Torre Sant’Andrea, crolla l’Arco degli innamorati: cancellati i faraglioni simbolo del Salento

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Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio l’Arco degli innamorati di Torre Sant’Andrea, nel territorio di Melendugno (Lecce), è crollato in mare. La formazione, parte del sistema dei faraglioni bianchi lungo la costa adriatica salentina, era uno degli scorci più fotografati della Puglia. La notizia si è diffusa all’alba, quando i primi passanti hanno notato l’assenza dell’arco e la presenza di detriti e massi frantumati nello specchio d’acqua sottostante. Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ore successive, il cedimento è arrivato dopo giorni di maltempo e mareggiate che hanno colpito il litorale. I media locali e nazionali parlano di un processo di erosione già in atto, accelerato dalle condizioni meteo, fino al collasso finale.

Dove è successo e perché quel punto è fragile

Torre Sant’Andrea è una delle marine di Melendugno. Il tratto è noto per falesie e faraglioni di roccia calcarea chiara, scolpiti da vento e moto ondoso. In queste morfologie costiere l’equilibrio è, per definizione, instabile. Il mare scava alla base, le piogge favoriscono infiltrazioni e microfratture, il vento e gli spruzzi salmastri amplificano l’azione di disgregazione. In presenza di mareggiate ripetute, piccoli distacchi possono trasformarsi in un cedimento improvviso.

Il tema non riguarda solo l’arco appena crollato. Negli ultimi mesi, lungo le marine di Melendugno e verso Otranto, sono stati segnalati altri episodi di distacco di falesia, con conseguenti misure di messa in sicurezza. A dicembre 2025, per esempio, è stato raccontato un ulteriore crollo di falesia sempre a Torre Sant’Andrea, con il Comune che ha evidenziato la difficoltà di intervenire senza un piano e risorse coordinate a livello regionale.

Le reazioni: “perso un pezzo di identità”

Il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, ha parlato pubblicamente di un colpo durissimo per la comunità e per l’immagine turistica del territorio, sottolineando il valore simbolico del luogo e la necessità di interventi organici contro l’erosione costiera.

Sul fronte istituzionale, la Regione Puglia ha comunicato di essere in contatto con l’amministrazione comunale. L’assessore regionale Raffaele Piemontese (Infrastrutture e Mobilità, delega al Demanio) ha riferito di aver sentito il sindaco per esprimere vicinanza e verificare eventuali criticità sul piano della sicurezza. Nel comunicato regionale si collega l’episodio al quadro più ampio dei cambiamenti climatici e dell’intensificarsi degli eventi meteo, e si indica la linea di lavoro: monitoraggio, prevenzione, programmazione di interventi sostenibili, con l’obiettivo di tenere insieme tutela del paesaggio, sicurezza e valorizzazione turistica.

La Regione aggiunge un elemento operativo: nel territorio di Melendugno risultano “previsti e finanziati” interventi di mitigazione dell’erosione costiera, con due interventi in fase di completamento e uno specifico finanziamento disposto nel 2025 proprio per la zona di Torre Sant’Andrea, sul lato terra prospiciente i faraglioni.

Geologi: non solo clima, servono monitoraggi e studi di stabilità

Nelle ore successive al crollo è intervenuto anche l’Ordine dei Geologi della Puglia. Il presidente Giovanni Caputo ha richiamato l’attenzione su un quadro regionale più ampio: secondo quanto riportato, in Puglia il 53% delle coste è a rischio erosione e sul territorio sono censite 839 frane. La richiesta è di affrontare il fenomeno con strumenti strutturali: monitoraggi costanti, analisi geologiche, studi di stabilità, interventi di ingegneria naturalistica e opere di mitigazione dove necessario, con un approccio multidisciplinare.

