essere di manica larga, mettiamoci pure il Giappone, che per entrambe le top ten è ex-aequo con qualcuno. Ma ammetterete che questa seconda similitudine è un po’ stiracchiata.

Allora. Io non voglio minimamente mettere in dubbio la validità delle rilevazioni e del metodo statistico seguito per elaborarle. Sia Uia sia Icca sono realtà serie e affidabili. Mi metto però nei panni di un investitore potenziale, lettore distratto (e siamo tutti lettori distratti), che deve valutare le dimensioni del mercato e decidere in quale città e in quale nazione mettere i propri soldi.

Voi, nei suoi panni, non mandereste tutto al diavolo?

Siate sinceri.

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