L’escalation del conflitto nel Golfo sta travolgendo il mondiale di Formula 1. Mentre il Circus fa tappa in Cina, le notizie che filtrano dal paddock di Shanghai parlano chiaro: il Medio oriente resterà in silenzio ad aprile con la quasi certa cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita. La sicurezza di piloti, staff e tifosi unite alla difficoltà della logistica è più importante del business. Ecco tutto quello che devi sapere sulla rivoluzione forzata del calendario e sul pesante conto economico che la F1 si appresta a pagare.
Addio ad Aprile: le date della cancellazione
Sebbene manchi ancora il comunicato formale della FIA, i calendari digitali sincronizzati dei fan hanno già emesso la sentenza: “Called Off”. Il mese di aprile, che doveva essere il cuore della trasferta asiatica, è ora un buco nero.
- GP Bahrain (Sakhir): 10-12 Aprile — CANCELLATO. La vicinanza del circuito a una base navale USA colpita da droni ha reso il rischio inaccettabile.
- GP Arabia Saudita (Jeddah): 17-19 Aprile — CANCELLATO. Gli attacchi alle raffinerie Aramco stanno spingendo la FOM a tagliare la tappa per motivi di sicurezza nazionale.
- GP Qatar (Lusail): 26-29 Novembre — IN DUBBIO. Già rinviato ad ottobre il prologo del FIA WEC, World Endurance Championship; la F1 monitora la situazione per l’autunno, sperando nella risoluzione del conflitto.
- GP Abu Dhabi (Yas Marina): 3-6 Dicembre — CONFERMATO. L’ultimo GP dell’anno resta l’ultima speranza per avere almeno il finale di stagione nel Golfo.
Analisi Economica: un “Buco” da 120 Milioni di Euro, incluso il turismo
La cancellazione di Bahrain e Arabia Saudita non è solo un danno sportivo, ma un terremoto finanziario. Le stime iniziali parlano di una perdita secca superiore ai 100 milioni di sterline (circa 120 milioni di euro) tra hosting fees e diritti commerciali.
L’impatto sui Team
Ogni squadra riceve una fetta dei profitti della FOM. La perdita delle ricche tasse d’iscrizione pagate dai governi del Golfo (tra le più alte al mondo) si tradurrà in milioni di euro di mancati introiti per ogni scuderia.
- Costi Fissi: Anche se non si corre, i team hanno già sostenuto costi per lo sviluppo delle componenti specifiche per il deserto.
- Risparmio Marginale: Un piccolo sollievo arriverà dal risparmio su carburante, trasporti e usura dei motori (due weekend di gara in meno significano circa 600 km in meno per ogni power unit).
Il disastro del turismo
Il settore dei viaggi nel Golfo è in ginocchio. Per il weekend del Bahrain erano previsti oltre 100.000 spettatori, di cui il 40% internazionali.
- Hotels: A Manama e Jeddah, le prenotazioni di massa dei team (che occupano interi hotel per settimane) sono state cancellate, lasciando migliaia di camere vuote.
- Indotto Locale: Si stima un danno all’economia locale superiore ai 50 milioni di dollari per tappa, tra ristorazione, trasporti privati e shopping di lusso collegato all’evento.
- Aereo: La chiusura o deviazione di molti corridoi aerei sopra il Golfo ha fatto impennare i costi logistici per le tappe successive, annullando parte dei risparmi dovuti alla cancellazione.
🏎️ Cosa succede alla classifica?
Il mondiale 2026 passerà con ogni probabilità da 24 a 22 gare. Questo significa che ogni punto peserà di più e non ci sarà spazio per errori. Dopo il GP del Giappone (29 marzo), la F1 osserverà una pausa forzata di un mese, tornando in pista solo a Miami il 3 maggio.
Le scuderie stanno già valutando di utilizzare questo tempo per anticipare i pacchetti di aggiornamento previsti per l’Europa, trasformando il “mese del silenzio” in una guerra di ingegneria in fabbrica. Sebbene si parli di sostituzioni a Imola in Italia o Portimão in Portogallo, i tempi tecnici per organizzare un GP in poche settimane sono al momento proibitivi. Ora si attendo solo il comunicato ufficiale congiunto di FIA e Liberty Media entro pochi giorni.