Sono indicazioni rilevanti anche per un motivo pratico: quando cede un elemento iconico, aumenta l’attenzione su ciò che resta intorno. In contesti di falesia attiva, la priorità diventa ridurre l’esposizione al rischio, soprattutto nei punti più frequentati, e aggiornare rapidamente segnaletica, interdizioni e controlli.

Impatto sul turismo: immagine, sicurezza e gestione della fruizione

La perdita dell’arco non è solo paesaggistica. È anche un tema di posizionamento turistico. Torre Sant’Andrea è un luogo “cartolina”. Ha un peso nella narrazione social e nella promozione informale fatta da visitatori e operatori. Il crollo cambia lo scenario e, nel breve, può generare due effetti opposti: da un lato un calo di attrattività per chi cercava proprio quell’icona, dall’altro una curiosità immediata che porta persone sul posto, con il rischio di assembramenti nelle aree più esposte.

Qui entra in gioco la gestione. La costa salentina, soprattutto nelle zone più fragili, vive da anni una tensione tra accessibilità e tutela. L’episodio riporta la discussione su tre leve concrete: regole di fruizione (dove ci si può avvicinare e quando), investimenti di mitigazione (che richiedono tempi e valutazioni ambientali), e comunicazione al pubblico, che deve essere chiara e non “turistica” nel senso promozionale del termine, ma orientata alla sicurezza.

Cosa succede adesso: verifiche, interdizioni e interventi possibili

Le prossime mosse, in casi simili, seguono quasi sempre una sequenza tecnica e amministrativa:
Sopralluoghi e rilievi per verificare l’estensione del distacco e la stabilità delle porzioni adiacenti
Eventuali ordinanze o rafforzamento di divieti nelle aree esposte, soprattutto se l’area è già sottoposta a limitazioni
Piano di monitoraggio, con controlli periodici e strumenti di osservazione (fotogrammetria, droni, confronti temporali)
Valutazione di interventi di mitigazione, che possono andare da soluzioni “morbide” (gestione dell’accesso, ripristini vegetazionali, drenaggi) a opere più invasive, quando compatibili e giustificate

Nel caso di Melendugno, la Regione sostiene che interventi di mitigazione dell’erosione siano già finanziati e in corso, e dichiara disponibilità a ulteriore sostegno per l’area prospiciente i faraglioni.

Un segnale che va oltre l’arco crollato

L’Arco degli innamorati era un simbolo facile da riconoscere e da raccontare. Per questo il suo crollo ha un’eco nazionale, amplificato dalla ricorrenza di San Valentino, festa degli innamorati. Il punto centrale, però, è il contesto: una costa che si rimodella più velocemente e che, in vari tratti, è già oggetto di segnalazioni e richieste di intervento. Le istituzioni regionali legano l’episodio ai cambiamenti climatici e all’intensificazione degli eventi meteo. I geologi chiedono di non ridurre tutto a una sola causa e di alzare il livello di pianificazione e monitoraggio. La politica locale insiste sulla necessità di risorse e coordinamento, perché i Comuni, da soli, non reggono opere complesse.

Per il Salento, la fotografia è questa: un’icona in meno, un problema in più che torna a essere visibile. E una domanda che resta sul tavolo, più concreta di qualsiasi nostalgia: quanto rapidamente si riesce a mettere in sicurezza e governare la fruizione di una costa che, per natura, continua a muoversi.

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  • giorgia piras tonelli

    Giornalista e autrice freelance, Giorgia Piras Tonelli è nata a Nuoro nel 1994. Cresciuta tra le colline dell’entroterra sardo e il mare di Tortolì, ha sviluppato fin da giovane una passione per il racconto dei territori, delle persone e delle culture locali. Sensibile ai temi dell’inclusione, dell’ambiente e della rigenerazione urbana, è spesso coinvolta in iniziative che promuovono una narrazione più etica e partecipata del viaggio. Ama scrivere all’alba, leggere saggi e graphic novel, e alterna con naturalezza la vivacità milanese alle pause silenziose delle campagne sarde dove torna appena può.

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