Fuori dalle rotte più comuni, il Nord del Marocco riserva itinerari sorprendenti per paesaggi da macchia mediterranea e ampia varietà di attività culturali, attrazioni da visitare e luoghi da instagrammare. Il nostro viaggio parte da Tangeri, città portuale e cosmopolita che mostra con orgoglio le influenze spagnole, francesi e italiane acquisite nel tempo per poi perdersi nel blu cobalto di Chefchaouen e ritornare sul mare lì dove l’Atlantico e il Mediterraneo si incontrano alla vista delle colonne d’Ercole. Un caleidoscopio di colori, ben valorizzati dalla nuova campagna marketing dell’ente del turismo, l’ONMT, che con lo slogan Kingdom of Light, diffuso in 20 paesi, punta a portare un milione di turisti italiani nel Paese entro il 2024 e tornare già dall’anno prossimo ai livelli pre-pandemici. L’Italia è già tra i primi 5 mercati per il paese nordafricano, forte della possibilità di viaggiare senza più necessità di esibire un test PCR negativo (ma serve ancora il certificato vaccinale) oltre che con una già vasta gamma di collegamenti aerei, incluse le compagnie low cost.

Tangeri, la Medina, il Piccolo Socco e il Grand Socco

La Medina di Tangeri

Tangeri, tra i primi porti del Mediterraneo per merci movimentate, si fa notare subito per l’anima internazionale, per il verde dei parchi e la pulizia della città, in un ambiente che trasmette sicurezza nel passeggiare con naturalezza dalla Medina alla Kasbah. Arrivati alla piazza del Piccolo Socco potete unirvi alla gente locale che affolla i tavolini dei bar per degustare un the alla menta. La passeggiata poi continua attraverso il quartiere italiano, così chiamato per l’architettura, fino al Grand Socco, col suo mercato, la Kasbah, dove potrete trovare di tutto, ma portatevi dei contanti.
Le temperature sono miti, da clima mediterraneo, giusto un po’ ventoso la sera. I locali sono accoglienti e consigliamo di trovarne uno nella zona del porto, dove potrete cenare e gustarvi lo skyline notturno.

Il porto di Tangeri alla sera

Chefchaouen, la città blu della dieta mediterranea

Chefchaouen

Il blu scaccia il malocchio e l’usanza ebrea di dipingere di questo colore le case si è poco alla volta diffusa in tutta la città di Chefchaouen, rendendola una delle destinazioni più instagrammabili del mondo, al pari di altre città blu come Jodphur in India, Casamassima in Puglia, Juzcar in Spagna o Santorini in Grecia. I colori sono accesi, di forte impatto e vestirsi con un forte contrasto, come con l’arancio, renderà gli scatti indimenticabili.

Ma Chefchaouen non è solo panorami da cartolina: è anche una città con una forte vocazione gastronomica. Proprio qui nel 2010 è stata firmata la candidatura della Dieta Mediterranea a patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO con proponenti Chefchaouen per il Marocco, il Cilento per l’Italia, Koron per la Grecia e Sorìa per la Spagna. Riconoscimento che è arrivato pochi anni dopo e che è stato poi esteso anche ad altri paesi Europei. E la gastronomia del luogo conferma la vicinanza di ingredienti e preparazioni con tanti luoghi del sud Italia, dove pure la tradizione mediterranea è fortissima. Lo testimonia anche la vegetazione nei dintorni che vede boschi di conifere, ulivi e grandi piante di fichi d’India: viaggiando su queste rotte si può arrivare fino alle cascate di Akchour, un’oasi di pace e tranquillità con acque balneabili.

Cap Spartel e le Grotte di Ercole

Cap Spartel con il suo faro
Lo squarcio sul mare delle grotte di Ercole

Il faro di Cap Spartel, immortalato sulle banconote marocchine, segna il confine immaginario tra il Mediterraneo e l’Atlantico, anche se i più attenti osservatori riescono a osservare le variazioni di colore all’incrocio tra i due mari, dal blu al turchese. Siamo alle colonne d’Ercole, il confine del mondo conosciuto ai tempi dell’Antica Grecia. Qui, il mito di Ercole si fonde con quello di Atlante, re della Mauretania condannato da Zeus a reggere il mondo sulle sue spalle. Atlante convinse Ercole a sostituirlo per andare a raccogliere i pomi d’oro dal giardino delle Esperidi. Quando Atlante tornò, Ercole riconsegnò il mondo, rubò i pomi e andò a riposarsi nelle grotte accanto al faro di Cap Spartel che oggi portano il suo nome. Altre leggende narrate dalle guide turistiche (non ne ascolterete due uguali), sostengono invece che fu proprio Ercole a creare la spettacolare apertura nella roccia, che sembra ricordare nella forma il continente africano, nel tentativo di scappare dalla grotta in cui era prigioniero. Con questa azione spettacolare, inoltre, Ercole separò letteralmente l’Europa dall’Africa, oltre a creare uno degli angoli del Marocco più fotografato sui social media. La storia geologica ci racconta infine di una grotta sottomarina, lentamente erosa dalle onde, che si estende per 30 km e che risale al 2500 ac, storicamente usata già dai Fenici come cava, ma che è stata riscoperta solo all’inizio del secolo scorso. Cap Spartel rappresenta anche il punto più a nord ovest dell’Africa continentale e insieme alle Grotte di Ercole è una visita imperdibile per chi è in zona, stando a soli 20 chilometri da Tangeri.

L’interno delle Grotte di Ercole
Il cartello che indica il confine tra Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico

Tetouan, la città bianca e il palazzo reale

Tetouan, il Palazzo Reale

Tetouan è dal 1997 patrimonio Unesco: la città bianca conserva intanto il fascino di un suk d’altri tempi, dove è possibile perdersi tra cibo, tessuti, botteghe artigiane e veri pezzi di antiquariato. La Medina di Tetouan è stata eletta come uno degli esempi migliori di città storiche dell’VIII secolo: la sua conformazione la vede circondata su 3 lati da mura dotate di 7 porte. Menzione d’onore per il palazzo reale, sorvegliatissima residenza estiva del re. Anche qui una visita è d’obbligo per ammirare tutti i colori del Marocco.

Per maggiori informazioni sul Marocco, l’ufficio nazionale del turismo ha una sede nel centro di Milano: è possibile contattarlo ai seguenti recapiti
ONMT – Ufficio nazionale del turismo marocchino
via Mengoni 4 c/o Regus Business Center – 20121 Milano
02-30315115

Autore

  • Domenico Palladino

    Domenico Palladino è editore, consulente marketing e formatore nei settori del travel, della ristorazione e degli eventi. Dal 2019 è direttore editoriale di qualitytravel.it, web magazine trade della travel & event industry. Gestisce inoltre i progetti editoriali di extralberghiero.it, dedicato agli operatori degli affitti brevi e cicloturismo360.it, per gli amanti del turismo su due ruote. Ha pubblicato per Hoepli il manuale "Digital Marketing Extra Alberghiero". Laureato in economia aziendale in Bocconi, indirizzo web marketing, giornalista dal 2001, ha oltre 15 anni di esperienza nel travel. Dal 2009 al 2015 è stato web project manager del magazine TTG Italia e delle fiere del gruppo. Dal 2015 al 2019 è stato direttore editoriale di webitmag.it, online magazine di Fiera Milano Media dedicato a turismo e tecnologia.

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