Una critica corale quella che si è alzata all’indirizzo del ministro Speranza e dell’ordinanza che, nel bel mezzo della settimana di Pasqua, obbligherà chi rientra dall’estero nel periodo dal 31 marzo al 6 aprile a 5 giorni di quarantena e un secondo tampone subito dopo. Una misura che per un periodo di tempo limitatissimo punisce tutti coloro che sono colpevoli di arrivare in Italia: turisti stranieri in arrivo, turisti italiani di rientro e business traveler.

Per le associazioni del Turismo Organizzato Astoi, Fiavet, Fto, Aidit e Assoviaggi “L’ordinanza adottata dal Ministro Speranza su arrivi e rientri da Paesi dell’Unione Europea è l’ennesimo sfregio inflitto al turismo organizzato. È davvero difficile capire come una quarantena di cinque giorni, ed un ulteriore tampone alla fine dei cinque giorni, possa essere una misura necessaria ed utile per persone che hanno già effettuato un tampone risultato negativo 48 ore prima del rientro nel nostro Paese. Non si può non leggere questa ordinanza come una conseguenza di tutte le sterili ed inutili polemiche degli ultimi giorni. La mobilità tra Paesi Europei, anche per motivi di turismo, è consentita dallo scorso maggio e l’Italia non ha mai adottato la quarantena in entrata, ad eccezione di alcuni casi specifici. Si tratta, quindi, di una misura punitiva per quei pochissimi italiani che, osservando tutte le prescrizioni sanitarie richieste, si recano nei pochi Paesi esteri aperti. Si evidenzia infatti che, a differenza di quanto si vuole far credere, si tratta di numeri molto contenuti. Questo cambio di fronte repentino e insensato, volto solo a rispondere “alla pancia di chi grida allo scandalo”, produrrà ulteriori danni economici per i Tour Operator e le Agenzie di Viaggio. Cambiare le regole del gioco a partita iniziata non è minimamente accettabile. Le imprese del turismo organizzato sono al collasso, non hanno nemmeno ancora ottenuto tutti i ristori stanziati lo scorso anno e queste decisioni sembrano fatte ad arte per infliggere il decisivo colpo di grazia”.

Tra gli operatori c’è chi sta giocando la carta dell’ironia, come WeRoad, tour operator focalizzato sui millennials che è partito immediatamente con una campagna social e di affissioni che recita: “Grazie Ministro Speranza, da domani tutti i viaggi WeRoad includono 5 giorni di smart working (a casa).
“Mi pare ovvio che sia una decisione presa in risposta alle polemiche montate negli ultimi giorni sulla possibilità di viaggiare all’estero. I Corridoi Turistici sono attivi da mesi e in vista della Pasqua ci stavamo preparando a una graduale ripresa. Questa ordinanza è l’ennesimo colpo basso, non è possibile cambiare le regole da un giorno all’altro. Nessuna impresa farà più investimenti in Italia e si bloccheranno i consumi, si sta creando una frattura tra Stato e Cittadini. Una catastrofe.” ha dichiarato Paolo De Nadai, co-founder di WeRoad.

Per Luca Patané di Uvet “Non serve fare la lotta tra hotel, agenzie di viaggi e tour operator. Siamo tutti nella stessa barca, che sta affondando. Siamo un unico comparto che deve urlare al governo l’emergenza pazzesca in cui ci troviamo. È passato più di un anno e passeranno ancora mesi prima che si riveda la luce. E non sono quei quattro soldi di ristori che ci possono salvare. Bisogna fare dei corridoi veri, che funzionino”

Conclude Pier Ezhaya di Alpitour “Sembra un’ordinanza ad hoc: le frontiere in Europa sono aperte, e non da sabato, ma da diversi mesi: noi abbiamo un solo volo partito nel weekend e uno che partirà il prossimo, ed è scoppiato l’incendio. Non possiamo non vederlo come un attacco personale e ci dispiace molto”.

Anche il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca ha corretto il tiro. Dopo aver dichiarato nei giorni scorsi: “Non comprendiamo come sia possibile autorizzare i viaggi oltre confine e invece impedire quelli in Italia” oggi ha precisato: “La toppa è peggio del buco. Noi non volevamo fare assolutamente la guerra agli italiani che andavano all’estero né tantomeno a tour operator e agenzie di viaggi italiani di cui abbiamo la massima considerazione. Il nostro discorso è solo questo: se il tampone vale per andare all’estero deve valere anche in Italia. Federalberghi è convenzionata con più di duemila centri diagnostici per i tamponi in hotel. Se è permesso salire su un aereo col tampone, sia permesso anche in hotel”.

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