Viaggiare non è più solo una pausa dal lavoro, ma sempre più spesso una sua naturale estensione. È il bleisure, la combinazione tra business e leisure, lavoro e tempo libero, a raccontare meglio questo cambiamento, soprattutto tra le nuove generazioni. Un modello che consente di integrare momenti professionali e personali all’interno dello stesso viaggio e che sta ridefinendo il concetto di ufficio, ormai sempre meno legato a un luogo fisso.
Secondo i dati dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours 2025, il 79% della Gen Z e il 67% dei Millennials dichiarano di voler unire lavoro e viaggio. Le modalità più apprezzate includono formule flessibili che permettono di prolungare le trasferte, lavorare da remoto e vivere le destinazioni in modo più autentico. Non si tratta solo di ottimizzare il tempo, ma di integrare scoperta, benessere e socialità negli spostamenti professionali. Un trend che conferma come il lavoro stia diventando sempre più mobile e orientato all’esperienza.
Questo cambiamento ha aperto la strada alla figura del coordinatore di viaggio, che emerge come una nuova frontiera professionale per le nuove generazioni. Non più un semplice accompagnatore turistico, ma un giovane professionista che agisce come facilitatore di dinamiche relazionali e gestore della logistica in contesti dinamici. Realtà come Utravel, rappresentano l’esempio di come questa formula si stia consolidando, offrendo ai giovani la possibilità di vivere il viaggio non solo come svago, ma come un vero e proprio percorso di crescita e responsabilità.
“Il coordinatore è l’elemento chiave per garantire la qualità dell’esperienza e la coesione del gruppo. In linea con l’evoluzione di questo mercato, nei prossimi mesi apriremo le selezioni per nuovi giovani che desiderano intraprendere un percorso professionale che unisca viaggio e lavoro, rispondendo a una volontà di mobilità sempre più diffusa” precisa, Carlotta Gaddo Head of Product & Operations di Utravel.
Quando il lavoro coincide con il proprio stile di vita
Si stima che in Italia, tra i principali player dei viaggi di gruppo, siano oltre 3.000 i coordinatori attivi ogni anno, in gran parte appartenenti alla fascia 25–35 anni. Una generazione che non cerca solo un lavoro, ma un modo diverso di viverlo, perché fare il coordinatore di viaggio non è semplicemente un mestiere: è una scelta di stile di vita.
Chi lo ha provato in prima persona conferma che si tratta di un lavoro che si muove, che cambia continuamente scenario e che mette insieme libertà e responsabilità. Il coordinatore entra a far parte di una community di viaggiatori e ne diventa il punto di riferimento, ovvero la persona che tiene unite le dinamiche del gruppo e che trasforma ogni partenza in qualcosa che va oltre la semplice vacanza.
Per i giovani che decidono di intraprendere questa strada, il viaggio diventa così un ufficio senza pareti, dove si impara strada facendo, tra relazioni, imprevisti e giornate che non sono mai uguali. Ed è proprio qui che emerge la dimensione più forte del ruolo, quella umana, lavorando a stretto contatto con le persone, creando connessioni autentiche, dando forma a esperienze condivise che lasciano il segno.
Un modo di lavorare che parla il linguaggio della Gen Z, fatto di condivisione, collaborazione e attenzione al benessere emotivo. E anche di libertà: di tempo, di spazio, di percorso. Muoversi tra destinazioni diverse, spesso internazionali, permette di costruire una carriera meno convenzionale ma più allineata ai propri valori. Perché oggi il vero lusso è lavorare viaggiando e sentirsi esattamente dove si vuole essere.
Dalla laurea al boarding pass
Per Martina Lucato, coordinatrice Utravel a Fuerteventura, la fine dell’università è stata l’inizio di un percorso fuori dagli schemi. “Dopo la laurea sentivo il bisogno di viaggiare, ma non volevo che fosse solo una fuga”, racconta. “Cercavo qualcosa che mi permettesse di vedere il mondo, conoscere persone nuove e crescere professionalmente”.
Dalla prima esperienza a Zanzibar alla scelta di cambiare destinazione, il ruolo di coordinatrice di viaggio le ha permesso di unire passione, responsabilità e scoperta. “È un lavoro che ti mette alla prova, ma ti restituisce moltissimo, soprattutto se ami lavorare con le persone e creare esperienze che restano”.
Una storia che racconta come il mondo del travel stia intercettando nuove forme di lavoro, più flessibili e in sintonia con i valori delle generazioni più giovani.

