Non mi piace il calcio, non lo seguo, però mi piacciono gli eventi e ancor più le strategie di comunicazione e i piani marketing lungimiranti. Quei piani marketing che vanno dritti all’obiettivo. Quelli davvero Smart. Quelli che non cadono in errori grossolani.

Eh sì perché non è poi così scontato, neanche per grandi aziende o brand affermati, soprattutto quando puntano a “nuovi mercati” o “nuovi target”, sono i momenti in cui inspiegabilmente, scattano errori da principianti.

storytelling

Ci siamo già detti che i video sono l’oggi, e che la voce è senza dubbio il nostro “skill tecnologico” più potente, il futuro della tecnologia è, senza dubbio, vocale. Ce l’hanno insegnato gli adolescenti che sono stati i primi utilizzatori dei messaggi vocali, ce lo ricordano Cortana quando accendiamo il pc e Siri quando tocchiamo il tasto home dell’iPhone.

Ma torniamo al calcio e alle operazioni di marketing ben fatte, sì perché il rebranding della Juventus ci offre un esempio di storytelling ben riuscito, almeno in questa prima fase di rilancio del logo.

«Juventus è calcio ma non è solo calcio, per questo credo che non si debba tifare Juventus quanto piuttosto vivere Juventus». Con queste parole si chiude l’intervista – pubblicata su Wired un paio di settimane fa – a Manfredi Ricca, Chief Strategy Officer EMEA & LatAm di Interbrand, azienda che si è occupata della realizzazione della nuova immagine di Juventus.

juventus

E ancora nella stessa intervista Silvio Vigato, Head of Brand, Licensing and Retail e Co-Chief Revenue Officer di Juventus: «Un messaggio che parla non tanto di cambiamento quanto di comprensione del mondo circostante, a cui necessariamente consegue la necessità di evolversi, di ampliare il brand in diversi mercati e in diversi Paesi».

Perché ho scelto queste due dichiarazioni? Perché credo siano un ottimo spunto di riflessione su strategie di storytelling di successo, quello fatto di contenuti, quei contenuti che possono fare la differenza.

Il primo elemento che emerge è l’ascolto del mercato. Sono gli utenti e i nostri clienti che ci chiederanno in quale direzione andare, cosa dare loro e soprattutto ci diranno con quale linguaggio dobbiamo farlo. Prima di raccontare una storia, dobbiamo ascoltare ciò che abbiamo intorno. “Banale”, si potrebbe dire, ma se lo fosse davvero non saremmo circondati di campagne promozionali fallimentari e soprattutto non passeremmo la giornata a declutterare la posta da newsletter inutili.

Secondo, usare la narrazione in ottica lungimirante, ampliare il proprio business, abbracciare nuove prospettive. Juve non è solo calcio, Juve è stile di vita, così come una location per eventi, un hotel, un quartiere fieristico non possono essere solo scatole, ma devono trovare una “storia”, un “contenuto” da veicolare o un “bisogno” da soddisfare.

Alcune realtà del turismo l’hanno fatto e anche bene, vi racconterò a breve qualche storia.

Ilenia La Leggia

 

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