Emergenza Golfo: già rientrati 25mila italiani, la situazione dei voli e degli operatori

rientro italiani

Undici giorni dopo i raid che hanno infiammato il Medio Oriente e portato alla nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema in Iran, lo scacchiere dei cieli resta frammentato. Se da un lato la macchina dei soccorsi ha riportato a casa migliaia di connazionali, dall’altro l’emergenza resta critica per chi ha organizzato il viaggio in autonomia. La complessa macchina dei rimpatri attivata dopo il blocco aereo del 28 febbraio scorso sta portando i suoi frutti. A dieci giorni dall’inizio della crisi geopolitica che ha paralizzato i cieli del Medio Oriente, il bilancio tracciato dal Vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani delinea una situazione in netto miglioramento, sebbene la cautela rimanga la parola d’ordine.

I numeri della Farnesina: 25 mila rientri

Nelle ultime ore si è registrata un’accelerazione decisiva. “Sono rientrati circa 25.000 italiani“, ha dichiarato Tajani dalla Farnesina. “Tra ieri e oggi altri 5.000 connazionali sono tornati o sono in volo non solo dagli Emirati, ma anche da Arabia Saudita, Oman, Maldive, Thailandia e Cambogia”.
Ad oggi, si stima però che siano ancora 90.000 gli italiani bloccati nel Golfo, a cui si aggiungono 11.000 connazionali sparsi nel Sud-Est asiatico e nell’Oceano Indiano (Maldive, Thailandia, Vietnam) a causa dell’effetto domino sugli scali di transito.

Gli operatori: Bluvacanze al 100%, MSC Euribia svuota i ponti

Mentre la diplomazia lavora sui voli charter, i grandi player del turismo italiano restano in trincea, ma sono a buon punto

  • Gruppo Bluvacanze: È il primo grande operatore a dichiarare la conclusione delle operazioni. Con una task force operativa H24, il gruppo ha riportato a casa il 100% dei circa 7.000 passeggeri leisure coinvolti. Restano sul campo alcuni viaggiatori d’affari seguiti da Cisalpina Tours, ma la fase acuta è superata.
  • MSC Euribia: Dopo giorni di attesa nel porto di Dubai, la situazione dei crocieristi è arrivata a una svolta. Tra il 5 e il 7 marzo, MSC ha operato 5 voli charter dedicati, riportando in Italia i circa 1.000 passeggeri bloccati a bordo (inclusi i 563 italiani che avevano lanciato appelli nei giorni scorsi). Ieri gli ultimi gruppi sono atterrati a Fiumicino.
  • Alpitour e Gattinoni: Entrambi i gruppi mantengono protocolli di emergenza. Alpitour sta riproteggendo i passeggeri tramite i voli Neos e offrendo cambi di destinazione gratuiti per le partenze fino al 30 aprile. Gattinoni, operativo H24, ha gestito le criticità singolarmente; per chi doveva partire entro l’8 marzo sono state attivate procedure di cancellazione o cambio data, mentre ora l’attenzione si sposta sul monitoraggio delle rotte alternative che bypassano lo spazio aereo iraniano.

La mappa dei cieli: chi apre e chi resta chiuso

Al 10 marzo, la situazione dello spazio aereo è a macchia di leopardo. La ripresa è lenta, con enormi aree ancora interdette al traffico civile.

  • Parzialmente aperti: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar.
  • Ancora chiusi: Iran, Iraq, Bahrein, Kuwait e Siria.
  • Il peso della crisi: Oltre 20.000 voli cancellati in una settimana e 2,3 milioni di passeggeri a terra a livello globale.

Gli operativi delle compagnie

Le “Big Three” del Golfo stanno cercando di ripristinare la normalità, ma con ritmi differenti:

CompagniaStato OperativoDestinazioni ItalianeNote
EmiratesRipresa all’80%Milano e Roma (Sì), Bologna e Venezia (No)Prevede il 100% della capacità a breve.
EtihadOrario limitatoMilano Malpensa e RomaOperativa su rotte selezionate fino al 19 marzo.
Qatar AirwaysProgramma ridottoMilano (10-11/03), Roma (11-12/03)Offre alloggio gratuito e proroga visti a Doha.
ITA AirwaysSospensione voliDubai (fino al 10/03), Tel Aviv (fino al 22/03)Allineata alle decisioni del Gruppo Lufthansa.

Task Force Farnesina: Focus Thailandia e Maldive

La Farnesina ha attivato la Task Force Golfo e l’Unità di Crisi (+39 06 36225) è operativa H24. Per chi è ancora nell’area, la via del rientro passa spesso per la terraferma. La Farnesina ha coordinato un sistema di bus navetta che collegano Dubai e Abu Dhabi a Mascat (Oman) — da cui sono già partiti 10 voli charter con 1.330 italiani — e Doha a Riad (Arabia Saudita), un viaggio di 8 ore nel deserto per raggiungere aeroporti operativi.

Nota sui costi: A differenza delle evacuazioni militari (come quella di Kabul 2021), questi voli charter sono “facilitati” dallo Stato ma a carico dei passeggeri. Il costo medio per un rientro dall’Oman si aggira sui 600 euro, mentre per chi è rimasto bloccato in Thailandia e deve rientrare via Bangkok il prezzo dei charter può sfiorare i 1.200 euro.

Chi manca ancora all’appello?

  • Maldive e Sud-est Asiatico: Molti viaggiatori che dovevano fare scalo a Dubai o Doha sono stati riprotetti su voli via Colombo o rotte verso est. La compagnia Neos (Gruppo Alpitour) è stata protagonista di un’operazione di recupero massiccia, imbarcando non solo i propri clienti ma anche turisti rimasti “orfani” di altre compagnie.
  • Thailandia: Si segnalano ancora nuclei familiari in attesa di posto sui voli charter organizzati dall’Ambasciata di Bangkok (prossimo volo previsto per mercoledì 11 marzo).
  • Residenti e Business: Una parte di viaggiatori corporatee altri gruppi ha scelto di rimanere nell’area per motivi professionali, monitorati costantemente dalle unità di crisi.

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