Dopo la profonda crisi legata alla pandemia del 2020 e 2021, il settore alberghiero sta finalmente vedendo consistenti segni di ripresa. Nonostante le continue sfide legate al caro energia, all’incertezza macro-economica e alla pressione della digitalizzazione, gli albergatori europei si dicono cautamente ottimisti.
Queste e molte altre informazioni sono il frutto dell’European Accommodation Barometer, ricerca che Booking.com ha commissionato per realizzare un’analisi di mercato sulla situazione dell’ospitalità europea nel 2022, toccando punti chiave come: situazione economica, contesto operativo, sviluppo del business, investimenti, digitalizzazione e sostenibilità. Lo studio è stato realizzato tra il 15 agosto e il 21 ottobre attraverso interviste telefoniche che hanno contattato 1.000 manager e proprietari alberghieri. Il campione comprende 80 intervistati per paese in Austria, Francia, Germania, Grecia, Italia Paesi Bassi e Scandinavi (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia), Portogallo, Spagna e Svizzera. A questi se ne aggiungono 200 nel resto d’Europa (Polonia, Romania, Belgio, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia, Irlanda e Croazia).

Gli albergatori italiani sono positivi sia sui risultati che sulle aspettative future

“Gli ottimi risultati ottenuti nelle stagioni estive degli ultimi due anni, hanno motivato risposte positive da parte degli albergatori italiani, che si dicono cauti ma ottimisti sui tempi a venire” spiega Ben Schroeter, Direttore Pubbliche Relazioni di Booking.com. Gli albergatori europei individuano la sfida più grande del momento nei costi dell’energia, (80%) seguiti dalla situazione economica attuale (48%), dai costi dello staff (42%) e dalla difficoltà nella gestione delle assunzioni (43%). Una voce, quest’ultima, che è la terza per importanza sul mercato italiano.
Gli alberghi parte dei maggiori brand perfomano meglio dei colleghi indipendenti, sia per quanto riguarda l’occupazione che rispetto al pricing delle camere. Tutti gli hotel hanno ottenuto buoni risultati negli ultimi 6 mesi, tuttavia è il 77% la percentuale degli hotel di catena che ha dichiarato risultati positivi, contro il 68% degli hotel indipendenti.
Quanto detto sul successo delle catene, si riflette anche nei risultati di hotel con 250+ letti che si dichiarano più propensi rispetto alle piccole imprese a valutare il loro sviluppo generale molto positivo (78%), la tariffa della camera adeguata (60%) e il tasso di occupazione soddisfacente (64%).

Gli investimenti di capitale stanno tornando, ma con cautela

Il tracollo del settore registrato nel 2020 ha certamente influenzato le risposte degli albergatori sui futuri investimenti. La previsione economica, su tutto il territorio europeo, è cauta con un modesto 38% degli intervistati che prevedono sviluppi positivi nei prossimi 6 mesi. Nonostante un risultato positivo dichiarato dagli albergatori italiani, questi risultano tiepidi quando si parla di investimenti a breve termine. Solo il 18% infatti si ritiene pronti ad effettuare passi di questo genere.  

Digitalizzazione: non più un ostacolo

Prepararsi alla trasformazione digitale; questo uno dei temi che pressa maggiormente gli albergatori europei. La maggioranza di essi tuttavia (59%) ha dichiarato che la loro preparazione sul tema è buona o molto buona e solo il 12% non si dichiara soddisfatto degli sforzi fatti sul tema. Anche in questo caso sono le catene rispetto agli hotel indipendente a dichiararsi più pronti alla digitalizzazione.  Il 67% degli intervistati dichiarano la loro preparazione sul tema buona o molto buona, la percentuale scende al 57% quando a rispondere sono gli albergatori indipendenti.

Sostenibilità: c’è ancora molto da fare

Quando si affronta il tema dell’ambiente e la sostenibilità, gli albergatori europei non sembrano così pronti. Solo 2 su 5 di loro si considerano preparati ad adeguarsi al tema. Il 45% degli hotel con una forza lavoro di 250 persone e più considerano la loro competenza sul tema buona o molto buona, la percentuale scende al 35% intervistando albergatori con meno di 9 dipendenti. Analizzando le risposte su base geografica, appare chiaro come gli hotel di città siano più allineati all’adeguamento rispetto a quelli localizzati in zone rurali. 

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